[Prato] La Caritas Diocesana apre le porte della Dogaia con il progetto “non solo carcere»

«Non ci sono detenuti irrecuperabili, tutti hanno il diritto alla speranza». Ne è convinta la Caritas diocesana di Prato nel presentare «Non solo carcere», un progetto promosso in collaborazione con l’associazione Don Renato Chiodaroli, Gruppo Barnaba e Insieme per la Famiglia. E non solo, perché è la rete la forza con cui si intende raggiungere l’obiettivo primario dell’iniziativa, pensata per aiutare le persone detenute verso il fine pena che hanno bisogno di misure alternative prima di tornare in libertà.

Accoglienza. Nel 1990 a Prato è stata aperta la casa Jacques Fesch, dedicata al criminale francese convertito in carcere, fortemente voluta dai cappellani del carcere per dare un tetto a quei detenuti che hanno ottenuto un permesso premio ma non hanno un posto dove stare. La Casa fornisce dunque un servizio di alloggio temporaneo alternativo all’istituto di pena. Un luogo protetto dove i carcerati possono incontrare i loro familiari. Oggi la struttura, che si trova a Narnali, grazie al progetto Caritas è in fase di ristrutturazione per aumentare la propria capacità di accoglienza. Già nell’estate tornerà in funzione e a settembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale.

Reinserimento sociale. Per favorire il ritorno nella società è necessario che il detenuto abbia un impiego. Questo serve anche a poter riallacciare le relazioni familiari interrotte durante il periodo di detenzione. In questo senso il progetto Caritas prevede percorsi individuali di orientamento, corsi di formazione e tirocini formativi all’interno di aziende del territorio.

 

Sensibilizzazione della cittadinanza. Secondo la Costituzione le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità (articolo 27). Per questo occorre che la detenzione sia un tempo utile per costruire percorsi esistenziali alternativi a quelli che hanno portato una persona a delinquere.

Questi percorsi saranno messi in campo grazie anche alla fattiva collaborazione delle istituzioni carcerarie: direzione casa circondariale di Prato, magistrature di sorveglianza, ufficio per l’esecuzione penale esterna e garante per i diritti dei detenuti

Diocesi di Prato

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