Immigrazione: La posizione geografica e la peculiarità geopolitica di Malta

immigrati-maltaLa densità demografica dell’isola appare molto elevata con 1200 persone in media per chilometro quadrato e, di conseguenza, più del 23% del suolo a disposizione risulta edificato (2). Tali dati si trovano riportati in tutti i documenti redatti dalle autorità maltesi, ogni qual volta queste si siano ritrovate a dover illustrare le politiche messe in atto per la gestione dell’immigrazione sull’isola, o abbiano chiesto l’intervento attivo degli altri Stati membri dell’Ue a questo riguardo. Quando si parla di gestione o di controllo dell’immigrazione irregolare, appare infatti inevitabile ribadire la particolare posizione geopolitica dello Stato maltese. Due comparazioni possono forse aiutare a descrivere meglio la sua specificità. Per le sue dimensioni e per la posizione geografica, Malta – seppur più vasta in termini di territorio e popolazione – potrebbe essere paragonata all’isola di Lampedusa, in Sicilia, che negli ultimi anni è stata lo scenario italiano privilegiato degli sbarchi di migliaia di persone provenienti dai più disparati paesi africani ma salpate soprattutto dalla Libia. Entrambe le isole, infatti, si trovano nel cuore del Mar Mediterraneo, lungo la rotta dei migranti partiti dal Nord Africa con lo scopo di raggiungere l’Europa. Tra l’isola di Malta e quella di Lampedusa esiste però una differenza fondamentale e dirimente ai fini del nostro studio: l’isola di Lampedusa è una piccola porzione del territorio di uno Stato molto più vasto. I migranti che vi approdano, pertanto, fanno automaticamente ingresso sul suolo italiano e sono soggetti alle leggi nazionali dell’Italia: dopo un periodo più o meno breve di trattenimento nel centro di detenzione amministrativa dell’isola, vengono da qui smistati in altri centri italiani e seguono le procedure stabilite dalla legge nazionale sull’immigrazione (3). Di contro, Malta è uno Stato a sé stante. Quando un migrante vi approda, pertanto, è tenuto a rimanere all’interno del territorio maltese dove dovrà attendere lo svolgersi delle procedure atte a stabilire la sua posizione giuridica e dove in seguito dovrà rimanere secondo le condizioni previste dalla legge per il suo status. Malta, quindi, a differenza di Lampedusa, è uno Stato-nazione che deve affrontare all’interno del proprio territorio le problematiche connesse col fenomeno dell’arrivo dei migranti sulle proprie coste.
La particolare posizione di Malta come paese di frontiera all’estremo sud dell’Unione europea, mai considerato dai migranti come meta del loro viaggio ma solo come luogo in cui si transita per necessità (4), potrebbe altresì indurre a paragonare Malta a quegli Stati che, come abbiamo visto, pur non facendo parte dell’Unione europea, risultano interessati nella gestione e nel controllo dei flussi migratori dall’Africa al vecchio continente. Si potrebbe ad esempio accostare la situazione maltese a quella dei paesi del Maghreb direttamente coinvolti dagli Stati membri nel controllo dei confini esterni dell’area Schengen e dello spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia definito dal programma dell’Aja nel 2004 (5). Con questi paesi l’Unione europea ha infatti stipulato accordi che comprendono clausole relative al contrasto dell’immigrazione cosiddetta clandestina verso l’Europa come quello con il Marocco firmato nel 1996 ed entrato in vigore nel 2000 (6). Ma, anche questa volta, il paragone regge fino a un certo punto: Malta, infatti, a differenza del Marocco, della Libia e degli altri paesi della sponda sud del Partenariato Euromediterraneo, è, se pur da breve tempo, membro a pieno titolo dell’Unione europea e questo, per ovvi motivi, rende impossibile che lo Stato maltese possa rapportarsi al resto dell’Ue come controparte di accordi di riammissione o come paese cosiddetto ‘terzo’ rispetto al transito dei migranti verso gli Stati membri.

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