[Firenze] 6 luglio 1439, Il vescovo Eugenio apriva prima sessione Concilio

“Eugenio vescovo, servo dei servi di Dio, a perpetua memoria. Col consenso per quanto segue del nostro carissimo figlio Giovanni Paleologo, nobile imperatore dei Romani, dei rappresentanti deivenerabili fratelli nostri patriarchi, e degli altri che rappresentano la chiesa orientale. Si rallegrinoi cieli ed esulti la terra: è stato abbattuto il muro che divideva la chiesa occidentale e quellaorientale ed è tornata la pace e la concordia, poiché quella pietra angolare, Cristo, che ha fattodelle due cose una sola, vincolo fortissimo di carità e di pace, ha congiunto le due pareti e le haunite e le tiene strette col vincolo della perfetta unità.

E dopo la lunga nebbia della tristezza e la scura e spiacevole caligine della lunga separazione, è apparso a tutti il raggio sereno delladesiderata unione. Gioisca anche la madre chiesa, che ormai vede i suoi figli, fino a questomomento separati, tornare all’unità e alla pace; essa, che prima piangeva amaramente per la loro separazione, ringrazi l’onnipotente Dio con ineffabile gaudio per la loro meravigliosa concordia dioggi. Esultino tutti i fedeli in ogni parte del mondo, e i cristiani si rallegrino con la loro madre, lachiesa cattolica. Ecco, infatti: i padri occidentali ed orientali, dopo un lunghissimo periodo didissenso e di discordia, esponendosi ai pericoli del mare e della terra, superate fatiche di ogni genere, sono venuti, lieti e gioiosi, a questo sacro concilio ecumenico col desiderio di rinnovare la sacratissima unione e l’antica carità. E la loro attesa non è stata vana.”

Il 6 luglio 1439 così il vescovo Eugenio apriva la prima sessione del Concilio tenuta a Firenze.Cosimo il Vecchio con la sua abilità diplomatica, riuscì a portare a Firenze i padri occidentali edorientali, aprendo così a Firenze non solo la cultura e la teologia di Bisanzio, che fino ad allora era stata tenuta separata dalle nazioni europee occidentali, ma le porte economiche dell’Oriente.

Le conseguenze del Concilio di Firenze furono incalcolabili nel percorso di civiltà
dell’Occidente, rendendo innanzitutto inevitabile la Riforma. La riaffermazione della supremazia del Papato produsse la rivolta contro Roma e la sua corruzione.

Le cause della separazione tra Oriente ed Occidente, dallo scisma di Fozio (IX sec.) al al1204 (saccheggio di Costantinopoli da parte dei crociati) erano in gran parte da imputarsi alla prevaricazione della Chiesa di Roma. Nel 1215 (Concilio Laterano IV°) si proibì la compresenza in una diocesi di un vescovo latino e un greco.

I Vescovi latini strapparono ai greci, con la violenza, le cattedrali a Costantinopoli, in tutta la Grecia e nei territori della repubblica veneziana. Ma Costantinopoli costituiva una barriera commerciale ai traffici con le ricchezze orientali ed era sempre più necessaria all’espansione europea. Il Concilio cercò quindi di risolvere i punti di disaccordo nelle questioni teologiche in disaccordo, in quanto senza la loro risoluzione le rispettiveChiese non avrebbero mai potuto tollerare un accordo politico.

Il contendere verteva sulla legittimità dell’aggiunta del Filioque (processione dello Spirito Santo dal Figlio oltre che dal Padre) operata dai latini nel Credo, l’esercizio del primato papale, l’uso del pane azzimo nell’eucaristia, l’epiclesi (invocazione dello Spirito Santo) nella preghiera eucaristica, l’esistenza del Purgatorio.

I resoconti dei dibattiti, che ci sono pervenuti, non hanno la freddezza dello scontro teologico, ma sono pieni di vivace apertura sulla vita di quel mondo ormai lontano, ed affrontano temi politici, civili e sociali. I Greci richiesero aiuto economico e militare ai latini per la guerra contro i turchi, che costituiva il maggior interesse politico dell’Impero romano d’Oriente al raggiungimento dell’unione, ma anche l’accordo sul mantenimento economica dei padri greci, che sarebbe stato assunto dal papa durante il concilio.

L’accordo sui punti principali fu raggiunto e ratificata l’unione con i greci nel luglio 1439. In seguito vi furono le bolle di unione con i copti e gli armeni. Dopo quattro secoli sembrava che l’unione fra le due Chiese separate avesse termine, ma al ritorno in patria dei padri le contraddizioni interne esplosero. A Costantinopoli gli anti-unionisti prevalsero, per la debolezza locale della Chiesa latina e per l’ambiguità dall’atteggiamento dell’imperatore.

Il Sinodo riunito a Costantinopoli nel 1484, dopo aver stabilito la formula per i latini che si convertivano, la chiesa greca ripudiò ufficialmente il concilio di Firenze. Il risultato teologico fu dunque nullo, ma nello scontro la Chiesa in Occidente fortificò il primato papale e credette, se non altro, di poter ottenere un controllo assoluto sulla
società dell’epoca. Ma la “prisca philosophia” dei testi ermetici era ormai passata, sgusciando fra le tonache dei venerabili patriarchi, e produsse il ritorno estetico e filosofico degli antichi dei, la bellezza eterna dei miti dei pagani, e con essa il Rinascimento.

Fonte: testo tratto dal libro di Vanni – La Pratomassoneria Fiorentina

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