Firenze, ex spedale e convento di San Francesco de’ Macci

Firenze, ex spedale e convento di San Francesco de’ Macci

L’ospedale, fondato nel 1335 dalla famiglia de’ Macci, aveva annessi convento e chiesa denominata di San Francesco al Tempio de’ Macci. I Macci erano una ricca famiglia ghibellina che aveva le sue case e torri presso via Calzaiuoli attorno a Orsanmichele; confiscati tutti loro beni durante le lotte politiche tra guelfi e ghibellini, essi si ritirarono in questa zona, al tempo tra le più povere del centro di Firenze, dove Caio Macci vi aveva fondato l’ospedale e convento di San Francesco al Tempio de’ Macci, in memoria del padre Francesco, come recita una targa apposta sul muro esterno, appena leggibile.

« ISTUD MONASTERIUM QUOD VOCATUR
SANCTUS FRANCISCUS A TEMPIO DE MACCIS
FECIT CAIUS DE MACCIS PRO ANIMA
FRANCISCI PATRIS SUI ET PRO ANIMA SUA
ET OMNIUM SUORUM, ANNO DOMINI
1344, DE MENSE JANUARII »

L’ospedale assunse il nome di San Francesco che era l’antico nome di via de’ Macci e la desinenza al Tempio era dovuta alla vicina via San Giuseppe che prima si chiamava via del Tempio a causa della presenza di un Tempio Templare con annesso spedale. Qualche anno dopo, lo stesso Caio, fondò accanto alla struttura assistenziale un convento per le Clarisse, alle quali si deve la dedica a san Francesco. Qui trovarono asilo anche le cosiddette “Malmaritate”, cioè le donne separate dal marito, le povere vedove, le donne sposate a uomini incapaci di mantenerle, come gli invalidi o i carcerati, o le madri nubili.

Alle monache apparteneva la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto (1517), che decorava l’altare maggiore della chiesa. Il gran principe Ferdinando de’ Medici riuscì a ottenere il capolavoro per le proprie collezioni nel 1704, in cambio di una ristrutturazione della chiesa, che affidò all’architetto di corte Giovan Battista Foggini, con decorazioni ad affresco di Vincenzo Dandini

Il monastero venne soppresso nel 1808 e la chiesa adibita a teatrino parrocchiale e poi a laboratorio di restauro ligneo.

Wikipedia

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