Harpastum Florentia

La parola harpastum è la latinizzazione del termine greco ἁρπαστόν (harpastón), neutro di ἁρπαστός (harpastós) «strappato, portato via», dal verbo ἁρπάζω (harpázō) «strappare, acchiappare, portar via con la forza». L’Harpastum veniva giocato (probabilmente con un pallone ripieno di stracci o di pelle e non gonfio d’aria) su terreni sabbiosi da due squadre di ugual numero di giocatori che dovevano attenersi a dei regolamenti molto precisi.

I romani conobbero questo gioco, chiamato (h)arpastòn, nell’antica Grecia durante le campagne di conquista del II secolo a.C. e lo modificarono lievemente diffondendolo poi nel vasto territorio dell’impero romano. Esso era parte integrante dell’allenamento dei gladiatori ed era giocato soprattutto dalle legioni a presidio dei confini. Visto il carattere virile della competizione, fatta di lotte serrate e di continui corpo a corpo per il possesso della palla, l’Harpastum ebbe grande successo soprattutto tra i legionari che contribuirono così alla sua diffusione nelle varie zone dell’Impero romano.

Numerosi i riferimenti espliciti all’origine romana del gioco nelle fonti più antiche, soprattutto per influsso della visione ideologica che i Medici cercavano di fornire della loro signoria, presentandola come restaurazione di istituzioni di Roma antica. Per l’identificazione tout-court di calcio e harpastum, si veda, già dal titolo, Coresio 1611 e Ferrari (1652). Già l’edizione del 1612 del vocabolario della Crusca, descrivendo il gioco, scrive (s.v. Calcio): “È calcio anche nome d’un giuoco, proprio, e antico della Città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliantesi alla sferomachía, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi. Lat. harpastum.”

La fase cruciale del gioco si aveva quando un “mediano” (μεταξύ : Galeno; medicurrens Sidonio Apollinare, vagus: Marziale) si impadroniva (ἥρπαζε) della palla e cercava di sbilanciare gli avversari con delle finte (ἐφενάκιζε). Scopo del gioco doveva essere quello di lanciare la palla verso una meta senza farla intercettare. Gli altri giocatori si trovavano o indietro verso la propria area di difesa (locus stantum), oppure nel centro del campo, nel vivo del gioco (area tam pilae coram praetervolantis quam superiectae).

Per quanto concerne l’Harpastum Florentia, o meglio definirlo Calcio Storico Fiorentino in lingua italiana, le prime fonti che ne parlano sono tardo-medioevali, sul finire del Quattrocento.

Il calcio cominciò ad essere praticato soprattutto nelle piazze più importanti della città. I giocatori (calcianti) che scendevano in campo erano perlopiù nobili (anche futuri papi) dai 18 a i 45 anni e vestivano le sfarzose livree dell’epoca, che diedero poi il nome a questo sport.

Oltre il fior della nobile gioventù, e personaggi sì illustri, e sì cari alle lettere, concorreano a sì fatti o consimili divertimenti eziandìo assai di frequente, i Sovrani stessi, siccome si legge nelle nostre ricordanze aver valorosamente lottato al celebratissimo gioco detto del Calcio, e un Lorenzo Duca d’Urbino, e un Alessandro primo Duca di Firenze, e un Cosimo I., e un Francesco I., e un Cosimo II. Granduchi di Toscana, e un Vincenzio Principe di Mantova, e un Lorenzo, e un Francesco figlioli del Gran Duca Ferdinando I., e un Enrico Principe di Condè, e un Gio. Carlo, e un Mattias figli di Cosimo II., oltre un Giulio, e un Alessandro de’ Medici, e un Maffeo Barberini divenuti in seguito supremi Gerarchi della Chiesa, il primo sotto il nome di Clemente VII., l’altro di Leone XI., e l’ultimo di Urbano VIII:…” (Dati 1824: xxiv)

L’ultima partita ufficiale di cui si ha notizia venne disputata nel gennaio del 1739 nella piazza di Santa Croce, alla presenza di Maria Teresa, futura imperatrice d’Austria.

Nel maggio del 1930 riprese questo gioco per la ricorrenza del quattrocentenario dall’Assedio di Firenze; da allora il Calcio fiorentino è andato riaffermandosi fino a divenire con gli anni la manifestazione rievocativa più importante di Firenze.

Dal 1930, salvo che per il periodo bellico, si svolsero puntualmente fra le secolari mura cittadine le sfide fra i calcianti dei quattro Quartieri storici di Firenze: i “Bianchi” di Santo Spirito, gli “Azzurri” di Santa Croce, i “Rossi” di Santa Maria Novella e i “Verdi” di San Giovanni.

Attualmente le tre partite (due eliminatorie e la finale) si svolgono nel mese di giugno in occasione degli annuali festeggiamenti del santo patrono in piazza Santa Croce.

Il campo da gioco tradizionale segue quindi le dimensioni della piazza: 288 braccia fiorentine di lunghezza per 152 di larghezza (Ademollo 1841: 127).

Il regolamento di un gioco ha subìto notevoli mutamenti nei secoli ed attualmente si rifanno a quelle del XVI secolo. Un tempo le partite avevano durata variabile, concludendosi comunque sempre al tramonto (le 24 del tempo. Si veda Ademollo 1841: 129: “Il giuoco si faceva alle due avanti il tramontare del Sole, e finiva al suono delle ventiquattro ore.”).

Le partite attuali hanno una durata di cinquanta minuti e si disputano su di un campo rettangolare ricoperto di rena; una linea bianca divide il campo in due quadrati identici e sui due lati del fondo viene montata una rete sovrastante la palizzata che circonda l’intero perimetro di gioco. Su questo terreno si affrontano due squadre composte da ventisette calcianti per parte.

I ventisette calcianti si dividono nei seguenti ruoli: quattro Datori Indietro (portieri), tre Datori Innanzi (terzini), cinque Sconciatori (mediani), quindici Innanzi o Corridori (attaccanti). Al centro della rete di fondo viene montata la tenda del Capitano e dell’Alfiere che hanno il compito di intervenire nelle risse per pacificare gli animi dei propri calcianti.

L’incontro viene diretto dal Giudice Arbitro, coadiuvato da sei Segnalinee e dal Giudice Commissario che risiede però fuori campo. Al di sopra di tutti c’è Il Maestro di Campo che sorveglia lo svolgersi regolare della partita e interviene per ristabilire l’ordine e mantenere la disciplina in caso di zuffe sul terreno di gioco.

La partita ha inizio con il lancio del pallone da parte del Pallaio sulla linea centrale e la seguente “sparata” delle colubrine che salutano l’apertura delle ostilità. Da questo momento in poi i calcianti delle due squadre cercheranno (con qualunque mezzo) di portare il pallone fino al fondo del campo avversario e depositarlo nella rete segnando così la “caccia” (goal). È importante tirare con molta precisione poiché qualora la palla finisse, in seguito ad un tiro sbagliato o ad una deviazione dei difensori, al di sopra della rete, verrebbe assegnata la segnatura di mezza caccia in favore dell’avversario. Ad ogni segnatura di caccia le squadre si devono cambiare di campo. La vincitrice sarà la squadra che al termine dei 50 minuti di gioco avrà segnato il maggior numero di cacce.

Dal 2008 il Comitato del gioco del Calcio Fiorentino ha deciso di aderire alla FIGeST (Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali), federazione associata al CONI.

Il calcio in costume è sempre stato caratterizzato da un forte agonismo (già il Filicaja rilevava «e di vero valor tante e sì altere / prove in finta battaglia indi mostrarse,/ che sembran finte al paragon le vere») che talvolta sconfina in violente risse al di là di ogni regolamento.

Un gioco molto violento che al giorno d’oggi in molti nel Mondo ritengono che dovrebbe essere abolito o modificato come evento storico, lasciando spazio a delle raffigurazioni e non a violenza gratuita fra esseri umani, brutalmente visibile anche ai bambini, quindi contro ogni legge morale e costituzionale.

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Bibliografia
Giorgio Coresio, Narratio inclyti certaminis Florentinorum graecis versibus, quod apud illos calcio apud antiquos vero Arpastum appellatur. Facta a D. Georgio Coresio Chiensi, Venezia, Antonio Pinelli, 1611
Giulio Gaetani, Discorso sopra il Giuoco del Calcio Fiorentino del Puro Accademico Alterato di nuovo ristampato, Firenze, Giunti, 1615
Giovanni Battista Ferrari, Florentinum Harpastum, sive Calcis ludus, Siena, Bonetti, 1652

VIVA FIORENZA!

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Posted by on 20 giugno 2017. Filed under ARCHIVIO, CULTURA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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