Giosuè Carducci, sommo poeta toscano

Giosuè Carducci, sommo poeta toscano

Giosuè Carducci nacque la sera del 27 luglio 1835 in Versilia a Valdicastello, una frazione di Pietrasanta; nel 1838 la famiglia si trasferì a Bolgheri, in piazza Alberto, dove Michele ottenne una condotta nel feudo della Gherardesca. Nei dieci anni a Bolgheri la famiglia visse in povertà e non era possibile per Giosuè frequentare le scuole; il padre incaricò così il sacerdote Giovanni Bertinelli di dargli lezioni di latino durante il giorno, mentre la sera era direttamente il padre Michele a impartirgli l’insegnamento di una lingua.

Le idee politiche di Michele Carducci, intanto, cominciarono a rendergli la vita impossibile in paese, tanto che dovette migrare dapprima a Castagneto (oggi Castagneto Carducci ingloba gli antichi borghi di Castagneto e Bolgheri) e poi a Lajatico, dove in breve si ripropose lo stesso problema, che convinse il dottore a cercar rifugio in Firenze ove il 28 aprile 1849 i Carducci si stabilirono in una misera abitazione di via Romana.

Nell’aprile 1851, la famiglia Carducci si trasferì a Celle sul Rigo sulle pendici del Monte Amiata, ma il giovane Giosuè rimase a Firenze per continuare gli studi. Tra il 1850 e il 1853 si fanno strada l’ode saffica (Invocazione e A O. T. T.) e alcaica (A Giulio), gli inni (A Febo Apolline, A Diana Trivia) e i brani d’ispirazione oraziana.

In quel periodo il Carducci, che si dava anima e corpo allo studio anche a prezzo di grandi sacrifici (d’inverno si recava a scuola senza mantello e senza sciarpa a causa delle ristrettezze economiche), andava rafforzando una predilezione per i poeti classici dell’antichità, sprone morale e patriottico per l’età presente. Tuttavia, la sua indole passionale lo portò a contatto anche con i romantici, soprattutto Schiller e Scott, mentre si entusiasmò per Leopardi e Foscolo.

Intanto, completati gli studi superiori, nel 1852 raggiunse la famiglia a Celle sul Rigo, che era un piccolo borgo. Dopo poco la famiglia si trasferì a Piancastagnaio.

Il 2 luglio 1856 conseguì la laurea in filosofia e filologia con una tesi intitolata Della poesia cavalleresca o trovadorica, inno, vi si legge, al «risorgimento intellettuale (il risorgimento della letteratura e dell’arte in Italia sul finire del medio evo)», lode a Cielo d’Alcamo, ai poeti dello stilnovo, a san Francesco d’Assisi e naturalmente a Dante Alighieri, nell’esaltazione dei modelli classici latini imprescindibile modello anche per la letteratura presente.

La sua poesia, intanto, sotto l’influsso delle letterature straniere e in particolare di quella francese e tedesca, divenne sempre più improntata di laicismo, mentre le sue idee politiche andavano orientandosi in senso repubblicano. Si dedicò seriamente allo studio del tedesco con l’aiuto di un maestro, tanto che in breve tempo riuscì a padroneggiare i poeti più difficili e amati, quali Klopstock, Goethe, Schiller, Uhland, Von Platen, Heine.

L’amore per la patria al di sopra di tutto: se si comprende a fondo questo motto la poetica carducciana risulta già spiegata nelle sue linee essenziali. Si aggiunga un innato amore per il bello, per la natura, un’incondizionata adesione alla vita nelle sue espressioni più genuine, e il quadro potrà dirsi completo. Le scelte di campo contingenti, i diversi schieramenti politici e ideologici cui dovette aderire nel tempo, sono solo una conseguenza del suo carattere schietto e impermeabile a ogni forma di doppiezza, e non contengono al loro interno alcuna contraddizione.

La casa natale di Giosuè Carducci è stata dichiarata, con documento regio da Vittorio Emanuele III, monumento nazionale ed è ora proprietà del Comune di Pietrasanta che l’ha adibita a museo ed è visitabile, entrando anche a far parte del circuito “Case della Memoria” nel 2016. Copia dell’atto regio è esibita all’interno della casa. Nel giardino antistante spicca un busto marmoreo del poeta e all’interno l’arredamento è quello autentico con suppellettili originali.

Fonte testo e foto

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