La Maestà fu commissionata a Simone Martini dal governo della città di Siena (Governo dei Nove). Non si conoscono le circostanze di questo incarico, ma è probabile che Simone Martini avesse già acquisito una reputazione di tutto rispetto se il governo della città di Siena gli affidò un’opera così importante per la sala principale del Palazzo Pubblico.Simone Martini lavorò all’affresco in più fasi: iniziò presumibilmente nel 1312, continuò il lavoro fino a circa due terzi della superficie prima di abbandonarla per recarsi ad Assisi, dove lo attendeva la Cappella di san Martino. Ma anche i lavori della cappella di San Martino furono interrotti e Simone tornò a Siena per completare quindi la parte inferiore della Maestà, oggi assai deteriorata a causa della tecnica adottata (principalmente pittura a secco). L’opera fu terminata nel giugno del 1315, come risulta dalla firma apposta dallo stesso Simone Martini.

La Maestà del Palazzo Pubblico di Siena è un affresco (970×763 cm) firmato da Simone Martini, che occupa tutta la parete nord della Sala del Mappamondo (detta anche Sala del Consiglio) del Palazzo Pubblico di Siena. L’affresco è datato 1315 ed è considerato una delle principali opere dell’artista, nonché una delle opere più importanti dell’arte trecentesca italiana.

L’affresco raffigura la Madonna in trono col Bambino circondata da Angeli e Santi. Una Madonna che volge lo sguardo lontano sia dall’osservatore che da suo figlio, in un punto imprecisato nel vuoto, siede su un ampio trono con i due fianchi laterali aperti e adornato con i motivi dello stile gotico raggiante. Con la mano sinistra regge il bambino, mentre con la destra tocca il piedino destro del piccolo. Il Bambino tiene un cartiglio in cui si legge: «DILIGITE IUSTITIAM QUI IUDICATIS TERRAM» (abbiate giustizia, voi che giudicate la Terra).

La particolarità di questo affresco è la laicità della scena: nonostante le figure siano di carattere religioso, la Vergine viene rappresentata come una principessa, e gli angeli e i santi formano la sua corte. Altra conferma di questa affermazione è il luogo in cui si trova l’opera, ovvero lo stesso luogo per il quale l’opera è stata creata: il Palazzo Comunale (Siena), cioè un luogo tipicamente laico.

Wikipedia

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