Giornalisti freelance, professionisti liberi ?

Partiamo dal concetto base o per meglio dire che cosa non è un Giornalista freelance, visto che molti pensano ancora a colui che girovaga per il mondo in cerca di scoop facendosi pagare cifre esorbitanti dalla testata X. Il giornalista freelance è un professionista che non è dipendente di una testata, quindi guadagna scrivendo e vendendo i propri articoli a testate diverse. E qui casca l’asino. Infatti il freelance guadagna in base al numero di pezzi che riesce a piazzare, alla qualità delle retribuzioni (non tutti i giornali pagano bene allo stesso modo), alla qualità delle idee proposte e ai contatti che riesce a intrattenere con i vari periodici per cui ha già scritto. Il freelance intrattiene rapporti con i caporedattori dei giornali (coloro che curano e coordinano le varie sezioni interne) e in alcuni casi perfino col direttore responsabile. Ed adesso snoccioliamo un problema, anzi togliamoci un sassolino dal piede. Per quale motivo uno vuole diventare giornalista se, per esempio, scrive libri o recensioni per quotidiani ? Qualcuno potrebbe rispondere che lo dice la legge. Sbagliato. Riportiamo ciò che ha scritto un nostro lettore come commento ad un articolo: “la Costituzione italiana sancisce il diritto di tutti a esprimere il proprio pensiero (anche) attraverso la scrittura. Chiunque può scrivere su un giornale e percepire un pagamento a fronte di questo lavoro di scrittura: l’unica differenza è che gli iscritti all’ordine hanno la possibilità di aprire la partita iva e di fatturare gli introiti come fanno (o dovrebbero fare) i commercianti, mentre il privato cittadino che scrive per un giornale deve essere necessariamente pagato in ritenuta d’acconto. D’altro canto, lo stesso ordine dei giornalisti ammette una simile pratica, perché chiede agli “aspiranti giornalisti” le copie delle ritenute d’acconto prima di iscriverli all’albo professionale.”

Allora sorge spontanea la domanda, per quale motivo uno che scrive articoli per una testata e viene pagato, vuole diventare giornalista ? Se poi questo soggetto ha uno stipendio da un altro lavoro, la domanda è perché fare il praticantato di giornalista ed ottenere poi l’iscrizione nell’elenco dei pubblicisti (un domani ci sarà anche gli esami). Le domande sopra scritte, poste su un social net, in un gruppo dedicato ai giornalisti, hanno ricevuto risposte enigmatiche. Si parla di concorrenza, corporativismo chiuso, ecc. Ovviamente siamo fuori del seminato. Qui si parla di giornalismo freelance professionale, svolto come prima fonte di sostentamento e non come un secondo lavoro.

Cosa c’entra la concorrenza fra due professionisti che svolgono, uno la professione come primario sostentamento mentre il secondo ha già uno stipendio da altra professione od è dipendente di un ente o azienda o istituzione ?Quale concorrenza si può avere da questa situazione ?

Se entrambi sono freelance giornalisti allora possiamo dire vinca il migliore, ma qui c’è una situazione anomala, dove uno deve combattere contro ostacoli vari e l’atro ha la vita facile, se pur la sua attività di scrittore è considerabile professionale.

Se uno è ingegnere non si sogna di fare il geometra, mentre nel settore del giornalismo siamo ad un mix di competenze e mestieri differenti con il beneplacito di compiacenti editori che, se possono, pagano poco o zero, il lavoro di scrittore o aerticolista.

Il problema è sempre lo stesso: l’elenco dei pubblicisti cos’è e come va considerato ? Una sorta di piattaforma di lancio verso il professionismo o un contenitore  di soggetti di varia estrazione sociale e intellettuale?

Concludendo, quello che i giornalisti freelance, almeno coloro che conosciamo, chiedono è l’applicazione dell’articolo 36 della Costituzione: “… diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto…”. Il diritto ad una copertura assicurativa in caso di infortunio, malattia, invalidità che non ha costi esosi, avere la garanzia di incarichi seri con lettera di incarico la quale indichi la data di inizio della collaborazione, la durata, il tipo di prestazione, il compenso, i tempi e le modalità di pagamento. Ed inoltre rispetto della legge n. 231/2002: cioé il compenso pattuito deve essere erogato entro 30 giorni dalla consegna del lavoro e deve prescindere dalla sua pubblicazione.

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Posted by on 1 settembre 2012. Filed under CRONACA, MEDIA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 Responses to Giornalisti freelance, professionisti liberi ?

  1. Quello che ha scritto un collega su faccialibro non ha alcun senso logico inerente alla concorrenza: chi esercita la professione ha l’obbligo di rispettare le regole stabilite per la nostra categoria ed è vietato fare concorrenza sleale. Questo articolo possiamo collegarlo all’altro sull’equità e la riforma dell’elenco dei giornalisti. Parlo da professionista e vedo spesso dei colleghi pubblicisti che arrancano per arrivare a fine mese con uno stipendio decente oppure non ci arrivano, questo per colpa di chi nel loro elenco ci sono soggetti che si possono permettere di regalare gli articoli o farseli pagare a cifre ridicole: ecco questa è una pratica scorretta, quindi concorrenza sleale. Per questo motivo non va bene iscrivere chi ha già un lavoro il cui stipendio proviene da un’altra professione o categoria.

  2. Giovanni Ermellini

    Per fare l’autore di testi, il copywriter, il ghotswriter, etc non c’è bisogno di essere giornalisti. L’unica soluzione è una riforma dell’OdG in cui possa chiamarsi “giornalista” chi ha una professionalità vera ed eserciti la professione per davvero, qualunque sia la qualifica. Ma si torna al punto di partenza: come si fa a essere qualificati e credibili quando nell’OdG entra chiunque, anche senza saper far niente, e può mescolarsi agli altri senza aver dimostrato nulla? (estratto da un commento di Stefano Tesi che concordo in pieno).

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