Gnoseologia, Filosofia medievale

Gnoseologia, Filosofia medievale

Durante il Medioevo la gnoseologia platonica rimase sostanzialmente invariata; fu però accentuata la dimensione mistica e contemplativa del sapere soprattutto presso i neoplatonici. L’epistème per costoro si colloca non solo al di sopra della dimensione razionale, ma persino al di sopra di quella intuitiva: in Plotino e Agostino infatti, solo con l’estasi ci si può identificare con l’Uno che è a fondamento della realtà. Ritorna quindi la condizione di ineffabilità e impredicabilità dell’Essere che si era avuta con Parmenide. L’unica concessione che i neoplatonici fecero alla gnoseologia fu quella della teologia negativa, cioè di un sapere che possa avvicinarsi progressivamente a Dio conoscendo di Lui non cosa Egli è, ma piuttosto cosa ‘non’ è.

Anche i capisaldi della gnoseologia aristotelica rimasero pressoché invariati per tutto il Medioevo, ribaditi e valorizzati in particolare da Tommaso d’Aquino. Tommaso anzi li approfondì, e affermò che la conoscenza deve basarsi sulla corrispondenza tra intelletto e realtà. Ciò significa che la verità viene raggiunta quando le strutture intellettive del soggetto si adeguano a quelle dell’oggetto. Si trattava della posizione nota come realismo moderato, che nell’ambito della disputa sugli universali si contrapponeva al nominalismo, il quale negava consistenza ontologica ai principi conoscitivi dell’intelletto.

fonte: Wikipedia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.