[Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze] Tolomei Cosmographia, la Geografia rinascimentale

Un caso singolare e sintomatico di quanto un trattato scientifico del mondo antico e le sue illustrazioni abbiano influenzato la cultura moderna, è quello della Geografia di Claudio Tolemeo, intorno alla metà del II secolo d.C., certamente prima del più famoso Almagesto, nel quale egli fa menzione dell’opera geografica. La rivoluzione che la scoperta di questo testo portò nelle discipline geografiche e in quelle della rappresentazione dello spazio è legata alla presenza di diagrammi, all’interno del testo, e di un gran numero di mappe di accompagnamento. Quando il primo grande codice della Geographia di Tolemeo, giunse a Firenze sul finire del Trecento portato da Manuele Crisolora, nessuno pose la questione sull’autenticità o sull’antichità delle ventisette tavole geografiche allegate: queste si combinavano talmente bene col testo, del quale sono una sorta di traduzione grafica, da rendere ovvia sia la loro autenticità sia la loro antichità.

Ancora oggi si dibatte sulla presenza o meno di carte nell’originaria opera geografica di Tolemeo, e sul ruolo dei copisti più o meno antichi, ma sebbene la questione sia importante dal punto di vista filologico Tolemeo si insinua nella cultura occidentale, lentamente  a partire dal 1409, quando compare la prima traduzione latina curata da Jacopo d’Angelo da Scarperia (Jacopo Angeli), con dedica al papa Alessandro V, e col titolo mutato da Geographia in Cosmographia.

Si tratta di novità sconvolgenti per il mondo della cartografia medievale: disegnare una griglia geometrica complessa entro la quale posizionare gli elementi geografici umani e naturali (città, fiumi, popolazioni, regioni, monti).

Inoltre, queste regole di disegno si fondano sull’uso intensivo di un sistema di coordinate geografiche. Ogni punto della superficie terrestre non è definito in relazione ad un altro in base alla descrizione fornita dalle fonti letterarie o dagli itinerari, ma sulla base di un sistema di coordinate di riferimento che ricopre l’intera superficie della sfera terrestre come avveniva, già dal tempo di Ipparco, e forse prima, per il posizionamento delle stelle e dei corpi celesti nelle mappe stellari. Naturalmente, tutto ciò implica la misurabilità del mondo riferita non alle approssimative misure delle distanze percorse a piedi o in nave ma alla posizione degli astri, delle stelle e del sole.

Tolemeo, in sostanza descrive come apparirebbe la parte abitata della Terra (l’Ecumene) qualora un osservatore guardasse un globo inserito in una sfera armillare, con l’occhio posto all’altezza di Siene (tropico del Cancro) e in posizione centrale rispetto all’estensione in longitudine dell’Ecumene.

Fonti varie

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