[Guelfi e Ghibellini] Battaglia di Campaldino 11 Giugno 1289

[Guelfi e Ghibellini] Battaglia di Campaldino 11 Giugno 1289

La battaglia di Campaldino si è trasformata presto da fatto storico a luogo letterario. Chi stendeva le cronache nell’epoca contemporanea e subito successiva alla battaglia ne parlò diffusamente. La tradizione popolare avvolse questi eventi di un alone romantico e leggendario. Dante Alighieri, che partecipò alla battaglia fra i Feditori di Vieri dei Cerchi, dette il suo contributo riportando parte della sua esperienza nella Divina Commedia. Da queste fonti “letterarie” i fatti ci giungono spesso distorti, come accade nelle novelle di Emma Perodi, ambientate in un Casentino mitico e goticheggiante dove Aimeric di Narbonne muore in battaglia e il suo fantasma si aggira ancora, inquieto.

Il luogo della battaglia è oggi ricordato da un monumento, detto “Colonna di Dante”. La battaglia di Campaldino si combatté l’11 giugno 1289 fra i Guelfi, prevalentemente fiorentini, e Ghibellini, prevalentemente aretini, alla quale parteciparono, tra gli altri, Dante Alighieri e Cecco Angiolieri. La vittoria dei guelfi, dovuta soprattutto al ruolo di Corso Donati, comportò la progressiva egemonia di Firenze sulla Toscana.

Il luogo individuato fu la Piana di Campaldino, fra Poppi e Pratovecchio nelle vicinanze di una chiesetta chiamata Certomondo, sul lato sinistro dell’Arno.

I capitani scelsero le strategie e le tattiche. I Guelfi, che giunti sul posto prima degli aretini avevano scelto la posizione che permetteva di attaccare in discesa, pianificarono una tattica inizialmente difensiva, ponendo i carri con le masserizie come estrema linea di difesa. Vieri dei Cerchi aveva il compito di individuare coloro che dovevano sostenere il primo e più violento assalto. Giovanni Villani racconta che questi, vedendo poco entusiasmo, si offrì personalmente pur essendo anziano e menomato ad una gamba.

I Ghibellini scelsero di attaccare al centro lo schieramento nemico e prepararono dodici “paladini” per trascinare i Feditori, cioè i cavalieri della prima linea. Guido Novello comandava la cavalleria di riserva Ghibellina. Corso Donati quella Guelfa. La mattina di sabato 11 giugno, San Barnaba, cominciò la battaglia.

I Ghibellini scatenarono una prima ondata di trecento Feditori al galoppo comandata da Bonconte da Montefeltro, seguiti da trecentocinquanta cavalieri al trotto. La fanteria seguiva di corsa […]. La cavalleria ghibellina era accerchiata e i fanti, tagliati fuori, erano disorientati. Guglielmino degli Ubertini affrontò i nemici con i suoi fanti e fu abbattuto dopo un aspro combattimento. Alla fine della battaglia, da parte ghibellina si contarono circa 1700 morti; da parte guelfa se ne contarono circa 300. Vennero sepolti in grandi fosse comuni in prossimità del Convento di Certomondo. All’interno della stessa chiesa si è sempre ritenuto fosse stato sepolto il vescovo Guglielmo Ubertini.

(Wikipedia)

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