[Firenze] Ugo Foscolo, Il soggiorno sereno e produttivo a Bellosguardo (1812-1813)

« Nella convalle fra gli aerei poggi / Di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte / Limpido fra le quete ombre di mille / giovinetti cipressi alle tre Dive / l’ara innalzo… » (Le Grazie, Inno I, vv.11-14). Abbandonata Milano il 12 agosto del 1812, il poeta si trasferì a Firenze, dopo aver fatto tappa a Piacenza, Parma e Bologna, città in cui incontrò l’amica Cornelia Rossi Martinetti. Il 17 arrivò all’albergo delle Quattro Nazioni, dove alloggiò un paio di mesi, iniziando la stesura dell’inno Alle Grazie, concretizzatosi dapprima nella cosiddetta Prima redazione dell’Inno, quindi, attraverso ampliamenti e rielaborazioni, nella Seconda redazione, e destinato a prendere forma in un carme tripartito nell’aprile del 1813.

Lasciato il primo alloggio, Foscolo si stabilì per un breve periodo a Casa Prezziner, in Borgo Ognissanti, e si trasferì poi alla villa di Bellosguardo, dove trascorse, fino al 1813, un periodo di intensi affetti, di soddisfazioni mondane e di lavoro creativo.

Egli infatti ottenne l’amore della senese Quirina Mocenni Magiotti, frequentò il salotto della contessa d’Albany, l’amica di Alfieri, lavorò, come detto, al carme di argomento mitologico, scrisse la tragedia Ricciarda, rappresentata in città nel 1813, riprese la traduzione del Viaggio sentimentale, pubblicato lo stesso anno e corredato della Notizia intorno a Didimo Chierico, oltre a tradurre altri canti dell’Iliade.

Le sue ceneri, nel 1871, furono traslate nella Basilica di Santa Croce a Firenze, tempio di quelle itale glorie che lui stesso aveva celebrato nel carme Dei Sepolcri, con i versi «Ma più beata ché in un tempio accolte / Serbi l’itale glorie, uniche forse / Da che le mal vietate Alpi e l’alterna / Onnipotenza delle umane sorti / Armi e sostanze t’invadeano ed are / E patria e, tranne la memoria, tutto».. I resti del Foscolo tornarono così alla sua patria, come egli aveva desiderato, con una grande celebrazione voluta dal nuovo Regno d’Italia.

Fonte

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NOTE VARIE
Fuggendo in Svizzera nel maggio del 1815, Foscolo affidò i suoi libri e gran parte dei manoscritti a Silvio Pellico il quale li vendette, qualche anno prima del suo arresto, all’amica del poeta Quirina Mocenni Magiotti e inviò il ricavato al Foscolo, nascondendosi, per delicatezza, nell’anonimato. Dalla Magiotti il fondo finì per pervenire alla Biblioteca Nazionale di Firenze, dove è tuttora conservato.

L’altro gruppo di manoscritti, formatosi soprattutto durante l’esilio, passò in eredità alla figlia Floriana e poi al canonico spagnolo, esule in Inghilterra, Miguel de Riego, che li vendette a un gruppo di estimatori del Foscolo – tra i quali Gino Capponi – e da questi alla Biblioteca Labronica di Livorno.

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