La porta fu costruita tra il 1328 e il 1331 (si vuole su progetto di Andrea Orcagna) nell’ambito dei lavori all’ultima cerchia di mura, che qui si conservano per due lunghi tratti ancora collegati all’accesso alla città. Come la maggior parte delle altre porte cittadine fu ribassata nel Cinquecento per renderla meno vulnerabile ai cannoneggiamenti, ma non venne modificata con troniere per l’artiglieria pesante, vista la presa di Siena e quindi la scarsa possibilità di attacchi da questa parte della città.

Presso la porta fu allocato uno dei capilinea della Tranvia del Chianti, attiva fra il 1891 e il 1935 quale collegamento tra Firenze, San Casciano Val di Pesa e Greve in Chianti.

L’impianto difensivo fu studiato alla perfezione: vi erano battelli di legno, ma anche due saracinesche che, manovrate dall’alto, riuscivano a chiudere i soldati avversari tra due mura dal cui soffitto erano colpiti sia da proiettili quanto da olio bollente. Il bastione non fu solo luogo di guerra, ma anche di festa: il 30 novembre 1515 la porta fu addobbata come un arco di trionfo per l’entrata del Pontefice Leone X, mentre 21 anni dopo fu protagonista dell’ingresso di un altro grande personaggio della storia: Carlo V.

Lo stato attuale è quello determinato da un intervento degli anni trenta del Novecento (1938) promosso dal Comune e diretto dall’architetto Ezio Zalaffi (allora capo dell’Ufficio delle Belle Arti), quando il complesso fu definitivamente isolato da alcune costruzione che vi erano addossate (in particolare un piccolo fabbricato che ospitatava il corpo di guardia dei Vigili Ubani) e furono aperti nuove arcate nelle mura per favorire la viabilità, ampliando parallelamente piazza della Calza. Alla fine degli anni novanta si intervenne sui grandi battenti lignei in quercia (almeno nella struttura da considerare originali), sempre per le cure dell’Ufficio Belle Arti del Comune di Firenze, su progetto dell’architetto Giuseppe Cini e direzione dei lavori dell’architetto Claudio Cestelli.

Nel 1998, a lavori terminati, fu aperta temporaneamente una parte del tratto di mura da Porta Romana a piazza Tasso, con la possibilità di vedere la grande sala al primo piano della Porta dove alloggiavano i soldati di guardia, cone belle panoramiche sul giardino di Boboli e su questa parte di Oltrarno. La possibuilità di accedere ai camminamento di ronda è stata ripetuta occasionalmente anche negli anni seguenti. La costruzione delle mura fu finanziariamente possibile grazie ad una tassazione alla quale furono soggetti tutti i cittadini, clero compreso.

È la seconda porta per ampiezza dopo porta San Frediano e come quest’ultima conserva ancora i giganteschi battenti in legno presumibilmente originali, forniti di una fitta chiodatura.

Ai lati del grande fornice centrale, a guardare verso la campagna, sono due lapidi poste simmetricamente con lunghe iscrizioni in latino (già sul distrutto antiporto e qui trasferite nel Settecento), la prima in memoria del solenne ingresso in città del papa mediceo Leone X durante il viaggio che lo avrebbe portato a incontrare a Bologna il re di Francia Francesco I (1515), la seconda in ricordo della venuta dell’imperatore Carlo V, giunto a Firenze per creare Alessandro de’ Medici duca della città e dargli in moglie la figlia Margherita (1536).

Subito sopra sono due scudi, quello a destra frammentario, ambedue illeggibili. Si segnalano inoltre vari ferri da cavallo e da bandiera, di diverso disegno, forse in qualche caso antichi. All’interno del fornice, a sinistra in basso, è un cippo moderno che indica la distanza da piazza della Signoria in Km 1,570.

Nella lunetta interna, come nella maggior parte delle altre antiche porte superstiti, a ribadire come il territorio fosse posto sotto la protezione della Vergine, è un affresco del primo Cinquecento (staccato negli anni settanta del Novecento e quindi restaurato e ricollocato nel 1992 su iniziativa del Fondo Ambiente Italiano con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze) raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista, Zanobi, Pietro e Nicola da Tolentino, opera del Franciabigio che ricalcò uno schema trecentesco.

Sul lato che guarda alla città è una iscrizione con una disposizione del 1327 che riporta i dati sulle dimensioni che allora aveva la struttura (porta, mura, fosso, spianato e strade interna e esterna) accompagnata dal giglio di Firenze e dalla croce del Popolo. Tra le distanze, di particolare interesse, vi è l’indicazione delle fossette dala via ale Canpora che si riferiscono alla collina delle Campora in cui sarà costruita, nel 1355, la chiesa di Santa Maria del Santo Sepolcro.

Fonte testo e foto

Note
In Via Romana c’è la chiesa di San Pier Gattolino documentata dal 1050 come San Pietro Gattuario dal quale derivò per storpiatura popolare il nome odierno, o chiesa di Serumido, dal nome di Ser Umido Grazzini. L’appellativo “Gattolino” potrebbe derivare o dal nome del fondatore, un ipotetico Pietro Gattuario che faceva il traghettatore sull’Arno, o dal “gattice”, un tipo di pioppo bianco che doveva essere frequente nella zona. Fonte.

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