Il Tumulto dei Ciompi a Firenze, una rivolta popolare nel 1378

Nella Firenze medievale venivano indicati come ciompi o scardassieri i salariati appartenenti soprattutto al settore della lavorazione della lana (addetti alla pettinatura e alla cardatura), che rappresentavano uno dei gradini più bassi della scala sociale dell’epoca. Essi avevano come luogo di ritrovo la chiesa di Santa Maria dei Battilani in via delle Ruote (oggi sconsacrata).Nel sistema delle Corporazioni delle arti e mestieri i Ciompi, assieme ad altri mestieranti più umili, non godevano di alcuna rappresentanza ed erano per questo esclusi da una qualsiasi gestione politica della società. La gerarchia politico-sociale era quindi rappresentata da un “popolo grasso” al vertice, rappresentante le Arti Maggiori, più prestigiose e redditizie, e da un “popolo minuto” (o medio), composto dalla piccola borghesia (le Arti Minori) e da un cosiddetto “popolo magro”, consistente nel proletariato: braccianti, operai e piccoli commercianti, spesso immigrati dal contado per soddisfare la necessità di lavoro a basso costo, le cui condizioni economiche erano caratterizzate da estrema precarietà, privi inoltre di qualsiasi forma di rappresentanza.

In tutta Europa la seconda metà del Trecento, dopo la gravissima ondata della peste nera, fu caratterizzata da un’acuta crisi economica, il cui peso fu spesso scaricato dai cittadini più benestanti sulle masse più povere, grazie alle manovre politiche che essi avevano il potere di attuare per ampliare la loro intraprendenza.

L’etimo di ciompi deriva dal verbo “ciompare”, sinonimo di battere, picchiare, percuotere (ancora oggi nelle campagne si sente dire “stai bono sennò ti ciompo!”) e siccome una delle operazioni iniziali della lavorazione della lana consisteva nel batterla con un bastone per favorire il distacco dei mazerri di pelo e permetterne poi la cardatura quelli che battevano, “ciompavano”, venendo perciò definiti ciompi.

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