Protocolli dei Savi di Sion

I Protocolli dei Savi di Sion o degli Anziani di Sion (russo: Протоколы сионских мудрецов, Protokoly Sionskich Mudrecov) sono un falso documentale prodotto nei primi anni del XX secolo in Russia dalla Okhrana, la polizia segreta zarista, e pubblicato in forma di documento segreto attribuito a una cospirazione ebraica tendente a impadronirsi del mondo. La natura di falso fu appurata già fin dai primissimi tempi successivi alla pubblicazione di detti Protocolli nel 1903; in particolare, una serie di articoli pubblicati sul Times di Londra nel 1921 dimostrò che gran parte del materiale era frutto di plagio da precedenti opere di satira politica, non correlate agli ebrei. Nonostante la comprovata falsità di tali documenti, essi riscossero ampio credito in ambienti antisemiti e antisionisti[1] e, tuttora, sono la base, specie in Medio Oriente, per avvalorare la teoria della cosiddetta cospirazione ebraica[2].
I Protocolli sono considerati la prima opera della moderna letteratura cospirativa.[3] Presentata come un’esposizione di un piano operativo degli “anziani” ai nuovi membri, descrive i metodi per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo dei media e la finanza e la sostituzione dell’ordine sociale tradizionale con un nuovo sistema, basato sulla manipolazione delle masse. L’opera è stata divulgata inizialmente da coloro i quali si opponevano al movimento rivoluzionario russo, e diffusa ulteriormente dopo la Rivoluzione russa del 1905. Dopo la Rivoluzione d’ottobre l’idea che il bolscevismo fosse una cospirazione ebraica per il dominio mondiale segnò un rinnovato e più diffuso interesse per i Protocolli. Anche se dopo la seconda guerra mondiale l’uso sistematico dei Protocolli come strumento di propaganda antisemita è diminuito, il testo è tuttora, specialmente nel mondo islamico, un’arma largamente diffusa, nell’arsenale dell’antisemitismo contemporaneo. La fonte originaria dei Protocolli dei Savi di Sion è un libello del 1864 intitolato Dialogue aux enfers entre Machiavel et Montesquieu (Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu), scritto dal satirista francese Maurice Joly. L’autore attacca le ambizioni politiche dell’imperatore Napoleone III mettendo in scena un immaginario dialogo tra Machiavelli e Montesquieu all’inferno. L’opera di Joly era ispirata ad un famoso romanzo di Eugène Sue, I misteri del popolo, nel quale il ruolo dei cospiratori era affidato ai Gesuiti. Nessuna delle due opere menziona gli ebrei. Joly fece stampare il libello in Belgio e cercò di reintrodurlo illegalmente in Francia, dove era proibito criticare la monarchia. La polizia sequestrò un gran numero di copie e l’opera fu proibita. Joly, individuato come l’autore, fu processato il 25 aprile 1865 e condannato a quindici mesi di prigione.
Nel 1868 Hermann Goedsche, un antisemita tedesco, pubblica con lo pseudonimo di Sir John Retcliffe un’opera dal titolo Biarritz nella quale riporta i dialoghi di Joly. Goedsche era un impiegato postale licenziato per aver falsificato nel 1849 delle prove nel processo del progressista Benedict Waldeck. Nel capitolo del libro Il cimitero ebraico di Praga e il Consiglio dei rappresentanti delle Dodici Tribù di Israele, Goedsche immagina un’assemblea segreta di rabbini, che si riuniscono ogni 100 anni, con lo scopo di pianificare la cospirazione giudaica. Questo racconto si rifà ad un episodio narrato da Alexandre Dumas padre (nel romanzo Giuseppe Balsamo). Nel racconto di Dumas, Cagliostro e i suoi seguaci mettono in atto una cospirazione che riguarda una collana di diamanti. Il capitolo di Goedsche si conclude con i dialoghi tratti da Joly.[4]

Fonte: Wikipedia

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