[Firenze] Galleria degli Uffizi, Collezione Contini Bonacossi

Nella collezione attualmente sono esposti 38 pezzi di mobilio antico, 48 maioliche d’epoca, 11 grandi robbiane raffiguranti vari stemmi, e soprattutto una notevole serie di opere di scultura e pittura. Vi sono numerose opere della collezione disperse e conservate in altra sede. La storia racconta che, fin dal 1945 i coniugi Bonacossi avevano manifestato l’intenzione di donare l’intera loro collezione, purché restasse integra. Alessandro aveva pensato inizialmente allo Stato del Vaticano, ma in seguito si orientò per lo Stato italiano, senza però riuscire a perfezionare i termini della donazione prima di morire nel 1955.

Non ci fu accordo tra gli eredi, tra chi voleva proseguire nelle intenzioni paterne e chi voleva invece mantenere la proprietà della collezione, mentre erano in gioco anche enormi interessi economici, legati alla possibile vendita all’estero della collezione. Alla fine si giunse a una situazione giuridica paradossale, che necessitò di un decreto legge ad hoc, firmato dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

Per ottenere dalla famiglia una parte della collezione a titolo di donazione gratuita (da destinare ai musei di Firenze), si autorizzava ad esportare tutto il resto, togliendo il vincolo di esportazione, derivante dallo straordinario interesse artistico, per dodici anni a partire dall’11 marzo 1969.

“Un errore colossale”, come ebbe a definirlo lo storico dell’arte Federico Zeri, amico e consulente del Contini, alludendo anche alle trattative che seguirono la commissione di storici dell’arte che si era riunita con lo scopo di aggiudicarsi le opere ritenute più adatte a colmare eventuali lacune nelle raccolte statali fiorentine: all’interno della commissione operarono alcune delle più eminenti personalità cattedratiche dell’epoca (Roberto Longhi, Bruno Molajoli, N. Fiocco, N. Castelfranco, Mario Salmi, F. Rossi, G. Pozzi, Ugo Procacci e Piero Bargellini).

La commissione selezionò trentacinque opere pittoriche sulle 148 dichiarate dagli eredi come collezione completa (in realtà il contesto complessivo prevedeva 1066 oggetti fra dipinti, disegni, sculture, maioliche, mobilio e opere d’arte contemporanea).

Alcuni dei più significativi capolavori presenti nella collezione furono esclusi dalla lista a favore di altre opere. In questo modo, si venne a trovare sul mercato internazionale una quantità di opere che furono contese dai maggiori collezionisti e istituti stranieri (fu il caso della Natura morta di Zurbaran ora a Pasadena): questi fatti fecero emergere ripensamenti da parte delle autorità, al punto che si intervenne con interrogazioni parlamentari e con provvedimenti giudiziari nei confronti degli eredi e della commissione di esperti, dando luogo a un iter complesso, che si concluse tuttavia con la piena assoluzione di tutti gli imputati.

Secondo alcuni articoli dell’epoca, vennero commesse alcune irregolarità nelle vendite come la mancata comunicazione alle autorità che impediva di fatto il diritto di prelazione dello Stato, o la dichiarazione di un incasso inferiore a quello effettivo, depositando l’eccedenza all’estero. In realtà le opere furono esportate con tutti i crismi della legalità, proprio grazie ai decreti emanati vent’anni prima, e la famiglia ottenne anche in primo grado il sequestro delle opere ora esposte a Firenze, proprio per il blocco delle esportazioni che la legge del ’69 offriva loro come clausola imprescindibile alla donazione.

La collezione fu depositata a lungo nella Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti, finché a metà degli anni novanta, su diretto interesse dell’allora ministro dei beni culturali Walter Veltroni, fu iniziato il trasferimento in un ambiente della soprintendenza in via Lambertesca, confinante con gli Uffizi, con apertura al pubblico gratuita ma solo su prenotazione.

Dal 1º marzo 2018, per il diretto interessamento di Eike Schmidt, la collezione è stata integrata nelle otto sale del percorso museale della Galleria degli Uffizi (ex-sale “blu” o degli stranieri).

La sua collezione filatelica venne invece dispersa in varie aste.

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