Dante Alighieri, Io fui nato e cresciuto sopra il gran fiume d’Arno alla gran villa

Questo è tutto ciò che dice Dante della sua infanzia e della sua adolescenza. Ma questa “granvilla”, in che consisteva? Vicino ad un borgo etrusco, identificato in un piccolo quadrato fra PiazzaS. Firenze, Borgo de Greci, via dell’Anguilla e Piazza S.Croce, nel I secolo a.C. i romani edificarono le mura della prima cerchia, un quadrilatero di circa 1800 metri, circa 20 ettari, bastante per ospitare 2000/2500 abitanti. La “cerchia antica” in cui viveva Caccia guida, l’avolo di Dante, risale al 1078, Fu edificata da Matilde di Canossa, per la continua minaccia dei cavalieri tedeschi, al tempo per la lotta delle investiture, tra Enrico IV ed il Gregorio Papa VII.

La cerchia matildina poteva ospitare circa 20/25.000 abitanti. Dante abitò nel periodo della costruzione della seconda cerchia comunale, resasi necessaria per conglobare i vari borghi che erano nati all’esterno della prima cerchia comunale, all’inizio del XIV secolo i vari focolari comportarono 85.000 abitanti. Per i parametri dell’epoca Firenze era effettivamente una gran città, considerando che Parigi, nello stesso periodo, non superava i centomila.

La città era caratterizzata, come tutte le città medioevali, da alte torri eda vicoli strettissimi, con una grave carenza di piazze in cui la popolazione poteva radunarsi.La piazza della Signoria, la cui costruzione fu il compimento delle lunghe e gravi lotte fra il
Comune e le famiglie feudali, fu edificata solo dopo che l’antica famiglia degli Uberti, che aveva case e torri in quel luogo, poté essere distrutta.

Ai piedi delle torri, (alte al massimo 50 braccia fiorentine – 29metri – ) e delle case di pietra fortificate delle famiglie magnatizie vi erano catapecchie di legno o di materiale di recupero, di una sola stanza, con un focolare, che ospitavano la parte più povera della popolazione. Il pavimento era di terra battuta, ricoperto di fieno o anche di stoppie, anche per le case borghesi o magnatizie.

Il piccolo negoziante, l’artefice di concetto aveva a volte due stanze, una per la cucina ed una per il letto. Ma anche le grandi dimore non avevano molti agi. La poca luce passava attraverso le inpannate, specie di imposte di tela grezza a copertura di finestrine minuscole.

I cessi erano spesso fatti di tavole di legno fra una torre e l’altra, e scaricavano nel“chiassetto” di sotto, quando non si gettava tranquillamente il vaso ed il suo contenuto direttamente nella strada, come ben ricorda il Boccaccio.Le cucine e le lavanderie erano o fuori della torre, o all’ultimo piano per i rischi d’incendio.

Fonte: testo tratto dal libro di Vanni – La Pratomassoneria Fiorentina

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