I territori di Piombino, Suvereto, Buriano, Scarlino, l’isola d’Elba e le isole minori di Pianosa, Montecristo, Cerboli e Palmaiola, già facenti parte della Repubblica di Pisa, si costituirono in Stato separato ed autonomo il 13 febbraio del 1399, allorchè Gherardo di Iacopo Appiani, nel vendere la signoria di Pisa a Gian Galeazzo Visconti, Duca di Milano, se ne riservò, per sè e per i suoi eredi, il dominio diretto. Soggetto ai flagelli della malaria e delle incursioni barbaresche, ma importante dal punto di vista strategico militare e per le rendite delle miniere elbane, il piccolo Stato di Piombino, per tutto l’arco della sua plurisecolare esistenza, fu conteso tra i vari stati della penisola italiana e le monarchie europee.

Il 3 giugno del 1403 lo stesso Gherardo Appiani, per difendersi dagli attacchi dei genovesi si pose sotto la protezione della Repubblica fiorentina. Imparentatisi, nella prima metà del XV secolo, con le famiglie romane dei Colonna, degli Orsini ed anche con i Fregoso di Genova, gli Appiani, a partire da Iacopo III, come “raccomandati” al trono partenopeo ottennero, con privilegio del 12 febbraio del 1465, il diritto di usare, con ol proprio, il cognome degli Aragonesi e di unire a quelle avite anche le armi della casa reale napoletana.

Agli inizi del ‘500, dopo la breve signoria di Cesare Borgia (1501-1503), lo Stato di Piombino torna agli Appiani d’Aragona che, nella persona di Iacopo IV, ne ottengono l’investitura imperiale l’8 novembre del 1509; insidiato dalle incursioni barbaresche è successivamente venduto da Carlo V a Cosimo I de’ Medici (nel 1548 e nel 1552), oppure è diretto dominio imperiale (dal 1548 al 1552), finchè Filippo II, il 29 maggio del 1557, lo restituisce a Iacopo VI Appiani d’Aragona, lasciando a Cosimo I solo Portoferraio nell’Elba “con un termine intorno al detto Porto di due miglia”.

In questa stessa occasione Filippo II si riserva la facoltà di munire di fortificazioni l’isola d’Elba (da cui la costruzione nel 1602 della fortezza di Longone, che farà parte dello Stato dei Presidi) e si stabilisce che lo Stato di Piombino, già feudo imperiale, sia controllato da una guarnigione spagnola.

Il 7 febbraio 1594, per riaffermare i diritti dell’Impero sul feudo piombinese, Rodolfo II d’Austria, con un atto di grazia in favore di Iacopo VII Appiani d’Aragona, lo eleva in Principato imperiale.

Estintasi nel 1603 la casata degli Appiani, dopo alterne vicende, l’imperatore Ferdinando II offre il Principato di Piombino a Niccolò Ludovisi ( che nel 1732 Polissena Mendoza, figlia di Isabella Appiani e del secondo Conte di Binasco), per un milione di fiorini e con obbligo della sub-investitura da parte del Re di Spagna. Salvo una breve parentesi in cui il Principato è conquistato dalla Francia (1646-1650) i Ludovisi e poi i Boncompagni Ludovisi sono i signori di Piombino dal 1634 al 1801 anche se, soprattutto questi ultimi, svolgono la loro attività politica e vivono prevalentemente a Roma e nel Regno di Napoli. In realtà il governo del Principato, sia al tempo degli Appiani d’Aragona che dei loro successori, era affidato ad un Governatore o Luogotenente generale dello Stato con il quale i signori e/o i principi tenevano una fitta corrispondenza.

Nella città di Piombino, poi, risiedeva anche un Vicario che, nominato annualmente dal sovrano tra i dottori in utroque iure forestieri, amministrava la giustizia civile e criminale nella città e nel suo distretto e svolgeva funzioni di consulente legale nei confronti dei Governatori locali (giudici non addottorati) che sercitavano la giurisdizione civile e criminale di primo grado nelle comunità di terraferma. Il Vicario aveva anche compiti di controllo sulle deliberazioni dei consigli cittadini e curava l’osservanza degli statuti e degli ordini sovrani.

Entrato con il trattato di Firenze del 27 marzo 1801 nell’orbita del potere francese post rivoluzionario, il proncipato di Piombino, con il decreto napoleonico del 17 marzo 1805, viene donato alla principessa Elisa Bonaparte, il cui marito, Felice Baciocchi, assume il nome ed il titolo di Principe di Piombino.

Tramontate le fortune napoleoniche, il 12 marzo 1814, il generale von Starhemberg prende possesso a nome dell’imperatore d’Austria dello Stato di Piombino da cui dal 3 maggio 1814 al 26 febbraio 1815 viene scorporata l’isola d’Elba che, eretta in principato, viene posta sotto il dominio diretto di Napoleone Bonaparte qui esiliato dalle potenze della coalizione. Successivamente con il Congresso di Vienna,l’Elba e gli altri territori del principato vengono annessi al Granducato di Toscana in cui è stato “restaurato” Ferdinando III Asburgo Lorena.

Nell’aprile del 1815, con la presa di possesso da parte del plenipotenziario granducale, il Principato di Piombino cessa formalmente di esistere-

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