Il 28 luglio 1777 è una data importante nella storia di Firenze

Il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, il 28 luglio del 1777, con motu proprio, soppresse l’Opera di San Giovanni Battista e la accorpò a quella di Santa Maria del Fiore. La decisione rientrava nel più ampio alveo delle riforme che il sovrano “illuminato” attuò nel segno di una modernizzazione dello stato di Toscana in senso liberale. Non ci fu aspetto della vita del Granducato che egli non rivoluzionò nel senso di una laica razionalizzazione: dalla riforma del Codice penale alle soppressioni di molti enti ecclesiastici, alla formulazione del nuovo sistema fiscale.

Le Arti e Corporazioni maggiori e minori, in decadenza rispetto al potere detenuto in epoca medioevale, ma ancora incisive nella vita economica del paese, vennero abolite nel 1770 in quanto intese come istituzioni arcaiche le quali, piuttosto che tutelare, ostacolavano lo sviluppo dell’economia, soprattutto industriale, del Granducato. Furono quindi estinte anche l’Arte della Lana e quella di Calimala.

Nello stesso 1770 poi, il granduca, con un altro motu proprio aveva istituito la Camera di Commercio, e a questo nuovo organismo furono trasferiti i patrimoni e le competenze giurisdizionali delle Arti, ora riordinate organicamente e orientate nel segno dell’innovazione e della libertà d’impresa. In realtà la vita della Camera di Commercio fu breve, fu abolita già nel 1782, ma nel decennio che essa sovrintese all’Opera di San Giovanni, questa fu riordinata razionalmente nel complesso del suo apparato burocratico.

Questo nuovo assetto comprese dunque anche l’accorpamento delle due Opere, nel 1777, e ciò significò non solo il trasferimento all’Opera di Santa Maria del Fiore della direzione gestionale di San Giovanni, ma anche l’unione delle due famiglie clericali e – fatto rilevantissimo – l’incameramento da parte dell’Opera del Duomo del tesoro del Battistero.

E quanto fosse importante il patrimonio, non solo meramente economico, ma artistico dell’Opera di San Giovanni lo ricordano ancora oggi i precisi inventari stilati nell’occasione. Allo scrigno di marmi e mosaici sigillati dalle porte bronzee dell’antico edificio, si aggiungevano gli ori e gli argenti del tesoro, che tra i propri capolavori contava l’Altare d’Argento e la grande croce del Pollaiolo e anche parati preziosi come quello con le Storie del Battista, nonché uno dei capolavori del Rinascimento italiano: la Maddalena penitente di Donatello.

Importante fu anche il passaggio di responsabilità al nuovo clero riunito dell’amministrazione del Battesimo, che all’epoca si poteva impartire solo in San Giovanni, e quindi di quell’importantissimo fondo archivistico – tutt’oggi conservato – dei registri Battesimali: una memoria dei nomi e delle famiglie dei cittadini fiorentini dal medioevo fino a tutto il XIX secolo.

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