La socievolezza naturale dell’uomo

La socievolezza naturale dell’uomo

Papa Leone XIII insegna che “L’uomo è naturalmente ordinato alla Società civile: non potendo infatti nell’isolamento procacciarsi il necessario alla vita ed al perfezionamento intellettuale e morale, la Provvidenza dispose che egli venisse alla luce fatto per congiungersi ed unirsi ad altri, sia nella Società domestica, sia nella Società civile la quale solamente gli può fornire tutto quello che basta perfettamente alla vita”. (Enciclica Immortale Dei, 1° novembre 1855). Già Aristotele diceva che chi è incapace di vivere in società o non ne ha la necessità perché basta a se stesso, deve essere “un animale o un semi-Dio”.

La famiglia, non essendo autosufficiente, tende ad integrarsi nella Società civile il cui Fine è universale, perché è quello che riguarda il bene comune a cui tutti i singoli cittadini hanno diritto nella debita proporzione. “Per essa gli uomini si mettono in mutua comunicazione al fine di formare uno Stato”. (Leone XIII, Enciclica Rerum Novarum, 15 maggio 1891).

Lo Stato è per i cittadini, non viceversa, ossia la persona in quanto razionale, libera e spirituale non è un ingranaggio della Società, una parte di essa, come una rotella di un meccanismo, e occorre che lo Stato rispetti la dignità della natura umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, dotata di un’anima spirituale e di intelletto e volontà, e quindi libera di fare il bene che la condurrà alla vita soprannaturale ed eterna. Lo Stato perciò deve procurare una vita materialmente perfetta all’uomo, difendendo i suoi diritti e la sua dignità: la vita, l’integrità fisica e morale, le comodità temporali, l’educazione, ecc. Ma al contempo l’uomo in quanto sociale o civis deve sacrificare moralmente se stesso per il bene comune della Patria, partendo per la guerra difensiva, pagando le giuste imposte, rispettando le leggi civili rette […]

Papa Pio XI insegna che “Nel piano del Creatore la Società è un mezzo naturale, di cui l’uomo può e deve servirsi per il raggiungimento del suo Fine, essendo la Società per l’uomo e non viceversa. Ciò non è da intendersi nel senso del liberalismo individualistico, che subordina la Società all’uso egoistico dell’individuo, ma solo nel senso che, mediante l’unione organica con la Società, sia a tutti resa possibile, per la mutua collaborazione, l’attuazione della vera felicità terrena”. (Enciclica Divini Redemptoris Promissio, 19 marzo 1937).

Proprio in considerazione della natura dell’uomo, sarebbe un gravissimo errore pensare che la Società civile sia ordinata esclusivamente alla sicurezza ed al bene temporale dell’uomo, senza alcuna relazione a Dio. La Società civile, infatti, non può prescindere dal Fine ultimo della persona, sia perché la felicità temporale dice ordine a quella spirituale, sia perché l’uomo singolo, fatto di anima e corpo, non può contentare solo il corpo, ma deve provvedere anche alla sua anima, che anela ad un Fine spirituale.

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