Il primo Margravio di Toscana fu Bonifacio IV

Bonifacio iniziò la sua carriera nel 1014, aiutando l’imperatore Enrico II nel deporre Arduino, marchese di Ivrea, proclamatosi re d’Italia, un titolo regale che l’Imperatore non aveva riconosciuto. Nel 1016, Bonifacio era nuovamente schierato a fianco dell’imperatore, questa volta contro il margravio di Torino, Ulrico Manfredi II. Nel 1020-1021 dovette far fronte alle pretese del fratello Corrado per la successione al potere (suo padre Tedaldo lo aveva nominato unico erede dei possedimenti canossiani) e ne uscì vittorioso.

Nel 1027 Bonifacio sostenne la candidatura di Corrado II di Germania per la Corona d’Italia e la corona imperiale contro altri pretendenti: Corrado II entrò Italia, ma a Lucca trovò le porte chiuse e così depose dalla carica margravio di Toscana, Ranieri, consegnando terre e titoli a Bonifacio. Questi collaborò attivamente alla politica dell’imperatore Corrado II: tenne contatti con gli altri fedeli dell’Impero, come l’arcivescovo Gebeardo di Ravenna e il vescovo Adalfredo di Bologna; insieme ad Ariberto da Intimiano partecipò con le sue truppe alla campagna repressiva condotta dall’imperatore contro il duca Teobaldo di Champagne, che si era asserragliato nel 1034 nella fortezza di Morat (vicino all’odierna Friburgo).

Bonifacio condusse in prima linea l’azione, riuscendo con grande astuzia a conquistare la fortezza ed evitando quindi che il vassallo ribelle realizzasse il proprio obiettivo principale: annettere ai propri territori la Borgogna. L’azione destò notevole impressione e Bonifacio fu ricompensato con grandi doni dall’imperatore.

Nel Natale del 1037 Bonifacio intervenne nella repressione del tumulto antimperiale che agitò Parma, che insieme ad altre città padane aveva affiancato Ariberto nell’opposizione a Corrado II.

Nel 1043, per i servizi resi all’Impero, ricevette il Ducato di Spoleto e Camerino. Nel frattempo acquisiva maggiori territori tra Parma e Piacenza, mentre la sua residenza principale era Mantova. Nel 1046 accolse con onore e munificenza al loro arrivo a Piacenza Enrico III, venuto in Italia per essere incoronato imperatore, e la consorte Agnese di Poitou.

Il rapporto tra Bonifacio ed Enrico, però, ben presto si deteriorà, probabilmente perché l’imperatore era timoroso della strapotenza di Bonifacio in Italia, e pare che in diverse successive occasioni abbia cercato di arrestarlo o di eliminarlo. D’altra parte, Bonifacio poteva contare tra i suoi alleati i Conti di Tuscolo, parenti di Papi, e Guaimario IV di Salerno.

Bonifacio appoggiò il partito della riforma di Leone IX e fu presente al Sinodo di Pavia nel 1049. Sostenne con copiose elargizioni l’abbazia di Pomposa.

Morì nel 1052 a San Martino dell’Argine, o nel bosco di Spineda, durante una battuta di caccia; una leggenda vuole che sia stato assassinato per mano di Scarpetta de’ Canevari di Parma, ma nella biografia di Donizone non si parla di morte violenta. Venne sepolto a Mantova nella chiesa di San Michele. La lapide sepolcrale si trova invece nella Cappella dell’Incoronata, all’interno del duomo di Mantova.

NOTA
Il casato dei Canossa basava i suoi poteri sui diritti conquistati e dalle consistenti proprietà allodiali della famiglia. Avevano ampliato i propri beni principalmente attraverso l’acquisto di terre o la permuta di beni cercando di cedere beni sparsi in favore della creazione di un nucleo di proprietà di notevole entità, ma anche grazie all’oculata gestione dei matrimoni. Oltretutto i Canossiani erano perfettamente inseriti nel sistema che procurava cariche ecclesiastiche in cambio di denaro (simonia) ed erano anche esperti gestori di proprietà altrui:molti signori o ecclesiastici lontani demandavano la gestione di castelli e cittadine che talvolta restavano a far parte del patrimonio dei Canossa.

Alcuni contratti stipulati da Bonifacio prevedevano la “precaria”, cioè un’occupazione di tre generazioni in cambio di altri beni; ma bastava che l’occupante non ricambiasse la parola data che si teneva il feudo. Vi erano infine le vere e proprie espropriazioni violente dei beni desiderati: più volte lo stesso Bonifacio non si fece scrupolo di prendere con le armi le proprietà delle chiese locali.

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