Sant’Appiano o S.Appiano, perplessita’ su autenticità storica?

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Pieve di Sanctum ad Planum – Toscana

L’agiotoponimo del luogo di culto “Sanctum ad Planum” che, secondo documenti vari, storici, esso è identificato anche in “S. Appiano”, “Sant’Appiano”, “Santo del Piano” e con altri toponimi identificativi, era un “tempio” con la pieve e gli idoli pagani che divenne poi, in epoca cristiana, un luogo di culto. Le origini di S. Appiano da dove partono ? Dunque “il colle” dove sorge l’edificio sacro (Pieve) viene indicato nelle carte topografiche come Mons aureus, Monte dell’oro o Monteloro. 

Da dove proviene quindi codesto “Santo del Piano” in Valdelsa?

Si narra che, nel IV e V secolo molti cristiani, in seguito alle persecuzioni di Decio, per sottrarsi alle torture e non cadere nel rischio di una eventuale apostasia, preferivano abbandonare le città ritirandosi in luoghi solitari, scegliendo di condurre una vita eremitica, all’interno delle campagne dedita all’ascetismo e alla penitenza.  (Mons. Fiorini ipotizza che Sant’Appiano possa appartenere a questa seconda categoria.).

Per tutto l’alto medioevo in Europa si diffuse il monachesimo irlandese: una forma di cristianesimo di origine celtica, nel quale il rapporto dell’uomo con la natura era un tratto fondamentale.

Nel caso specifico quindi, in Toscana, il “Santo del Piano” era il primo evangelizzatore della Valdelsa la cui autenticità storica è ancor oggi oggetto di studi; c’è chi ad esempio dice che fosse un monaco irlandese di nome Abbán. Altri, invece, ritengono che era senza nome e ricevette quelo di “Appiano” da “Appius”, dopo la sua morte.

La tesi più corrente e valida lo vuole di Pavia . Discordanza v’e’ pure , sul tempo , nel quale S. Appiano visse . C’è’ chi lo vuole fiorito prima del 700 , chi morto nel 700 e il suo corpo trasportato da qui a Pavia nel 725 dal re Liutprando, chi invece in terra Toscana.

In qualsiasi caso il “Santo del Piano” o Sant’Appiano o S.Appiano o altre identificazioni, addirittura troviamo anche un San Pietro d’Appiano, non appartiene al Calendario Universale della Chiesa ed infatti ha suscitato perplessità circa la sua autenticità storica.

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Su questa autenticità è il fatto che, tra i monaci solitari, questa figura è poliedrica, infatti esistono figure simili; per esempio, un benedettino il cui luogo ove nacque è incerto. Alcuni lo dicono ligure, altri sardo , altri africano . Il Felletti, addirittura, tenta di provare che il Santo fu comacchiese.

Per quanto concerne l’assenza nel calendario universale della Chiesa, S.Appiano è un Santo locale, la cui origine è incerta e dei cui resti, contenuti in un’urna di legno e cristallo, solo recentemente si è attestata l’autenticità.

Per quanto concerne il luogo di culto ove il monaco o chiunque esso era si stabilì (riferendosi a quello in Toscana – Valdelsa), si tratta di una pieve, denominata in “Sancta ad planum” che nel 990 entrò a far parte dei possessi del Vescovo di Firenze, ma non si conoscono parti dell’edificio che possano risalire a questo periodo. La pieve ha una facciata a capanna con doppio spiovente e un impianto basilicale a tre navate, con una terminazione poligonale dovuta a modifiche e restauri. Tra le diverse modifiche non possiamo fare a meno di notare la grossa discrepanza tra le due navate laterali: la sinistra costruita con materiale misto (ciottoli e pietre) e la destra con mattoni. Infatti nel 1171 il campanile, forse a causa di un terremoto o di un fulmine, crollò sopra la navata destra dell’edificio distruggendola. Siamo di fronte a un caso architettonico molto interessante, perché ci consente di confrontare due stili diversi: nella navata sinistra lo stile protoromanico e nella destra quello romanico. Esternamente alcune parti sono state aggiunte più di recente: la porta con stipiti e architrave in arenaria rifatta nel 1843 a causa del terremoto; i due oculi (sinistro e centrale), gli spioventi con mattoni disposti a spina di pesce e la monofora dell’abside che risalgono al XX secolo. Delle opere conservate all’interno ricordiamo gli affreschi cinquecenteschi nella volta della cappella dell’Assunta, alla base del campanile, e quelli lungo le pareti della navata sinistra raffiguranti San Pier Martire, il Martirio di San Sebastiano, Sant’Antonio Abate e San Matteo Evangelista, commissionati tra il 1486 e il 1488 a Filippo di Antonio Filippelli e a Bernardo di Stefano Rosselli, allievi del Ghirlandaio. Il luogo su cui si innalzava il battistero era già praticato in epoca etrusco-romana, come testimoniano le strutture ipogee sotto l’attuale canonica e un idoletto pagano, adesso conservato presso l’Antiquarium, ritrovato durante gli scavi ottocenteschi che diedero alla luce la pianta del battistero. Questo edificio crollò definitivamente nel 1805 a causa di un terremoto, ma per fortuna esiste una dettagliata descrizione del georgofilo Marco Lastri (1775) che ci permette di ricostruire idealmente anche l’alzato dell’edificio. I pilastri come si vedono oggi furono risistemati tra il 1891 e il 1893 al seguito di scavi grazie ai quali vennero rinvenute le fondamenta, alcune tombe e murature non pertinenti al battistero. L’edificio era ottagonale, con tre absidole su tre lati dell’ottagono, con una piccola cripta e un micro-presbiterio raggiungibile da scalette. Al centro, il fonte battesimale era costituito da una vasca di pietra rotonda con quattro pozzetti all’interno. I pilastri a fascio cruciformi, ancora visibili, risalgono alla prima metà del XII secolo. Queste forme architettoniche derivano dal gotico francese, qui mediato dalle maestranze dalla zona padana. Il battistero non fu più utilizzato dal 1701. Infatti, l’allora pievano Giovanni del fu Giovangualberto Pecciotti fece mettere un fonte battesimale all’interno della pieve in fondo alla navata sinistra, dove si trova ancora. (Fonte: ChiantiSegreto)

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ALTRI CENNI STORICI

Su questo colle avevano trovato dimora gli Etruschi: le loro tombe, povere , scavate nel tufo e senza iscrizioni sono state rinvenute nella zona, che era posta sulla strada che dal mare saliva a Volterra per inoltrarsi all’interno della Toscana. Per la stessa strada sono transitati poi i Romani che qui, molto probabilmente, avevano costruito un edificio sacro come attesta l’idoletto in pietra arenaria qui rinvenuto e che raffigura il dio Eros come un puttino alato che cavalca un cane, ora custodito nell’Antiquarium annesso alla pieve (vedi note successive). Gli abitanti del colle di Monteloro rimasero molto legati ai riti pagani fino a quando nella zona non venne a predicare Sant’Appiano che vi portò la fede in Cristo. (Monsignor Ferradino Fiorini).

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I CAVALIERI TEMPLARI A S.APPIANO ? Siccome la origine di questo monte o piano è molto più antica, come si può dedurre dai caratteri protoromanici dell’interno della “Pieve”, ed esternamente con un accenno ad una “fortificazione”, fa addirittura pensare anche ad un passaggio o postazione dei Cavalieri Templari, ma su questo dato stiamo eseguendo indagini più specifiche.

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.: CONCLUSIONI :.

L’agiotoponimo del luogo di culto “Sant’Appiano”, secondo documenti vari, storici, è identificato anche in altri nomi lessiografici come ad esempio S.Appiano nel Dizionario Geografico Storico del Repetti.

Al tempo in cui venne identificato il toponimo di riferimento chiave, l’origine sembra una forma linguistico-culturale non italiana.

In questi casi è particolarmente evidente la topolessigrafia e la toponomastica poiché forniscono ´espressioni’ strutturate secondo le norme della/e lingua/e di precise società e culture del tempo storico e loro origine su ´elementi di lingua.

Si trova anche un S’Appiano che, sembra, avere origini da una lingua celtica, ma anche su questo ci sono studi e discordanze.

Le ´voci comuni che designano la specie delle cose denominate (e che hanno quindi una reale esigenza di traduzione nelle lingue dí uso), forniscono dei veri ´nomi propri designanti individualmente come tali, quindi “oggetti geografici” la cui identificazione era di vario tipo.

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Note storiche sulla toponomastica di S.Appiano: dizionario_geografico_Sappiano_toscana

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Altre note:

  • AA. VV., Chiese medievali della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Firenze, Lucca e Volterra, Empoli, Editori dell’Acero, 1995, ISBN 88-86975-18-X. 
  • Mons. Ferrandino Fiorini, Sant’Appiano. Un’antica pieve in Val d’Elsa, Poggibonsi, Arti grafiche Nencini, 1997.
  • Italo Moretti, Renato Stopani, Chiese romaniche in Valdelsa, Firenze, Salimbeni, 1968.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Michele Cioni, Elenco di varie costruzioni monumentali in Valdelsa e notizie di pubblicazioni, Miscellanea Storica della Valdelsa, 1903.
  • Fedor Schneider, Regestum volaterranum: Regesten der Urkunden von Volterra (778-1303), Roma, E. Loescher & Co., 1907.
  • Michele Cioni, La Valdelsa: guida storico-artistica, Firenze, Lumachi, 1911.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della toscana. Volume VIII, Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Ildefonso da San Luigi, Delizie degli eruditi toscani, Firenze, Tipografia Cambiagi, 1770-1779.

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ESTRATTI DA LIBRI STORICI

sant'appiano_comacchio

Fonte: immagine estratta da Google Book.

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storia_toscana“Storia della Toscana di Lorenzo Pignotti” .

dizionario_geografico_toscana
–  Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana.

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SANTI PER NOME “Appiano”

Santi e Beati, http://www.santiebeati.it/santi_search.php?query=appiano&Cerca=Cerca&mh=25&type=keyword&bool=and

santappiano1santappiano2

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L’UNICO SANTO VENERATO E RICONOSCIUTO DALLA CHIESAhttps://it.wikipedia.org/wiki/Appiano_di_Cesarea_in_Palestina

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ETIMOLOGIA (In Latino)

  • Sanctum – luogo (m.) sacro, santuario (m.) | (relig.) Sanctum Sanctorum, sancta sanctorum. (fonte: Garzanti linguistica).
  • Planum (plurale: plana) è un termine latino utilizzato in esogeologia per descrivere altipiani, plateau o pianure più alte rispetto al terreno circostante presenti sulla superficie di pianeti o di altri corpi celesti (fonte: Wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/Planum)
  • Pieve – (Il termine pieve deriva direttamente dal latino plebs (= plebe, genitivo plebis). Con la progressiva affermazione del Cristianesimo il termine passò a indicare la comunità dei battezzati compresa entro un’organizzazione territoriale. In età romana, una pieve poteva sorgere sia in città che in campagna. (fonte: Wikipedia – https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve).

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NOTE  LEGALI per rettifiche storiche

Per le eventuali controversie storiche, quindi inerenti a rettifiche e modifiche, sul contenuto di questo articolo, la Emmegipress si avvale della consulenza dello studio legale dell’Avvocato Simone Valenti – Firenze.

Per contribuire invece al completamento o miglioramento di questo articolo, si può collaborare inviando link a documenti storici reperibili su internet, oppure con scritti autentici, a: emmegipress@gmail.com

L’agenzia Emmegipress diffida chiunque con parole, frasi e scritti, mette in cattiva luce il suo operato in qualunque contesto. La tutela avverrà con denunce alla competente autorità giudiziaria.

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Posted by on 15 ottobre 2015. Filed under ARCHIVIO, CULTURA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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