Inizialmente fu conosciuta come Corporazione dei Baldrigai, ossia dei ritagliatori di panni, costituitasi agli inizi del Duecento ed i cui membri si riunivano in una bottega presa in affitto in Via Por Santa Maria; nel 1336, l’Arte decise di acquistare una casa dove stabilire una sede fissa per le riunioni e nel 1377 venne ordinata la costruzione di un nuovo palazzo, eretto su tre piani, ancora esistente in Via di Capaccio, dietro al Palagio di Parte Guelfa.I setaioli fiorentini, riunitisi in una propria corporazione già dal 1248, furono in realtà tra gli ultimi ad associarsi all’Arte di Por Santa Maria nel corso del Trecento e, grazie al grande sviluppo della produzione e del commercio di questi tessuti, riuscirono ben presto a prendere il sopravvento sugli altri iscritti, per cui nel Quattrocento, l’associazione assunse definitivamente il nome di Arte della Seta.

Come avveniva per i sottoposti all’Arte della Lana, anche coloro che lavoravano in questo settore dovevano rispettare le rigide norme previste dallo statuto; erano vietati, ad esempio, la vendita ambulante dei tessuti ed il lavoro notturno, per evitare che i lumi ad olio e le candele accese provocassero quegli incendi che ogni tanto distruggevano quartieri interi della città.

Un altro divieto assoluto imposto ai soci, in cambio di privative, fu per molto tempo quello di andare ad esercitare la propria attività al di fuori di Firenze, a meno di non aver ricevuto una previa autorizzazione dell’Arte; allo stesso modo i tintori fiorentini difesero i segreti relativi al loro mestiere per decenni, tramandandoseli di padre in figlio, finché nel Quattrocento venne redatto il celebre manoscritto oggi conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana, conosciuto come Trattato dell’Arte della Seta a Firenze, che descriveva tutte le varie fasi di lavorazione, così come venivano spiegate agli apprendisti nelle botteghe.

La corporazione era retta da sei consoli, un camarlingo, con funzioni di tesoriere, e due notai; in un primo momento i consoli furono eletti dagli iscritti, ma in seguito il loro nome venne estratto a sorte, restando in carica per quattro mesi; la nomina non poteva essere rifiutata e non era retribuita, ma alla fine del mandato i consoli ricevevano una ricompensa in natura, in segno di riconoscenza per il servizio prestato all’Arte.

La corporazione si dotò anche di una compagnia armata, capeggiata da un Gonfaloniere ed un Capitano, assistiti da consiglieri e distringitori, coloro che nelle milizie erano addetti a serrare le file degli armati.

L’Arte di Por Santa Maria fu una tra le più prodighe nell’assistenza ai propri iscritti e nelle opere di beneficenza; ogni anno infatti, una parte delle quote versate dai soci erano devolute ai poveri, alle partorienti ed ai malati.

Si deve infatti alla corporazione la costruzione dello Spedale degli Innocenti, realizzato da Filippo Brunelleschi ed inaugurato solennemente nel 1444, alla presenza di tutte le massime personalità del Comune; sotto il loggiato, sulla sinistra, è ancora visibile la ruota girevole su cui venivano deposti i bambini abbandonati dai genitori e che crescevano in questa struttura che funzionava oltre che da orfanotrofio, anche come ricovero per le ragazze madri.

Dopo secoli di splendore, anche quest’Arte si avviò ad un lento declino e venne soppressa nel 1770 per ordine del granduca Leopoldo II d’Asburgo-Lorena.

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