Il Piazzale Michelangelo in affitto

Il Piazzale Michelangelo in affitto

 

Crolla un altro tabù. L’area pedonale del Piazzale Michelangelo non sarà accessibile ai cittadini e ai turisti nei giorni 8 e 15 aprile (in questo momento non siamo in grado di dirvi l’orario), perché affittata per un evento. La cifra che arriverà nelle casse di Palazzo Vecchio supererà i 300.000 euro, a cui ne andranno sommati (più o meno) altri 50.000 derivanti da imposte di soggiorno e tasse sui bus turistici. Si prevede l’arrivo di qualche migliaio di “ospiti”, che naturalmente dovranno mangiare, dormire e anche fare acquisti per un tempo di permanenza stimato intorno a sei giorni. L’evento è organizzato da Central Holidays per World System Builder. Questa è la notizia. Che scatenerà, e ha già scatenato, molte polemiche. Anche per le date scelte, visto che il 15 è il Sabato Santo. E poi bisognerà valutare che cosa accadrà negli altri giorni: ci saranno strutture, tendoni ecc.?

Comunque adesso una cosa è chiara: nessun luogo è più intoccabile. Basta mettersi d’accordo sul prezzo. Vero che il Comune ha promesso che i soldi ricavati verranno spesi per servizi alla città e per la manutenzione delle opere d’arte. Vero che viviamo in un’epoca in cui il denaro ha un valore non negoziabile. Vero anche che se Firenze diceva no qualcun altro avrebbe preso il suo posto. Ma quello che forse amareggerà i fiorentini, o almeno alcuni di loro, magari quelli più anziani, è vedere che quello scrigno prezioso che era la loro città, celebrata dall’arte e nella letteratura, è diventato una specie di discoteca da affittare per le feste di compleanno. Certo, nel caso del Piazzale, una discoteca lussuosa e costosa, con un panorama unico al mondo. Ma pur sempre una discoteca.

Qualcuno obietterà che in tempi di crisi e in mancanza di sufficienti trasferimenti statali anche questo può servire per riempire le casse dei comuni. Però ora che il fossato è stato saltato niente dovrà più stupirci. E la soddisfazione dell’assessore al turismo, che pure ha fatto bene il suo lavoro, qualcuno potrebbe anche non condividerla.

E, poi, alla fine, un po’ di magone rimane.

Duccio Magnelli

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