Firenze, Cappella Sassetti: Il miracolo del fanciullo resuscitato

Firenze, Cappella Sassetti: Il miracolo del fanciullo resuscitato

Il Miracolo del fanciullo di Casa Spini resuscitato, al centro della parete sopra la pala d’altare, riproduce un miracolo postumo di san Francesco, legato alla famiglia Sassetti e non a caso raffigurato nel punto centrale del ciclo di affreschi. Al santo fu attribuito il miracoloso intervento che resuscitò un bambino caduto da una finestra di Palazzo Spini, proprio nell’antistante piazza Santa Trinita. Sostituì la scena consueto dell’Apparizione al capitolo di Arles, citata nel contratto originario, e conclude le storie del ciclo.

Si riconoscono nella veduta cittadina la chiesa con la primitiva facciata romanica, il palazzo Spini, ancora oggi alla testa di ponte, i palazzi Gianfigliazzi, un angolo di palazzo Minerbetti e il ponte Santa Trinita, nella redazione originaria che veniva fatta risalire a Taddeo Gaddi. Le figure dello sfondo partecipano alla scena: c’è chi corre, chi cavalca con sussiego, chi sembra vedere l’apparizione del santo in cielo.

Il bambino risorto sta al centro del dipinto, seduto con le mani giunte su un cataletto coperto da tessuti orientaleggianti. San Francesco appare in cielo e lo benedice, mentre ai due lati due gruppi di individui (uomini a destra, soprattutto donne a sinistra) assistono alla scena. In questi gruppi, che si distinguono per le vesti sontuose e il portamento tipico della classe mercantile fiorentina, si concentrano un gran numero di ritratti di personaggi contemporanei, fra i quali si riconoscono innanzitutto i componenti della famiglia Sassetti. Le cinque donne a sinistra dovrebbero essere le figlie di Francesco Sassetti (quella che guarda lo spettatore si rivedrà anche, cresciuta, negli affreschi della Cappella Tornabuoni), mentre gli uomini davanti a destra i rispettivi mariti o fidanzati. Tra gli amici di casa Sassetti dovrebbero essere rappresentati Maso degli Albizi e forse Angelo Acciaiuoli e Filippo Strozzi il Vecchio.

L’ultimo uomo della prima fila a sinistra è lo stesso pittore che qui si autoritrasse in una fiera posizione con una mano sui fianchi. Accanto a lui, di profilo, il cognato Sebastiano Mainardi. Curiosa è la presenza di una serva di colore, con il naso schiacciato e con le labbra tumide. Sulla destra si riconoscono i ritratti poi di alcuni ricchi personaggi fiorentini, come Maso degli Albizi, Agnolo Acciaiuoli e Palla Strozzi, mentre l’uomo in primo piano quasi girato di spalle è Neri di Gino Capponi. Le due ultime figure a destra rappresentano forse il Poliziano e il Fonzio. In primo piano si trovano due frati inginocchiati e due monache, probabilmente legati ai Vallombrosani di Santa Trinita, stanno invece ai lati del cataletto; un’altra donna si protende verso il fanciullo, forse la madre.

Le tre figure dietro la bara sono di aiuto, forse di Sebastiano Mainardi. Vi si vedono anche due falegnami al lavoro: dopotutto quel tratto di strada si chiamava anticamente “via dei Legnaiuoli”, e la menzione crea un vivo accento realistico.

Fonte: Wikipedia

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