Pakistan, blasfemia: cristiano condannato a morte

Pakistan, blasfemia: cristiano condannato a morte

pakistan_cristiani_in_pericoloSawan Masih, cristiano, il 7 marzo del 2013 venne accusato da un giovane musulmano, abitante della baraccopoli cristiana di Joseph Colony di Lahore, di avere calunniato il profeta Maometto. Sawan Masih si difese in tribunale sostenendo che l’islamico lo aveva denunciato per questioni personali e non per l’accusa di blasfemia. Al tempo del fatto, quando si duiffuse la notizia, circa 3.000 musulmani attaccarono Joseph Kolony, bruciando un centinaio di abitazioni, per lo più povere baracche. Alcuno degli assalitori è stato condannato o rinviato a giudizio. L’Alta Corte di Lahore, in base all’art 295 C del Codice penale, ha condannato pochi giorni fa Sawan Masih per impiccagione e il pagamento di una multa di 200mila rupie (più di 2mila dollari). La Chiesa cattolica e le denominazioni protestanti chiedono, da anni, l’abrogazione della “legge nera”. Introdotta nel 1986 da Zia-ul-Haq per soddisfare le rivendicazioni della frangia islamista, essa punisce con il carcere a vita o la condanna a morte chi profana il Corano o dissacra il nome del Profeta Maometto. raccolti dalla Commissione episcopale Giustizia e Pace del Pakistan (Ncjp), dal 1986 all’agosto 2009 almeno 964 persone sono state incriminate in base alla legge sulla blasfemia: fra queste 479 erano musulmani, 119 cristiani, 340 ahmadi, 14 indù e 10 di religione sconosciuta.

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