Figlio secondogenito del granduca Ferdinando III di Toscana e di Luisa Maria Amalia di Borbone-Napoli, Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo-Lorena (Firenze, 3 ottobre 1797 – Roma, 28 gennaio 1870) è stato il penultimo granduca di Toscana e l’ultimo granduca regnante de facto. Leopoldo visse la sua prima giovinezza nei territori del Sacro Romano Impero, dove il padre si era rifugiato dopo l’invasione napoleonica. Divenne principe ereditario “in pectore” del Granducato di Toscana nel 1800, alla morte del fratello maggiore Francesco Leopoldo.

Seguì il genitore in esilio dapprima a Vienna e poi, del 1803, a Salisburgo, dove Ferdinando ottenne come compensazione per i territori perduti l’area dell’ex arcivescovato. Leopoldo nel marzo del 1805 venne costretto ad abbandonare anche questa città per l’incalzare della nuova guerra tra Austria e Francia rivoluzionaria e per questo si trasferì a Würzburg, dove la famiglia si stabilì in quello che era l’antico palazzo vescovile. Durante questi tormentati anni, Leopoldo riuscì a studiare molto con tutori tedeschi ed italiani, mostrando una particolare predilezione per le materie letterarie.

Nel 1817 Leopoldo sposò Maria Anna Carolina di Sassonia, alla quale fu particolarmente legato e dalla quale ebbe tre figlie. Con la moglie a partire dal 1819 intraprese un lungo viaggio in Europa toccando tappe come Monaco di Baviera, Dresda, Praga, Vienna e Venezia. Il suo primo contatto con gli affari di stato avvenne nell’ottobre del 1822 quando venne chiamato a Verona a prendere parte col padre ai lavori per il congresso della Santa Alleanza.

Alla morte del padre il 18 giugno 1824, Leopoldo II assunse il potere e subito dimostrò di voler essere un sovrano indipendente, appoggiato in questo dal ministro Vittorio Fossombroni, dando prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tassa sulla carne e un piano di opere pubbliche che prevedeva la continuazione della bonifica della Maremma (tanto da essere ricordato dai Grossetani con un monumento scultoreo collocato in Piazza Dante), l’ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade, un primo sviluppo delle attività turistiche (allora chiamate “industria del forestiero”) e lo sfruttamento delle miniere del granducato.

Nel 1839 e nel 1841 Leopoldo II diede il permesso per fare svolgere i “Congressi degli scienziati italiani” a Pisa e Firenze, nonostante le minacce del governo austriaco e le proteste di quello pontificio; nel frattempo il governo granducale pianificava un forte sviluppo della rete ferroviaria, che negli anni successivi avrebbe visto la nascita della “Ferrovia Leopolda” (Firenze-Pisa-Livorno; con la diramazione da Empoli a Siena) e della “Ferrovia Maria Antonia” (Firenze-Prato-Pistoia-Lucca), mentre rimasero a livello progettuale la “Ferrovia Ferdinanda” (Firenze-Arezzo) e la “Ferrovia Maremmana” (Livorno-confine del Chiarone).

Particolarmente ammirevole e destinato a rimanere nel cuore dei fiorentini (almeno fino al 1849) fu il comportamento del granduca in occasione della grande alluvione del 3 novembre 1844, quando il sovrano non fece mancare la sua presenza al momento dei soccorsi, aprendo le porte di Palazzo Pitti agli sfollati, impegnandosi personalmente nei soccorsi su una barca e recandosi in visita anche nelle zone più periferiche colpite dal disastro.

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