La ceramica Il Bucchero in Toscana

Il bucchero è un tipo di ceramica nera e lucida, spesso fine e leggerissima, prodotta dagli etruschi per realizzare vasi. La integrale monocromia nera è la caratteristica più evidente di questa tipologia di ceramica e la colorazione veniva ottenuta mediante una cottura particolare. Il bucchero fu utilizzato in Etruria dal secondo quarto del VII secolo a.C. alla prima metà del V secolo a.C.; un materiale simile fu popolare per lungo tempo anche in Eolide. Il termine bucchero deriva dal portoghese bucaro con il quale si definirono alcuni vasi giunti dall’America meridionale più o meno nello stesso periodo dei primi ritrovamenti nei siti archeologici etruschi.

Gli oggetti forgiati ed essiccati all’aria venivano cotti in forni adatti a produrre un’atmosfera interna fortemente riducente (cioè priva di ossigeno) e, grazie alle reazioni chimiche che in quelle condizioni di cottura si sviluppavano, gli oggetti assumevano la colorazione nera (trasformazione dell’ossido ferrico dell’argilla in ossido ferroso) che li distingue da qualsiasi altro tipo di terracotta.

Tra le forme più frequenti si trova l’anfora che si presenta tipicamente di piccole dimensioni con collo alto, largo alla base e stretto nella parte alta, con manici a nastro che vanno dalla spalla al labbro, corpo globulare all’inizio e ovoidale nella forma evoluta che confluisce nel secondo quarto del VI secolo a.C. nella forma dell’anfora nicostenica.

Diffuse sono anche l’oinochoe (vaso simile alla brocca utilizzato per versare vino e acqua) in forme svariate, l’olpe, con funzione simile all’ oinochoelo, skyphos (coppa) derivato dal protocorinzio, il kotyle che non sopravvive però al VII secolo a.C., il calice, con le pareti spesse e senza anse, labbro alto e ciotola bassa, il kantharos che ripete la forma del calice al quale aggiunge alte anse a nastro (presenti anche nel kyathos) e che è popolare dall’ultimo quarto del VII secolo a.C. fino alla metà del VI, la kylix (coppa per il vino).

Alcune di queste forme hanno precedenti nella ceramica greca mentre altre nascono da tradizioni locali o da importazioni orientali.

Nel bucchero etrusco la forma ha più importanza di qualunque altro effetto decorativo, tuttavia fin dalla fase antica per le decorazioni si utilizzano il rilievo, le incisioni e la decorazione a stampo, che termina alla fine del VII secolo a.C., applicati agli ornamenti come ai fregi continui animalistici o con figure umane; a partire dal “bucchero di transizione” (625-575 a.C.) si applicano disegni a stampo mediante cilindretti fatti ruotare sulla superficie ancora molle del vaso.

La decorazione plastica a tutto tondo (come le statuette di sostegno per il calice) si trova a Chiusi, Orvieto, Vulci e Tarquinia, nel “bucchero pesante” di VI e V secolo a.C. I motivi decorativi più comuni sono la doppia spirale, i ventagli, le striature verticali e i raggi.

I modelli per il bucchero etrusco, incisioni o rilievi, sono corinzi, all’inizio mescolati con influenze orientali dirette e a partire da lavori in metallo. Rari gli esemplari di bucchero con decorazione argentata, a incavo e colorati, con aggiunte, dopo la cottura, in bianco, porpora, blu o verde, questi ultimi datati al terzo quarto del VI secolo a.C. e limitati alle anfore nicosteniche.

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