LA MASSONERIA IN TOSCANA

I primi membri fiorentini della Massoneria ebbero un notevole ruolo nell’auspicare prima, e nello stabilizzare poi, il passaggio del Granducato a Francesco di Lorena, sotto il nome di Francesco II. Il Marchese Giulio Rucellai, Segretario della Giurisdizione, il Marchese Carlo Rinuccini, Ministro sotto Gian Gastone e poi del primo dei Lorenesi, Giovanni Lami, noto ed influente erudito, ed altri minori personaggi, avevano, infatti, appoggiato l’avvento dei Lorena.

La magnanimità di questo sovrano, chiamato dai fiorentini “il Fratello lorenese” protesse poi l’Ordine ed i suoi membri, contro lo strapotere ecclesiastico dell’Inquisizione, fino alla sua abolizione, il 5 luglio 1782. I Lorena suoi successori mantennero lo stesso benevolo atteggiamento verso la Massoneria. Non è da dimenticare che, proprio in Toscana, a Lucca e Livorno, con il sostegno di Pietro Leopoldo, furono pubblicate le prime due edizioni dell’Enciclopedia, la monumentale opera illuminista, quando era stata già posta all’indice, nel marzo del 1759.

La concezione politica dei primi Granduchi Lorenesi era improntata agli ideali massonici, che ponevano nella pubblica felicità lo scopo dei governi, attraverso la tolleranza ed il rispetto dei diritti altrui, e, nel loro fine ultimo, la Fratellanza universale. La libertà di culto, l’abolizione della pena di morte, il principio della reciproca collaborazione e fiducia fra governanti e governati, ciò che Pietro Leopoldo stesso definiva la “cooperazione ed il consenso dei soggetti interessati”, fecero scrivere al Fratello Mirabeau che: “l’Europa del XVIII secolo può essere veramente felice perché ha voluto mettere alle due estremità del continente due sovrani, così rari in tutti i secoli, quali Gustavo [di Svezia] e Leopoldo.”

La raffinata ideologia umanistica di Pietro Leopoldo non penetrò purtroppo nell’anima popolare, in cui godeva in ogni caso considerazione e rispetto, ma rimase appannaggio delle classi colte, che ebbero modo di formare delle colte accademie tuttora esistenti e culturalmente vivaci. La validità riformistica indotta dall’illuminismo in Pietro Leopoldo ebbe quindi altissimi estimatori, che formarono una élite, cosciente di essere all’avanguardia in Europa.

I maggiori spiriti toscani videro nei principi della Costituzione Leopoldina un equilibrato ed efficiente compromesso fra la libertà nazionale e autocrazia illuminata..In quest’ambiente gli eccessi della stessa Rivoluzione francese furono visti come derivanti da quegli stessi mali debellati pacificamente in Toscana e furono condannati, anche se compresi nel loro aspetto di dolorosa catarsi sociale. Quest’equilibrio, politico e sociologico, ha un’intrinseca natura massonica; per la sua ideologia umanistica la Massoneria è riformista o anche rivoluzionaria, quando ciò è necessario all’evoluzione umana, ma per le stesse motivazioni ha in se anche elementi, bilancianti, di conservazione e di moderatismo.

Pietro Leopoldo, lasciando la Toscana per l’Impero, nonostante le gravi difficoltà e responsabilità dell’altissimo incarico, e le persistenti dicerie sul complotto massonico contro i troni e gli altari, sfociato nella Rivoluzione, mantenne una profonda coerenza di riformista, proteggendo coloro che, indicati come illuminati dalla propaganda antimassonica, conservarono sotto il suo regno proprietà, libertà e titoli. È inoltre nota la protezione e la benevolenza verso la Massoneria di un altro grande Asburgo-Lorena, l’Imperatore Giuseppe: in un suo noto editto, l’esistenza della Massoneria nelle nazioni sottoposte all’Impero era accettata e regolamentata. La reazione dei principati europei, e soprattutto quella clericale, vide negli eccessi rivoluzionari la conseguenza dell’illuminismo e del riformismo della Massoneria, che avrebbe invece voluto un equo e pacifico trapasso di una parte dei poteri sovrani ai rappresentanti del popolo.

La leggenda del complotto massonico non ebbe tuttavia troppi estimatori in Europa, tranne che in Italia dove l’esistenza del potere temporale del Papato stravolse ogni possibilità di contatto e rapporto fra Massoni e grandi masse popolari. Quando un principe come il popolare “Canapone”, ultimo Granduca lorenese di Toscana, prese la strada dell’Austria in carrozza, come un privato cittadino, la Massoneria toscana, nell’entusiasmo dell’unità italiana, non si rese conto di aver perso forse l’ultimo difensore ed assertore nei fatti dell’essenza ideologica più profonda e vera della Massoneria. Ma dei Lorena, in Toscana, non rimane soltanto il globo chiodato ai crocicchi delle vie, ma un’impostazione di vita e di pensiero che per quanto patrimonio d’élite trova risposta anche nell’istinto del popolo, che, alla fine, ritrova sempre il fiuto per l’odore che distingue i buoni dai cattivi padroni.

Non sarebbe possibile scrivere la storia, anche recente, della Toscana se si ignorasse il contributo dei Massoni. E’ sufficiente guardarsi intorno: dalla toponomastica delle città toscane, molte strade sono dedicate a Massoni per il contributo che hanno dato alla società, alla sempre maggior frequenza in cui nell’ambito di commemorazioni di personaggi, autorevoli per il loro ruolo politico o sociale o culturale, siamo chiamati ad illustrare la loro dimensione massonica. Ciò non deve far meraviglia perché la Massoneria toscana ha sempre fornito una parte significativa della classe dirigente.

Ed anche nell’immediato dopo guerra fra le forze partigiane e fra coloro che reggeranno le sorti di molte comunità toscane, troviamo giovani e meno giovani alcuni dei quali busseranno alle porte della Massoneria a conferma di una continuità ideale, di una identità di valori fra resistenza e massoneria, fra antifascismo e amore per la libertà. Ed anche quando l’appartenenza alla Massoneria ha procurato discriminazione ed ostilità – ricordo che la Regione Toscana è ancora tra le poche regioni che mantiene leggi che sono nate per discriminare i Massoni – non hanno mai avuto dubbi su quello che doveva essere il loro dovere: prodigarsi per gli altri, cercare di dare un contributo alla società, mettere a disposizione della comunità le capacità professionali, lottare per quegli stessi ideali per i quali scelsero la lotta partigiana, la libertà e la lotta alla discriminazione.

Desidero concludere con le parole di un non Massone a conferma e testimonianza, meglio e più di ogni discorso, di quanto la Massoneria sia vicina al sentire collettivo, di quanto i suoi principi siano connaturati all’animo della gente comune, di quella migliore. Sono le parole di un padre, affettuose quanto severe ed ammonitrici: “Amate, figli miei, lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il miglior ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita… Amate la madre patria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e ovunque vi sono vostri simili, quelli sono vostri fratelli.”. Queste parole le pronunciò Pietro Benedetti, combattente del Corpo Volontari della Libertà, fucilato dai fascisti.

IL COLLEGIO DEI MAESTRI VENERABILI DELLA TOSCANA

Ma che cos’è il “Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili delle Logge della Toscana” ? Bisogna, prima di tutto, fare una precisazione: una Loggia è un luogo nel quale i Massoni si raccolgono ed operano. Ogni Massone deve appartenere ad una di esse. Il territorio italiano è ripartito in Circoscrizioni, di regola coincidenti con le Regioni, a loro volta ripartite in Orienti, nei quali hanno sede le Logge: una esauriente rappresentazione è visibile sul sito del Grande Oriente d’Italia. I Collegi Circoscrizionali sono organi amministrativi di collegamento e di coordinamento, composti dai Maestri Venerabili che presiedono alle attività delle Logge della Circoscrizione. Organo esecutivo del Collegio è la Giunta, costituita dal Presidente, dal Vicepresidente e dall’Oratore.

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