Il fiorino

Il fiorino (insieme ai quasi coetanei genovino e zecchino) fu una delle prime monete d’oro a venire coniata in Italia dopo la caduta dell’Impero Romano. L’utilizzo dell’oro nella monetazione europea fu resa possibile dalla ripresa dei commerci con il Nordafrica da cui arrivava la maggioranza dell’oro utilizzato per le monete e il commercio. Il fiorino era composto di oro puro 24 carati.

L’elevatissimo potere d’acquisto della moneta imponeva l’uso di svariati sottomultipli, quali il fiorino d’argento (detto anche grosso o popolino, di valore variabile inizialmente pari ad 1/20 del fiorino d’oro, ma successivamente svalutato fino a toccare, durante la seconda metà del XVI sec., il valore di 1/150 della moneta d’oro) ed il fiorino di rame, detto anche “fiorino nero” per il colore che assumeva col passare del tempo, del valore (almeno iniziale) di 1/240 del suo multiplo aureo, ossia 1/12 del fiorino d’argento. Tale suddivisione si rifaceva al sistema monetario introdotto da Carlo Magno (1 lira = 20 soldi = 240 denari) ed inizialmente un fiorino d’oro valeva appunto quanto una lira.

Il rovescio presentava il patrono della città San Giovanni in piedi. Inizialmente con questo nome era indicato il denaro d’argento battuto a Firenze tra l’XI ed il XII secolo.

Il conio della moneta avveniva prima nei locali di Palazzo Vecchio, poi alla Torre della Zecca Vecchia. Si usavano dei magli azionati dalla forza dell’acqua (il torrente Scheraggio nella prima sede, l’Arno nella seconda) e poteva capitare che, quando il pesante maglio non era perfettamente calettato, nel cadere sul conio l’impressione non fosse sempre centrata esattamente, per cui restava un orliccio d’oro che poteva essere tagliato via, la cosiddetta “calìa” che abbassava il peso della moneta.

Per evitare che le monete venissero “caliate” e il loro peso fosse costante e garantito, gli ufficiali dell’Arte verificavano il peso di ogni singolo fiorino, raccogliendo gli esemplari ripesati in piccole borse suggellate: erano quelli i “fiorini di suggello”, cioè garantiti tanto nella lega che nel peso.

Le pene severissime contro i falsari, i controlli costanti e la stabilità della lega fecero del fiorino una delle monete auree più stabili e apprezzate d’Europa tra Medioevo e Rinascimento. L’effigie del Battista era in un certo senso garante dell’autenticità e del valore della moneta, da cui derivò il modo di dire, ancora oggi popolare, di “San Giovanni ‘un vuole inganni”.

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