Firenze, Accademia neoplatonica

Il contesto culturale in cui l’Accademia si trovò ad operare era allora fortemente segnato dal platonismo, rinato in Italia verso la fine del XIV secolo, attraverso l’umanesimo. Fu in particolare l’istituzione di cattedre di greco nelle principali università, dovuta a diversi episodi come la provvisoria riunificazione tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente del 1438, o la diaspora di intellettuali bizantini dopo la presa di Costantinopoli (1453) arruolati come insegnanti in Italia, che permise l’uso diretto dei testi di Platone, pressoché sconosciuti nel Medioevo, che diede avvio alle traduzioni in latino.

A Firenze l’Accademia, che doveva significare simbolicamente la riapertura dell’antica Accademia di Atene, costituì un importante cenacolo di artisti, filologi e intellettuali. Qui Marsilio Ficino tradusse in latino l’opera di Platone, ma anche di Plotino e di altri esponenti del neoplatonismo: fu proprio quest’ultima chiave interpretativa del platonismo a prevalere. Platone cioè era considerato idealmente il capostipite di concezioni filosofiche appartenute anche ad autori successivi e cristiani, come Agostino o Boezio.

Fra gli esponenti principali dell’Accademia Neoplatonica ci furono, oltre allo stesso Ficino, Pico della Mirandola, Poliziano, Nicola Cusano, Leon Battista Alberti, Bartolomeo Scala e Cristoforo Landino, nonché esponenti della famiglia dei Medici, quali Giuliano de’ Medici e Lorenzo il Magnifico. Essi si riunivano inizialmente in Villa le Fontanelle, e quando gli studenti divennero molti, l’accademia si sposto nella vicina Villa medicea di Careggi, nei dintorni di Firenze, oggi parte dell’Ospedale di Careggi, e presso la loggia annessa alla stessa.

Dopo la morte del Magnifico (1492) l’Accademia si riunì alla villa di Bernardo Rucellai, presso gli Orti Oricellai. Fecero parte di questa “seconda generazione” Niccolò Machiavelli, il Trissino, Jacopo da Diacceto, Luigi Alamanni e tanti altri. Tra l’altro in questo periodo l’Accademia si distinse per le posizioni favorevoli alla Repubblica e quindi antimedicee, che valsero agli accademici non pochi problemi.

L’Accademia Neoplatonica fu infatti sciolta nel 1523, in conseguenza della congiura ordita contro il cardinale Giulio de’ Medici da parte di alcuni suoi membri.

Nei pressi della villa di Careggi, era presente – quale annesso – una loggia della stessa Accademia Platonica – detta anche ‘il Pescaione’.

La peculiarità di tale edificio era quella di essere stato costruito come una vera e propria porta sul Terzolle. Nei suoi pressi, si riunivano i membri dell’accademia. Al contrario degli altri edifici, non ha subito alcun restauro e, attualmente in stato di completo degrado, appare prossimo al collasso strutturale.

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