Badia a Coltibuono: provenienza storica dello stemma

Alcuni mesi fa un collega giornalista ha inviato alla nostra redazione alcuni appunti curiosi, dal quale abbiamo iniziato una nostra indagine storica sullo stemma di Badia a Coltibuono[1], il quale è simile a quello dei Monaci dell’abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano. Dunque la Congregatio Vallis Umbrosae Ordinis S.Benedicti (1039) ha uno stemma così composto, sfondo azzurro ed un bastone o gruccia a forma di Tau posto in palo cimato da due teste di leone d’oro, sostenuto da un braccio al naturale rivestito da una cocolla nera (anticamente tanè), lo scudo timbrato da una mitra e sormontato da un cappello nero a 12 fiocchi. Al di sotto cartiglio con il motto: DISCIPLINA PACIS. Tale motto comincia ad essere usato saltuariamente ai primi del secolo scorso. Il colore della manica è variato con il variare del colore dell’abito nei secoli: da tanè, simile al marrone bruciato, al grigio scuro e poi al nero. Il braccio che stringe la gruccia a forma di Tau è probabilmente quella di S. Giovanni Gualberto, fondatore dell’Ordine Vallombrosano. Il bastone era senz’altro l’attributo degli eremiti (i primi monaci della congregazione erano eremiti), ma non si conosceva inizialmente il significato delle due teste di leone[A)] Non si sa se l’impugnatura a forma di Tau[B] sia da porsi in riferimento ai complessi significati che aveva anticamente questo simbolo.[2] Le principali abbazie espongono generalmente stemmi propri, a volte bipartiti con quello della Congregazione (in pratica quello dell’Abbazia-madre di Vallombrosa.

L’abbazia “Cultus Boni” fu fondata nell’ XI secolo da monaci benedettini di Vallombrosa quale luogo di “culto”, di “cultura” ma anche di “coltura” delle prime vigne dell’alto Chianti. Lo stemma ha una mano che sorregge la gruccia con duplice funzione: “seminare” la fede e piantare le viti.

In Wikipedia[3] c’è uno stemma con la mano, mentre nel sito web Culturaitalia[2] lo stemma cambia con un bastone pastorale.

Cerchiamo, per quanto possibile, nel interpretare il significato del bastone; dunque viene definito in “gruccia” ed è a forma di T (TAU) con due leoni ai lati opposti.

L’oggetto lo troviamo sempre nelle mani di S. Giovanni Gualberto[C], almeno quando viene ritratto in qualche quadro o affresco. Il bastone dalla forma a T, nelle mani del Santo, rappresenta la sua autorità sugli altri monaci, infatti divenne il simbolo dell’Abate di Vallombrosa e poi dell’Abate Generale dell’Ordine, il capo di tutti i monaci vallombrosani.

Molti stemmi in pietra con questa immagine vennero applicati anche sulle facciate di decine di case e mulini che l’abbazia di Vallombrosa[D] possedeva nei dintorni.

 

L’articolo è work in progress. 

Photo courtesy by author

NOTE

[1] Storia breve nel magazine TuscanYou-Emmegipress

[2] Stemma con mano e bastone ,

[3] Stemmi Badia a Passignano: versione 1 e versione 2 ,

[4] Ordini Monastici

[A] Secondo lo storico vallombrosano De Franchila, è stato l’abate generale Don Bernardo Gianfigliazzi (morto nel 1422) ad aggiungere le due teste di leone alle due estremità della gruccia per la memoria dei nobilissimi Visdomini, che diedero i natali al patriarca.

[B] Croce di Sant’Antonio con la forma di una T maiuscola e, per questo, è detta anche Tau.

[C] San Giovanni Gualberto Visdomini (Tavarnelle Val di Pesa, 995 – Abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano, 12 luglio 1073) fu un monaco italiano. Celestino III lo canonizzò 120 anni più tardi. Nel 1951 Pio XII ha proclamato San Giovanni Gualberto patrono dei Forestali per il lavoro di cura dei boschi fatto dai monaci di Vallombrosa.

[D] L’ Abbazia di Vallombrosa si trova nell’omonima località nel comune di Reggello, in provincia di Firenze, diocesi di Fiesole.

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