Il Liutaio, un’arte immutata dal XVI secolo; quali prospettive di lavoro in Toscana?

Il Liutaio costruisce tutti gli strumenti a corda: viola, violino, violoncello, contrabbasso, ribeca, citola, viella, fibula. Può fare chitarre, liuti, mandolini, strumenti a pizzico. Il nome deriva dal liuto, strumento a pizzico molto usato fino all’epoca barocca. Nella prima metà del Cinquecento, famosa per le sue numerose botteghe fu la città di Brescia, che rifornì di tre viole Isabella D’Este Gonzaga nel 1495, oppure quelle dei Della Corna e dei Micheli attivissime fin dai primi decenni del Cinquecento, seguita nella seconda metà da Cremona, con Andrea Amati e i suoi figli, che ospitò tra fine Seicento e Settecento, tra le altre, le botteghe di Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù, probabilmente i più grandi liutai della storia.

Da Brescia e Cremona, ma anche da centri come Füssen e Lione la liuteria definita moderna, per la sua tecnica costruttiva nuova, si è diffusa in tutta Europa, creando varie scuole nazionali.

Gli strumenti medioevali di fatto non li suona più nessuno. Al Museo dell’Accademia di Firenze c’è la viola tenore che ha 48 cm di cassa, per suonarla ci vuole un braccio lunghissimo e una mano particolarmente allungata. E’ uno strumento che, purtroppo, è andato in disuso. Durante il Rinascimento, in Italia vi fu un gran fermento nell’attività liutaria.

Nel 2012 la cultura della liuteria tradizionale cremonese è stata iscritta nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

Gli strumenti di liuteria hanno prezzi superiori rispetto a quelli di produzione industriale sia la qualità sonora che per la finitura dello strumento artigianale, poiché permette varie personalizzazioni, impossibili nella produzione seriale.

La liuteria è una disciplina complessa, non basta solo costruire uno strumento per dirsi liutaio; noi di toscana magazine abbiamo cercato di capire come funziona questo settore artigianale, scoprendo che ci vuole buone capacità manuali, un elevato gusto estetico, eccellenti conoscenze della storia e della cultura liutaria, bisogna avere regole basilari di fisica acustica, chimica, alchimia, matematica.

I modelli base a cui ogni liutaio si dovrebbe attenere partono dalle origini, ognuna delle quali reinterpretate sempre al fine di non produrre mai delle copie, ma sempre degli strumenti propri.

I legni utilizzati sono e devono essere diversi e non obbligatoriamente il canonico acero di monte a taglio tangenziale. In questo, il liutaio esperto, sceglie anche l’acero di monte, il riccio, il campestre, il pioppo nero e anche altre essenze rare.

Ma quali sono i costi di un restauro ?

Difficile dare un costo, sia che si tratta di lavori semplici di liuteria (set-up, rettifiche, cablaggi, piccole riparazioni) sia che, invece si va su una ritastatura o una riparazione difficile.

Continuando il nostro viaggio nel settore della liuteria, scopriamo che i paesi da cui arriva più richieste di manualità artigiana sugli strumenti, sono quelli orientali. In Giappone, Cina. Corea e Taiwan la musica è molto più importante, viene insegnata nella scuola dell’ordine, ad alto livello però, non come da noi. La liuteria è stata inventata in Italia, ma nelle scuole ai nostri bambini insegniamo la musica col flauto di plastica.

Nei primi anni Novanta molti cinesi sono venuti a studiare liuteria in Italia a Cremona, poi hanno iniziato a vendere i violini a 200 euro, uccidendo di fatto il mercato.

In Toscana la liuteria era all’avanguardia, non a caso il primo liutaio è stato Leonardo da Vinci. Fu mandato da Lorenzo de’ Medici nel 1482 dal Moro di Milano, come musico di corte e costruttore di strumenti.

In Toscana, esistono varie associazioni che si contendono il mercato, c’è chi raccoglie quasi tutti gli operatori nel settore della costruzione degli strumenti musicali ad arco (violini, viole, violoncelli e contrabbassi). Altri si dedicano alla promozione della produzione liutaria Toscana esportando i prodotti in vari paesi, da quelli europei agli extra.

La liuteria è artigianato, si costruisce uno strumento non un’opera d’arte. Lo strumento poi serve a chi sa suonarlo. Non è difficile costruirlo, perché chiunque abbia una certa manualità può fare un violino. Il difficile è saperlo fare in modo che poi emetta suoni gradevoli!

Fateci sapere cosa ne pensate del settore liutai e scrivete la vostra esperienza. Grazie.

Veronica Ugolini

-*-

Bibliografia
Luigi Sisto, I liutai tedeschi a Napoli tra Cinque e Seicento. Storia di una migrazione in senso contrario, Roma, Istituto Italiano per la Storia della Musica, 2010.
Francesco Vatielli, Liuteria, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1934.

-*-

Shortlink:

CONDIVIDI NEI SOCIAL NET

Bookmark and Share
Posted by on 21 marzo 2017. Filed under ARCHIVIO, ATTUALITA'. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 Responses to Il Liutaio, un’arte immutata dal XVI secolo; quali prospettive di lavoro in Toscana?

  1. Infatti loro stessi, quando entri lo dicono subito che sono un laboratorio di riparazione e che preferiscono farlo su corde e non archi. Escludono anche i pianoforti a corda, dalle loro riparazioni.

  2. La riparazione degli strumenti musicali a corda danneggiati dall’usura, dagli urti e da colpi che accidentalmente possono prendere, oltre che a sbalzi termici e di umidità, possono creare scollature, crepe o deformazioni sullo strumento. Cosa fai quindi ? A chi ti rivolgi ?

    Un professionista procede con interventi specifici mirati ad un restauro funzionale per ridare la funzionalità compromessa dello strumento, apportando le modifiche necessarie per migliorarne la qualità.

    Altre volte esegue un restauro conservativo intervenendo sullo strumento senza alterare le sue caratteristiche originali, conservandone la testimonianza storica.

    In pratica devi rivolgerti ad uno che sa restaurare perché questo lavoro necessita di conoscenza tecniche e culturali, importanti per rimanere fedeli allo stile e ai materiali del contesto storico, in cui lo strumento è stato costruito.

  3. Quelli però non sono liutai…riparano gli strumenti a corda, in prevalenza la chitarra. E’ inutile portargli violini, clavicembali e simili. Costano molto di più per riparare un violino. Meglio andare altrove. Da esperti. Sempre a Firenze.

  4. Luca & Cinzia

    Io e una amica ci siamo andati. Negozietto piccolo, ma accogliente. Brave persone. Comunque cari assaettati. Gira e rigira si fanno pagare come se fossero famosi. Di consueto quando si inizia stai un pò basso nei prezzi. Questi giù legnate di euri! Va bhe che devi riprendere i costi, ma secondo me se mi devo far spennare anche se tu hai la mano da prof, vado da chi è da più anni nel settore.

  5. Cesare Dellavia Castaldini

    Per fare il liutaio, oltre alla quantità astronomica di esperienza, pazienza, buon senso, manualità e passione, ti serve per prima cosa…un laboratorio. Significa: possedere(magari) o affittare un locale delle dimensioni giuste, accertarsi che sia a norma, significa, comprare macchinari, sega a nastro, fresa, trapano a colonna, pantografo e chissà quali altre attrezzature per poter fare i tuoi lavori bene e in poco tempo.

    Attenzione, quando parlo di sega a nastro, fresa ecc, non intendo quelle che si trovano dei ferramenta che costano una fesseria, parlo di macchinari professionali, di potenza adatta al lavoro che devi svolgere e con tutti gli accorgimenti di sicurezza del caso.

    Poi, ti serve un ambiente dove poter verniciare, non so bene le norme, ma per la tua salute dovrà essere munito di aspiratore. Ancora, ti serviranno, lime, raspe, attrezzi per il fretting, se poi, vuoi fare anche il liutaio “acustico”, ti servirà un sistema per curvare le fasce a caldo e qui non continuo perchè sono incompetente.

    Tutto questo, può voler dire prestiti di denaro, mutuo, insomma, ci vuole un casino di soldi, senza la certezza che un giorno li recupererai. Inutile dire che ci vorrano licenze ed autorizzazioni, di cui non sono informato, ma posso intuirne la necessità.

    Quindi ci vuole un investimento economico elevato. Questi due di Coverciano non devono star male a soldi per aver aperto, altrimenti, oggi non lo apri un laboratorio di liuteria con le tasse che ti succhiano l’anima!

  6. Cesare, la rettifica era necessaria…non si può scrivere che sono liutai…lo saranno nel futuro, ma adesso quello è un semplice laboratorio ove riparano strumenti a corda, ma non quelli ad archi.

  7. Bravo Cesare…sono giorni che ti si scriveva di correggere foto copertina e articolo; quel negozio è un laboratorio, non hanno una liuteria come qualcuno ha scritto nei commenti.

  8. Cesare Dellavia Castaldini

    Questo testo era nell’articolo, lo rimetto qui corretto.

    “In Toscana c’è a Firenze un laboratorio di restauro su strumenti a corda. I due componenti del negozio. Cristian e Leonardo, sono conosciuti nelle cronache, per essere un duo musicale, con arrangiamenti, cover e autori di pezzi musicali. Per chi volesse approfondire la conoscenza, cercateli su instagram: @sosmusicfirenze.”

  9. Interessante scambio di nozioni, ricordi e frammenti di esperienze. La scena liutaria toscana degli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900 parte nel 1866 quando arriva a Firenze Giuseppe Scarampella (Brescia 1838 – Varese 1902). La formazione professionale fu a Parigi nella bottega di Nicolò Bianchi, ed ebbe un importante influsso sull’ambiente liutario toscano, elevando lo standard del restauro a livelli internazionali. Costruì pochi ma raffinatissimi strumenti. Nel 1880 Valentino De Zorzi (Vittorio Veneto 1837 – Firenze 1916) si trasferisce a Pistoia (e poi, nel 1885 a Firenze); ispirandosi ai liutai toscani del passato, costruì strumenti molto apprezzati, con uno stile personale che influenzò diversi liutai del XX secolo.

  10. @Rossella ricordo da piccolo i “cantini” finissimi, si facevano con le interiora di agnello “importate” da Roma.

    A Livorno c’è un liutaio di grande nome con la sua casa-museo: 75 anni, discepolo del padre Dario chiamato il “liutaio della montagna” perché la bottega era
    sull’Appennino tosco-romagnolo.

  11. Parliamo di Livorno quando non era ancora realmente città ed era costituita da un grumo di case «con 600-1000 abitanti attorno all’attuale via San Giovanni» ? C’è la ricerca degli storici Michele Montanelli e Clara Errico che, scandagliando nelle filze d’archivio per la loro indagine su “liutai e minugiai a Pisa e Livorno nel Seicento”. Una parte dei liutai attivi erano di importazione: provenivano in genere dall’Alta Baviera, soprattutto da botteghe di strumenti musicali di Fussen.

    In tandem con il mestiere di liutaio, che si occupava di costruire la struttura dello strumento, c’era quello del minugiaio, che invece aveva a che fare con la realizzazione delle corde.

    Non a caso erano attività confinate ai margini dell’abitato: per esempio, a Livorno nella zona di Torretta, estrema periferia che diventerà poi a fine Ottocento un polo industriale. Qui qualche minugiaio sopravvisse fino agli anno ’60.

  12. Filippo D'acquino

    In aggiunta dell’articolo, ben fatto, in realtà nel nostro Paese ci sono tante scuole di grande tradizione: la bolognese, la veneziana, la napoletana. E appunto quella toscana, che è sviluppata tra Firenze, Pisa, Lucca e Arezzo ed è anche la più antica; le sue origini storiche possono essere fatte risalire al Duecento.

    Si inizia nel Trecento con Dante Alighieri che nel quarto canto del Purgatorio racconta il suo incontro con il liutaio fiorentino Belacqua.

    Si prosegue nel XVI secolo con Giorgio Vasari, che ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori” svela un inedito Leonardo Da Vinci liutaio: nel 1482, infatti, Leonardo fu mandato da Lorenzo de’ Medici a Milano, presso la corte del Moro, come musico di corte e come costruttore di strumenti.
    Realizzò una particolarissima lira in argento, passata però in secondo piano rispetto ai capolavori della sua attività pittorica.

    Un grande liutaio nel Cinquecento era il padre di Benvenuto Cellini e musicista era pure il papà di Galileo Galilei. Tra Seicento e Settecento, quando gli Asburgo subentrarono ai Medici e cominciarono a collezionare liuti, in Toscana operava un centinaio di liutai.

    In Toscana c’è anche una scuola, ma la retta costa un botto: 2000,00 Euri!

  13. Quelli di Coverciano? Mai sentito fossero liutati.

  14. @Sabrina hanno aperto da poco più di un mese. Comunque in giro la voce circola abbastanza bene; persone simpatiche e piacevoli. Competenti.

  15. a Firenze ho trovato un’americana simpaticissima, diplomata alla scuola internazionale di liuteria di Modena, che appunto lavora su Stradivari e simili, ma per curiosità ha imparato a settare le chitarre elettriche. Tra l’altro prende poco, per un lavoro di prima qualità. Ed è l’unica che ho incontrato che ti dice “suonala e senti se va tutto bene, sennò me la riporti e la risistemo”. Il laboratorio è vicino al tribunale di Piazza san Firenze.

  16. Personalmente trovo che questo mestiere abbia perso molto del suo significato originale…..Oggi tutti si fanno chiamare “liutai”, ne conosco personalmente diversi anche quotati ma nessuno che abbia intrapreso questa nobile arte/professione per reale passione, un pò di esperienza pratica e savoire faire non può supplire alla totale carenza di gavetta e di preparazione adeguata.

  17. @Concordo con Matteo: Se cambiate i pick up e non avete i cavi giusti per fare i collegamenti o comunque sono di tipologia economica o non siete veramente bravi col saldatore, il vostro suono non sara’ al top e la stessa cosa vale per il SET UP, bisogna che se ne occupano esperti.

  18. State attenti a voler fare di testa vostra cercando di modificare le VS chitarre, o far montare i pick up al vostro amico di fiducia, un mio amico-chitarrista ha rovinato il proprio strumento e alla fine PER FORZA DI COSE l’ha portato dal liutaio in quanto non rendeva piu’ come prima.

You must be logged in to post a comment Login