Firenze, Dal bordello al convento

Le prostitute che si pentivano e volevano redimersi oppure erano diventate troppo vecchie e malandate, andavano a chiedere accoglienza al monastero di Santa Elisabetta o delle Convertite in via Chiara, ora via dei Serragli angolo via del Campuccio, nel popolo di San Felice in Piazza. Nel 1837 le suore si trasferirono in via Malcontenti, ora quel tratto di strada si chiama via San Giuseppe (rione Santa Croce), ma fu adibito ad altri usi. Un altra fondazione accoglieva soprattutto le donne sposate e di “vita dishonesta”, Compagnia di Santa Maria Maddalena o delle Malmaritate, in via della Scala.Un altro convento di San Francesco e pure esso delle “Malmaritate”, dell’epoca trecentesca, in via dei Macci con accanto lo Spedale, occoglieva in prevalenza ragazze madri o donne separate. In queste istituzioni, come avrete capito, entravano principalmente ex prostitute in cerca di redenzione dopo una “vita dishonesta” ma anche donne sposate di facili costumi, ma non sempre ci rimanevano per molto tempo. Era molto freguente che le meretrici dopo pochi mesi ritornassero al mestiere che facevano prima, data la misera vita imposta all’interno dei conventi, preferivano ritornare con i soliti amici o protettori.

Una precisazione: la vita delle “Convertite” non era facile, mancavano fondi adeguati al loro sostentamento, e le donazioni volontarie o lasciti testamentari, le elemosine, e nemmeno una percentuale sulle tasse e sulle multe inflitte dagli Ufficiali dell’Onesta e dagli Ufficiali di notte, riuscivano a coprire le spese. Nemmeno la conversione e il tentativo, fallimentare, di organizzare e controllare la prostituzione poteva dare sollievo a queste povere donne, ridotte cosi solo a causa della povertà e cattiveria di alcuni sinistri personaggi.

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