ONG Italiane e giornalismo, la giungla della qualita’

ONG

Le ONG più importanti e note hanno un proprio ufficio stampa con fotografi a volte interni a volte esterni con tanto di video operatori. E qui inizia la nostra indagine. Le Organizzazioni non governative sono attivamente impegnate in progetti di sviluppo nei paesi del sud e dell’est del mondo e quotidianamente impiegano energie, mezzi e uomini nel tentativo di diminuire le diseguaglianze sociali ed economiche. Il panorama italiano delle organizzazioni non governative comprende più di 150 soggetti, ma non è da considerarsi un dato definitivo. Le ONG che operano all’estero sono circa 40.000. In molti casi le ONG hanno capacità finanziarie superiori a quelle di alcuni Stati, tanto che c’è chi le definisce vere e proprie multinazionali della solidarietà.

I bilanci di alcune ONG del 2008 fanno capire quanti soldi possiedono; partiamo da Medici senza Frontiere con 800 milioni di dollari, Save the Children, World Vision e Feed the children con bilanci attorno ai 1,2 miliardi di dollari per ciascuna ONG, ecc. In Italia le ONG riconosciute ufficialmente eleggibili per il finanziamento pubblico sono circa 248; le prime dieci in termini di bilanci sono; ActionAid ( 45 milioni di euro); Medici Senza Frontiere (40 milioni di euro); COOPI (38 milioni di euro); Caritas (31 milioni di euro); AVSI ( 29 Milioni); Save The Children ( 25 milioni); Emergency e CESVI ( 23 milioni di euro); CISP ( 19 milioni di euro); Intersos (16 milioni) e VIS ( 14 milioni di euro).

Le maggiori difficoltà per chi opera in una situazione di guerra riguardano evidentemente la sicurezza personale, i rischi di sequestro, e dunque la libertà di movimento. In Afghanistan è rischioso muoversi da soli lontano dalla capitale, dove invece si può lavorare in condizioni di quasi normalità. Il giornalismo dovrebbe avere sempre una sola funzione: fornire gli elementi di fatto che consentano al lettore di formarsi una propria opinione. E, certo, avanzare ipotesi, suggerire retroscena e sviluppi di una situazione, ma restando ancorati ai fatti, soprattutto in sede di cronaca. Altra cosa sono gli editoriali e i commenti.

E qui casca l’asino, nel senso che la qualità professionale, per alcune ONG, non è importante, dal lato della comunicazione. Altre ONG devono dare i loro soldi in consulenze ad amici degli amici, quindi siamo sempre al solito discorso. Chi rimane potrebbe essere interessato, ma in effetti non ha la possibilità di pagare un video operatore che, al giorno, chiede minimo 600/800 Euro (tariffa chiesta a Firenze – 2012).

Alla fine dei discorsi a cosa servono le ONG, se quelle che riescono a creare una relazione reciproca sono poche ? D’altronde facciamo fatica a immaginare, per esempio, dei cooperanti del Sud del mondo che vengono qui per animare le nostre scuole, le nostre comunità, per dare valore alla nostra vita. Sappiamo che le risorse sono importanti, ma chiediamoci prima per “cosa” e “come”.

La comunicazione è importante per far sapere che costa svolgendo una ONG, ma quando viene proposta una consulenza professionale non ti chiedono soltanto il curriculum, ma vanno a vedere se tu sei del “giro”, un “figlio” di… o peggio fai parte di quel clientelismo che non aiuta la meritocrazia. Allora iniziamo con smettere nel sostenere le ONG che non porgono lavoro a rotazione, permettendo di fare esperienza anche ad altri professionisti giornalisti, fotoreporter e video reporter.

Bisognerebbe che i donatori imponessero delle pause di riflessione alle ONG, che oggi prolificano, inseguono i bandi dalla città fino all’Onu. Per avere che cosa ? Più donatori che finanzino più progetti in più Paesi? Insomma, il “fare per fare” disgiungendo il pensiero dall’azione non convince. Il problema è cambiare paradigma, entrare in un nuovo mondo fatto di relazioni orizzontali. Ma entrare in una relazione comporta fatica!

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Posted by on 31 dicembre 2012. Filed under CRONACA, MEDIA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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