Simbolo niceno-costantinopolitano

Il Simbolo niceno-costantinopolitano, detto anche Credo niceno-costantinopolitano è una formula di fede relativa all’unicità di Dio, alla natura di Gesù e, implicitamente, pur senza usare il termine, alla trinità delle persone divine. Composta originariamente dalla formulazione approvata al Primo concilio di Nicea (325) a cui vennero aggiunti ampliamenti, relativamente allo Spirito Santo, nel primo concilio di Costantinopoli. Esso fu redatto a seguito delle dispute che attraversavano la chiesa del IV secolo, soprattutto a causa delle teorie cristologiche di Ario, sacerdote di Alessandria.
Il simbolo niceno-costantinopolitano viene largamente utilizzato nella liturgia cristiana. Questo Simbolo viene infatti recitato durante la messa. Nelle Chiese occidentali viene generalmente utilizzata una versione diversa per l’aggiunta del cosiddetto filioque (“procede dal Padre e dal Figlio”), mentre in Oriente si utilizza la formulazione più antica. La disputa sul filioque fu una delle ragioni dello scisma d’Oriente, addotta dal patriarca di Costantinopoli Fozio nel conflitto con il papa. L’aggiunta della clausola del filioque nel Credo Costantinopolitano compare per la prima volta nell’VIII secolo per opera di Paolino di Aquileia. L’uso di recitare il Credo con questa aggiunta sarebbe stato concesso da papa Leone III per le pressioni di Carlo Magno, ma il termine si impose nel rito romano soltanto nell’XI secolo quando fu approvato da Benedetto VIII su richiesta di Enrico II di Germania, per l’aiuto da questi ricevuto contro l’Antipapa rivale Gregorio. La dottrina della duplice processione dello Spirito Santo è tipicamente occidentale, sia nella chiesa cattolica latina che nelle maggiori chiese protestanti.

(Fonte: Wikipedia)

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