Il Pulpito del duomo di Siena

Il pulpito non è datato, né firmato dall’autore. La struttura venne ripresa dal precedente pulpito del battistero di Pisa, terminato dallo stesso Nicola Pisano nel 1260. Il pulpito era originariamente sotto l’esagono della cupola e rimaneva sulla destra guardando il coro dalla navata centrale. Nel 1532 fu spostato nella posizione attuale e nel 1543 fu dotato di una scala e di un ponte rinascimentali, scolpiti da Bernardino di Giacomo nel 1536-1539, su probabile disegno di Baldassarre Peruzzi (prima di allora il pulpito aveva una scala e un ponte di Nicola Pisano, oggi perduti). In quell’occasione il pulpito fu collocato su un piedistallo marmoreo, presente ancora oggi, che ne accresce l’altezza complessiva.

Il pulpito del duomo di Siena fu realizzato da Nicola Pisano e dalla sua bottega tra il 1265 e il 1268. È stato per lungo tempo attribuito a Giovanni Pisano, ma recenti scoperte documentarie ne hanno comprovato la realizzazione ad opera di Nicola Pisano, con la collaborazione del giovane figlio Giovanni Pisano, del giovane Arnolfo di Cambio e di Lapo. È una delle opere scultoree più importanti del Duecento italiano, se non la più importante in assoluto nella storia della scultura italiana di questo secolo.

La base è ottagonale e le scene dei pannelli principali sono, a partire dal ponte di accesso al pulpito:

Visitazione e Natività
Adorazione dei Magi
Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto
Strage degli Innocenti
Crocifissione
Giudizio Universale – gli Eletti
Giudizio Universale – i Dannati
Sugli spigoli ci sono figure che sporgono maggiormente rispetto alle figure dei pannelli. Tali figure sono, dallo spigolo confinante con il ponte di accesso al pulpito:

Madonna Annunciata (alla destra del ponte)
San Paolo tra i discepoli Tito e Timoteo
Madonna col Bambino
Due Angeli
Cristo Mistico
Simboli dei Quattro Evangelisti
Cristo Giudice
Angelo (alla sinistra del ponte)
Queste figure rappresentano sovente elementi narrativi tra le scene.

Una delle differenze stilistiche più importanti riguarda la struttura dei rilievi dei pannelli principali, molto diversa rispetto a quella di Pisa, con scene molto affollate nelle quali i piccoli personaggi sono disposti su ben quattro o cinque piani sovrapposti, secondo un ritmo molto concitato, sottolineato anche da gesti animati ed espressioni corrucciate. Le figure hanno perso la solennità classicheggiante di quelle di Pisa, hanno gesti e movimenti più realistici e intrattengono rapporti più diretti ed umanizzati con le figure circostanti.

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