Cosimo di Giovanni de’ Medici, Il Banco

Sotto la sua direzione il Banco Medici, che gestì da 1420 al 1464, divenne uno dei pilastri della finanza italiana ed europea, tanto che Cosimo riuscì a raddoppiare, al momento della sua morte, il patrimonio paterno. Fondato nel 1397 dal padre Giovanni, questi lasciò la sua gestione ai figli Cosimo e Lorenzo a partire dal 1420, quando il Banco era diventato il principale finanziatore del papato con filiali a Roma, a Firenze e a Venezia.
Il Banco dei Medici (1397-1494) fu la più grande e famosa banca d’Europa nel corso del XV secolo.

Secondo molti studiosi i Medici sono stati per un certo periodo la famiglia più ricca d’Europa. Con questa ricchezza, acquisì potere politico prima a Firenze e successivamente in Italia e in Europa.

I Medici diedero un contributo notevole allo sviluppo della contabilità con il miglioramento del libro mastro attraverso l’inserimento del sistema della partita doppia che rendeva più evidenti crediti e debiti.

Giovanni di Bicci de’ Medici fu il primo Medici a costituire una sua banca, e mentre divenne influente nel governo fiorentino, soltanto suo figlio Cosimo de’ Medici, che divenne gran maestro nel 1434, fu capo non ufficiale della repubblica fiorentina.Nel corso dei decenni successivi Cosimo, che era il più dotato dei due fratelli nella gestione degli affari, estese l’influenza anche nel resto d’Europa: nel 1439 aprì una filiale nella città fiamminga di Bruges, centro importantissimo per il commercio internazionale; nel 1446, invece, Cosimo estese la sua rete anche a Londra.

La fondazione del Banco dei Medici, è normalmente fatta risalire al 1397, in quanto è in quell’anno che Giovanni di Bicci de’ Medici separò la sua banca da quella del nipote Averardo (che era stata il ramo romano della banca), spostando la sua piccola banca da Roma a Firenze. La filiale di Roma venne gestita da Benedetto, e Giovanni prese Baldassare Buoni (1371-1427) come socio. Essi versarono un capitale di 10.000 fiorini d’oro e iniziarono l’attività, anche se Gentile lasciò presto l’azienda.

Il cambio di città portò un vantaggio alla banca, in quanto molte delle grandi banche predominanti a Firenze nel XIV secolo (Bardi, Acciaioli, Peruzzi) erano andate incontro a problemi, vedendosi usurpate, nella loro città, dagli Alberti, che erano divenuti abbastanza importanti da catturare gli affari della Chiesa cattolica. Ma gli Alberti incapparono in una serie di liti familiari, e la famiglia venne bandita da Firenze nel 1382 (sebbene nel 1434 fu loro consentito di tornare), creando così un vuoto.

La scelta di Giovanni si rivelò molto azzeccata, specialmente finché Firenze non ebbe a disposizione un buon porto sul Mediterraneo, che ottenne poi nel 1406 con la conquista di Pisa e del suo Porto Pisano. Un altro vantaggio fu che era molto più facile investire i capitali a Firenze piuttosto che a Roma, poiché grazie ai depositi della Santa Sede, ottenuti da Giovanni a seguito della lunga collaborazione precedente, la banca disponeva di grandi somme da poter erogare in prestito.

Dopo la morte del fratello Lorenzo nel 1440, Cosimo viene affiancato nella gestione del patrimonio finanziario mediceo da Giovanni Benci, insieme con il quale estende ulteriormente l’influenza del banco mediceo: nel catasto del 1457, si sono aggiunte le filiali di Milano (aperta nel 1452 e retta da Pigello Portinari, divenuto l’uomo di fiducia dell’amico e alleato di Cosimo, il duca Francesco Sforza), Ginevra e Avignone, oltre al banco minore di Ancona aperto già nel 1441.

Grazie a questi dati, si può comprendere il successo di Cosimo in politica estera, il favore dei sovrani nei suoi confronti al momento del primo esilio e la grande reputazione di cui lui godeva. Inoltre, grazie alla sua immensa fortuna, Cosimo influì nella politica interna anche di Paesi stranieri e molto più potenti militarmente, quali il Regno d’Inghilterra: Edoardo IV, esponente della Casa di York in lotta con quella dei Lancaster nella Guerra delle due rose (1455-1485), riuscì a mantenere l’esercito grazie ai numerosi sussidi finanziari che Cosimo gli passava.

Nel patrimonio personale del Medici figuravano inoltre numerose botteghe artigiane in città, ereditate dal padre o da lui comprate. Nel catasto del 1427, per esempio, Cosimo possedeva due lanifici (cui nel 1433 si aggiunse un setificio) che, benché non rendessero quanto i suoi cambi, davano comunque lavoro a parecchi operai e stimolavano il commercio cittadino, oltre a consolidare la posizione medicea presso gli strati popolari.

Un primo segnale del declino fu il quasi fallimento della filiale di Lione a causa della venalità del suo direttore, salvato solamente dagli sforzi eroici di Francesco Sassetti; le difficoltà erano affiorate dopo quelle registrate nella filiale di Londra, che avevano messo in difficoltà, per gli stessi motivi, la filiale di Bruges, che aveva prestato delle grosse somme di denaro a re Edoardo IV l’usurpatore del Casato di York; sebbene in un certo senso la filiale non avesse alcuna alternativa in quanto doveva affrontare l’opposizione dei commercianti e fabbricanti di stoffe interessati ai commerci con Londra e i loro rappresentanti in Parlamento, che garantivano le necessarie licenze di esportazione subordinandole alla concessione dei prestiti.

Essa era stata sciolta come società nel 1465, ed era stata reincorporata come accomandita. Nel 1467, Angelo Tani fu inviato per rivedere i libri. Tani tentò di iniziare il recupero dei crediti: il re doveva restituire 10.500 sterline; la nobiltà 1.000; altre 7.000 erano costituite da merci fornite e non più recuperabili. I fondi operativi (come avvenuto negli altri casi di fallimento precedenti) vennero presi in prestito dai Medici a elevati tassi di interesse. Edoardo IV ammortizzò una parte del suo debito, ma i versamenti vennero presto ridotti (ma non negati) da nuovi prestiti e vendite di seta. Nella primavera del 1469, Tani terminò il salvataggio con sua grande soddisfazione, e ritornò in Italia.

Il suo lavoro fu reso vano dal mancato sostegno dei direttori delle filiali interessate e in particolar modo di quello londinese Canigiani; l’evento fatale fu la guerra delle due rose che rese Edoardo IV incapace di rimborsare i prestiti (il meglio che poté fare, per rimborsare i prestiti che aveva ottenuto, fu di aumentare i dazi sulla esportazione delle lane inglesi fino alla completa estinzione del debito), e i ribelli Lancaster che non rimborsarono mai i loro prestiti dopo le loro morti e sconfitte. La filiale terminò la sua liquidazione nel 1478, con una perdita totale di 51.533 fiorini d’oro.

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