L’Archivio di Stato di Firenze, Fondato il 20 febbraio 1852 con un decreto del granduca Leopoldo II di Toscana col nome di Direzione centrale degli archivi di Stato raccolse inizialmente solo alcuni grandi archivi, fra cui l’archivio diplomatico cittadino, l’archivio delle Riformagioni, quello Mediceo, delle Regie Rendite, del Regio Diritto, delle Decime granducali, del Monte Comune, Demanio, Corporazioni religiose soppresse.

Con l’Unità d’Italia si stabilì che nell’archivio di Stato confluissero tutti i documenti che non fossero più di uso corrente, il che causò un vero e proprio sversamento di raccolte d’archivio dagli uffici amministrativi all’Archivio. Al problema del volume delle raccolte, conservate nel piano terra degli Uffizi, si aggiunsero i danni ingentissimi causati dall’Alluvione di Firenze. La necessità di provvedere una sede razionale e decorosa per un archivio oggetto delle attenzioni dei maggiori studiosi della comunità internazionale fece sì che alla fine degli anni ottanta venisse realizzata una nuova sede posta sui viali su piazza Beccaria.

L’area della sede attuale, fortemente segnata dal progetto di Giuseppe Poggi legato all’espansione della città negli anni di Firenze Capitale (1865-1871) e alla conseguente creazione dei viali, era stata lasciata vuota per aprire la visuale da piazza Beccaria e dal viale Gramsci verso la collina di San Miniato al Monte.

Questa area fu però occupata in epoca fascista per la costruzione della Casa della Gioventù Italiana del Littorio, su progetto dell’architetto Aurelio Cetica nel 1938, e adibita dopo la guerra a vari usi, tra i quali quelli di palestra, piscina e cinema (cinema Cristallo).

La necessità di provvedere a una nuova sede per l’Archivio di Stato (e la parallela necessità di acquisire nuovi spazi alla Galleria degli Uffizi per una più razionale esposizione delle opere d’arte) portò alla definizione di un progetto che prevedeva la demolizione del precedente edificio (decisione oggi oltremodo criticata per la qualità architettonica della preesistenza, da considerare tra gli episodi più significativi del razionalismo in ambito cittadino) e la realizzazione du un nuovo edificio.

Il progetto fu affidato a Italo Gamberini e ad un gruppo di architetti da lui diretto (Loris Macci, Rino Vernuccio e Franco Bonaiuti), con la collaborazione degli ingegneri Salvatore Di Pasquale, Francesco Lardani, Claudio Messina, Leonardo Paolini, Vittorio Varrocchi e dell’architetto Pier Francesco Tramonti. Demolito il precedente edificio tra il 1975 e il 1976 (con una sospensione per la rimozione di un ciclo di pitture murali voluta dalla Soprintendenza), iniziate le opere di costruzione l’anno seguente, il complesso fu inaugurato ufficialmente il 4 febbraio 1989.

Il progetto del nuovo Archivio di Stato, esito di un concorso bandito nel 1971, affronta un tema dalla nodale localizzazione, che rimette in discussione il rapporto tra centro storico e fascia ottocentesca investendo il problema della ridefinizione delle parti consolidate della città.

CURIOSITA’:

Presso l’Archivio di Stato di Firenze è attiva la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

L’archivio è una miniera inesauribile (e in parte ancora inesplorata) di documenti di ogni epoca, a partire dalle carte dell’abbazia di Passignano (risalenti all’VIII secolo), di importanza fondamentale per gli studi storici, storico-artistici, linguistici, paleografici e diplomatici.

Il patrimonio conservato dall’Archivio, che dispone anche di un deposito sussidiario a Sesto Fiorentino, è ricco “di 600 fondi, per un totale di oltre 75 km di documenti, dall’VIII secolo ai nostri giorni, delle più diverse tipologie: carteggi, diplomi, codici miniati, statuti, disegni, carte nautiche e geografiche che recano iscritta la memoria storia delle vicende politiche, sociali, culturali e artistiche di Firenze e della Toscana e che fanno dell’Archivio di Stato di Firenze un punto di riferimento per ricercatori di tutto il mondo” (dal sito internet ufficiale dell’Archivio di Stato).

Custodisce anche gli archivi delle diverse realtà industriali che si sono succedute nell’area fiorentina, alcune delle quali ancora esistenti: fra le prime la Fonderia delle Cure, la Superpila; fra le ultime, le Officine Galileo.

Sono inoltre da segnalare i cospicui fondi relativi all’architettura del Novecento in Toscana, frutto di lasciti dei principali architetti e ingegneri locali, tra i quali quello legato dalla famiglia dello stesso Italo Gamberini.

Fonte

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