Le imprese dei Cavalieri dei Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta rappresentano a tutt’oggi una delle pagine di più fulgido esempio di coraggio e devozione della storia. Tutto ebbe inizio all’incirca nel 1048, quando il Venerabile Gerardo partì da Amalfi con altri confratelli per recarsi in Terra Santa a portare soccorso ai pellegrini. Essi costruirono, con il permesso del Califfo di Gerusalemme, Munstasir Billah, un ospizio ( dedicato a San Giovanni ) presso il Santo Sepolcro, cui trovavano ricovero non solo i membri della comunità cristiana ma chiunque avesse bisogno di cure e sostentamento indipendentemente dal proprio credo.

Seguirono la costruzione di una cappella dedicata alla Santa Vergine, nota più tardi come Santa Maria dei Latini ” la Grande “, e l’edificazione di due ospedali, uno per ciascun sesso.

Quando il fervore fondamentalista religioso prese il sopravvento sulla sana spiritualità e sfociò nelle ben note Crociate, allora gli ” Ospedalieri ” affiancarono all’impegno umanitario anche quello difensivo, divenendo in tal modo un Ordine non solo umanitario ma anche guerriero.

Nel 1099, in segno di riconoscenza per le cure prestategli nell’ospedale consacrato a S. Giovanni Battista, Goffredo di Buglione, a capo della prima Crociata, fece dono all’Ordine dei suoi possedimenti di Montboire in Brabante ( Belgio ), presto seguito da altri Principi crociati – come per esempio Ruggero di Sicilia – che contribuirono ad arricchire l’Ordine grazie a queste donazioni.

Nel 1104, Baldovino I, re di Gerusalemme, riconobbe l’Ordine ospedaliero come organizzazione internazionale.

Nel 1113, con la Sua Bolla ” Piae Postulatio “, il Papa Pasquale II diede anche la Sua approvazione ufficiale all’Ordine, il quale assunse così la denominazione di Ordine Ospitaliero di San Giovanni di Gerusalemme, avente come emblema la croce a otto punte ( come otto sono le Beatitudini, già simbolo di quella Amalfi da cui mossero i primi membri fondatori ) e come motto ” Pro Fide, pro utilitate Hominum “.

Il 3 settembre 1120 morì il Venerabile Gerardo. A capo dell’Ordine venne eletto Raimondo de Puy, il quale si attribuì l’appellativo di Gran Maestro.

A partire da quel momento, quindi, tale denominazione continua a indicare il vertice del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta.

Gli atti di generosità compiuti dai Cavalieri erano e sono tuttora indistintamente rivolti a tutti: chiaro esempio ne è la vicenda verificatasi nel 1187. In quell’anno, Gerusalemme capitolò in mano ottomana e a dieci Cavalieri fu permesso di rimanere in città per prendersi cura dei Cristiani che non erano stati in grado di pagare le dieci corone che il Saladino aveva fissato come prezzo per la libertà ( e che fino a esaurimento dei propri averi erano state pagate dall’Ordine ). Le lodi di questa loro attività al servizio dei bisognosi di qualunque Fede furono tali che giunsero alle orecchie del Saladino, il quale volle verificarne di persona la consistenza.

Si travestì quindi da mendicante musulmano e si presentò alla porta dell’ospedale. Gli furono subito offerti ricovero e cibo. Accettò sì il primo, ma si rifiutò di mangiare per due giorni. Il terzo mattino, gli fu chiesto che cosa volesse da mangiare, ed egli rispose che avrebbe gradito la coscia del cavallo preferito del Gran Maestro. Senza titubanza, il Gran Maestro diede l’ordine di accontentare l’ospite, il quale, proprio prima che venisse effettuato il taglio, intervenne dicendo che il suo appetito era già stato soddisfatto dalla volontà di volerlo accontentare in ogni modo.

Rimasti a Gerusalemme sino al 1187 ( per circa un secolo ), i Cavalieri – sempre compiendo atti benemeriti di carità e al tempo stesso di coraggio guerriero – cambiarono in seguito sede diverse volte. Nel 1292 ottennero finalmente asilo da parte del Principe di Lusignano nell’isola di Cipro, ove rimasero sino al 1310, anno in cui si trasferirono nell’isola di Rodi. Il periodo ivi trascorso fu uno dei momenti di maggiore splendore culturale e politico dell’Ordine, così come testimoniato dall’architettura dell’isola, la quale deve proprio all’attività dei Cavalieri la sua bellezza.

Il 18 dicembre dei 1522, il Sultano Solimano il Magnifico, capo dei Turchi, scacciò i Cavalieri da Rodi. Dapprima essi si rifugiarono a Candia, poi in Sicilia, quindi a Roma. Avuta infine la sede a Viterbo, ricoverarono la loro potente e temuta flotta a Nizza.

Nel 1530, su intercessione di Papa Clemente VII, già Cavaliere e Priore dell’Ordine a Capua, l’imperatore Carlo V, con sua Bolla del 24 marzo, donò ai Cavalieri ( allora guidati dal 42° Gran Maestro de l’Isle-Adam ), che avevano respinto l’assedio turco, le isole melitensi di Malta, Gozo e il feudo di Tripoli, ponendole sotto la sovranità dell’Ordine, e ciò in cambio di un simbolico ” falcone ” da consegnare ogni anno al re di Sicilia.

La sovranità dell’Ordine fu in seguito riconosciuta da tutte le Corti europee, compresa quella pontificia ( si veda la Bolla papale del 25 aprile 1530 ), presso le quali intratteneva le più ampie relazioni diplomatiche, comprensive anche della presenza di Ambasciatori.

Grazie a ciò, l’Ordine aggiunse alla propria la denominazione quella di ‘ Cavalieri di Malta ‘, che, ancor oggi, è quella che più comunemente viene utilizzata e spesso usurpata da altre organizzazioni le cui origini sono ben lontane dal periodo in cui le isole di Malta erano dominio dei Cavalieri.

La potenza e la gloria di cui si ricopri l’Ordine nei due secoli che seguirono furono tante che gli valsero i più diversi e prestigiosi riconoscimenti onorifici di quei tempi.

La ” conquista ” da parte di Napoleone delle isole di Malta, conseguita alla resa senza condizioni del Gran Maestro von Hompesch ( 12 giugno 1798 ), provocò la diaspora dei Cavalieri, la maggior parte dei quali ( oltre il novanta per cento ) si rifugiò in Russia dove, già dal gennaio 1797, l’Ordine ( documento a firma di Sua Maestà Imperiale lo Zar Paolo I e Sua Altezza il Principe Sovrano Gran Maestro dell’Ordine, Emanuele principe Rohan de Polduc, ratificato il 26 agosto 1797 a Malta e il 29 novembre 1797 a San Pietroburgo ) era riconosciuto ” in perpetuo ” come sovrano anche dall’impero russo ( con il quale aveva intrapreso relazioni diplomatiche e aveva fondato un Priorato di Russia a San Pietroburgo, sotto la protezione dello Zar Paolo I ).

Il 26 agosto si riunivano a San Pietroburgo i Cavalieri del Gran Priorato di Russia, con i Cavalieri di altre Lingue e di altri Gran Priorati e Priorati dell’Ordine ivi giunti.

Con apposito voto e manifesto essi dichiararono ufficialmente la decadenza del Gran Maestro Ferdinando von Hompesch e si considerarono sciolti dal vincolo di obbedienze a lui. Invitavano gli altri Gran Priorati e Priorati a unirsi nella loro azione, nella già presa determinazione di confidare nella protezione dell’Ordine da parte di S. M. I. lo Zar Paolo I.

Questi, il 10 settembre 1798, riceveva i dignitari qualificati dell’Ordine a San Pietroburgo e proclamava la sua decisione di mantenere l’Ordine di San Giovanni nella integrità e dignità delle sue istituzioni, privilegi e onori. Il 3 ottobre 1798, il Priorato di Polonia si associava al voto e al manifesto. Il successiva giorno 23 anche il Priorato di Germania si associava. Sia il Priorato di Polonia che quello di Germania accettavano il proclama del 10 settembre 1798 e l’insediamento dell’Ordine a Pietroburgo, mentre i Cavalieri Francesi, dispersi per la soppressione degli Ordini in Francia non potevano aderire che isolatamente e in parte.

Il 27 ottobre 1798 i Cavalieri presenti a San Pietroburgo, congiuntamente ai Cavalieri del Gran Priorato di Russia, del Priorato di Germania e del Priorato di Polonia ed anche per i Cavalieri che non avessero potuto aderire, proclamavano ed eleggevano S. M. I. lo Zar Paolo I, al quale anche il Pontefice Pio VI aveva inviato una supplica affinché si facesse garante del futuro dell’Ordine e di quanto lo stesso rappresentava per l’Europa, quale 70° Gran Maestro dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Il 13 novembre 1798 dello stesso anno lo Zar accettava. Il successivo giorno 21 lo Zar istituiva, da San Pietroburgo, le Commende Ereditarie dell’Ordine in Russia, composte da due Gran Priorati ( l’uno cattolico e l’altro ortodosso ), comprendenti 249 Cavalieri di varie classi, gradi, e nazionalità ( Ukase nr. 19044 ).

Nel frattempo, fuggito da Malta, von Hompesch si era rifugiato a Trieste, seguito da soli sedici Cavalieri. E’ qui che, il 6 luglio 1799, lo stesso sottoscriveva l’atto di abdicazione raccomandando all’Imperatore, 70° Gran Maestro, le sorti dell’Ordine.

La nomina dello Zar, va sottolineato, trova la sua legittimità, fra l’atro, tanto nella accettazione da parte di von Hompesch ( anche se non giuridicamente necessaria ) quanto nell’approvazione della stessa da parte dei Gran Priori e del Capo della Chiesa Cattolica, Papa Pio VI ( Bolla ” Pastoralium nobis ” del 10 giugno 1799 ), il quale l’aveva a suo tempo ( 5 novembre 1798 ) caldeggiata per contrastare il crescente potere napoleonico: circostanza questa che porta discredito a tutti coloro i quali vogliono che la elezione dello Zar sia destituita di validità.

L’Ordine intanto aveva ricevuto altri importanti riconoscimenti. E’ dei 1794 il trattato di alleanza e il reciproco riconoscimento con gli Stati Uniti d’America, rappresentati dal futuro presidente Monroe.

Dopo la morte dello Zar Paolo I, il figlio di questi, Alessandro I, confermò la protezione della Famiglia Imperiale all’Ordine ( 16 marzo 1801: ” … essendo desideroso di dare prova della nostra speciale benevolenza ed attaccamento nei confronti del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme farò tutto quanto in mio potere affinché esso Ordine sia mantenuto nei suoi diritti, onori, privilegi e proprietà… ‘ )senza assumere direttamente, per ragioni politiche, la dignità di Gran Maestro: egli preferì invece nominare il Feld-Maresciallo Conte Nicola de Soltykoff come Luogotenente Gran Maestro ( 16 marzo 1801 ), in attesa che i Cavalieri potessero rientrare in possesso delle Isole di Malta, come anche stabilito il 27 marzo 1802 dal Trattato di Amiens.

In tale data, infatti, le maggiori Potenze europee ( comprendenti quella Gran Bretagna che occupava le isole melitensi ) siglarono un Trattato nel quale si riconobbe, fra l’altro, lo ” status quo ante ” sulle isole maltesi: loro indipendenza e sovranità su di esse da parte dell’Ordine ( si veda l’articolo X, paragrafi 1,2,3,6,7, e l’articolo XXI ), sulla base di alcune condizioni: perpetua neutralità, indipendenza, sovranità, riconoscimento della Lingua Maltese ed elezione del successivo Gran Maestro al ritorno dei Cavalieri a Malta dopo il ritiro delle forze inglesi secondo i desideri dello Zar Alessandro I.

Tale Trattato, pur se ratificato, non fu però mai applicato né peraltro mai venne revocato. Da ciò si può trarre la logica e giuridica conclusione che esso sia ancora alla base dei diritti dell’Ordine, poiché il mancato esercizio di un diritto ( in questo caso la sovranità ed il possesso ) da parte del suo titolare per fatto indipendente dalla sua volontà non ne determina la decadenza.

Successivamente, con la sede dell’Ordine sempre a San Pietroburgo, gli zar continuarono a vegliare sull’Ordine. Lo zar Nicola I ordinò il restauro delle due cappelle ( la cattolica e l’ortodossa ) nel ” Palais de Malte ” a San Pietroburgo. Gli zar Alessandro II e Alessandro III, durante il loro regno, confermarono il diritto all’uso delle insegne dell’Ordine ai cavalieri ereditari ( fra i quali ai Troubetzkoi ). Alla morte di Alessandro II, nel marzo del 1881, la corona di Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme venne posta in posizione di grande onore ai suoi funerali. Lo Zar Nicola II autorizzò numerosi membri della sua famiglia ad accettare la dignità di Balì Gran Croce e autorizzò anche il « Corps des Pages » a fregiarsi della croce ottagonale dell’Ordine.

Nel frattempo, i pochi Cavalieri rimasti in Italia e che avevano scelta la protezione papale, si riunirono sotto la direzione dei Principe Tommasi, il quale si autonominò loro Gran Maestro, ottenendo poi l’avallo del Papa Pio VII, e costituendo in tal modo un nuovo Ordine cavalleresco prettamente cattolico ( detto in seguito S.M.O.M. ), sotto diretto controllo del Papato. Tale nomina e conseguente pretesa di discendenza dall’Ordine originario non trovarono alcun riconoscimento all’epoca dei fatti ( a esempio nel già nominato Trattato di Amiens ), per cui si può legittimamente affermare che il Principe Tommasi fu non il 71° Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – come l’Ordine Papale ha sempre ostentato per assurgere al ruolo di ” legittimo ” continuatore dell’Ordine originale – bensì il 1° Gran Maestro di tale nuovo Ordine Militare ( ma questa è una storia che non ci riguarda ).

Storicamente lo SMOM non può pertanto considerarsi altro che una organizzazione cavalleresca, riservata esclusivamente ai cattolici, non a carattere ecumenico come il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme ­Cavalieri di Malta che, non a caso, aveva avuto come Gran Maestro l’ortodosso e sposato Zar Paolo I; una organizzazione cavalleresca creata dalla Chiesa Cattolica e poi da essa successivamente riconosciuta rendendola autonoma nell’ambito delle proprie prerogative, ma senza alcun legame storico-giuridico con l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta.

Per tutto il secolo XIX, il Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme mantenne un atteggiamento prudente, preferendo rimanere presso la Corte Imperiale Zarista, unica pronta a prestargli soccorso nel momento del bisogno, piuttosto che riavvicinarsi a quell’Europa cattolica che non lo aveva difeso, soprattutto per paura delle spinte anticlericali che in quel momento dominavano, avendo la Francia come prima ispiratrice.

Una scelta aggravata dalla crisi seguita alla Rivoluzione di Ottobre che, tuttavia, non mette in discussione i presupposti giuridici e storici del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta, come dimostra il citato Trattato di Amiens che non fa alcun riferimento al nuovo Ordine Papale, che pure era già nato un anno prima. Protagonista di quell’accordo con le potenze europee fu soltanto l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme protetto dallo zar di Russia, diretto partecipe di quell’accordo con Regno Unito, Francia, Spagna, Austria e Prussia.

Nessuna concorrenza, quindi, fra i due Ordini, se non quella del riconoscimento, anche a livello giudiziario, della diversità storica e della rappresentanza formale e sostanziale che ne è derivata e ne deriva. Non a caso, nel 1859, Francesco II re delle Due Sicilie riconosce, attraverso la documentazione dell’Archivio Reale, con riferimento alla Famiglia Paternò e alla consanguinea Famiglia Paternò Castello Ayerbe Aragona, il ” Cristianissimo Ordine di San Giovanni Gerosolimitano, detto di Malta, sino da prima del 1400 “. E un altro documento di Casa Borbone, del 1835, precisa che gli ordini cavallereschi riconosciuti sono: quelli papali, quelli ” dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni, detto ” militense “, e quelli del Militare Ordine del Collare di Santa Agata della Serenissima Casa Paternò Castello Guttadauro d’Emmanuel “. Nessun richiamo allo SMOM neppure nella documentazione di una Casa regnante legata al Potere papale.

Agli inizi del secolo scorso, sempre essendo riconfermata la Imperiale Protezione Russa, il Granduca Alessandro Michajlovich ebbe mandato da suo cugino e cognato lo Zar Nicola II di procedere alla costituzione del Gran Priorato d’America.

Il 10 gennaio 1908, al Waldorf Astoria di New York, si costituiva ufficialmente il Priorato d’America dell’Ordine. L’atto costitutivo era sottoscritto da S. A. I. il Granduca di Russia Alessandro Michajlovich, il P.pe Pietro Trubetzkoi, il P.pe Michele Khilkov, il Conte Alessandro Buturlin, il Conte Alfredo di Choiseul­Gouffier, il P.pe Amm. Paolo Ligny, il Barone del S. I. James Harden-Hickey, il Conte de Boissiere, il Barone de Rosen ( ambasciatore russo negli U. S. A. ), Carlo Magno Tower ( ministro U. S. A. e ambasciatore in Russia, Austria e Germania ), Hethelbert Watts ( Console Generale degli U. S. A. a San Pietroburgo ), il Barone L. Hengelmuller von Hengervar ( ambasciatore d’Austria negli U. S. A. ) e molti altri.

Cinque anni dopo, il 1° settembre 1913, alle ore 16, il Sovrano Consiglio dell’Ordine riunitosi al Waldorf Astoria eleggeva il Granduca Alessandro Michajlovic 71° Gran Maestro dell’Ordine e Gran Priore d’Europa e d’America. Il Granduca, con l’assenso imperiale, accettava l’elezione.

Fu dopo gli avvenimenti della Rivoluzione bolscevica del 1917 che molti appartenenti all’Ordine, accolti negli Stati Uniti, si prodigarono per dare nuovo impulso al Gran Priorato Russo, ricostituito nel 1928, sotto lo stesso Granduca Alessandro e poi retto dal P.pe Serge Trubetzkoi.

Il Granduca Alessandro morì nel 1933, e per una trentina di anni vennero eletti solo dei Luogotenenti Gran Maestro. Nel frattempo, la sede venne spostata a Shickshinny in Pennsylvania e Gran Cancelliere dell’Ordine venne eletto il Colonnello Charles L. Thourot Pichel.

Il 13-01-1934, Sua Altezza Imperiale il Granduca Cirillo, Capo della Casa Romanoff, con un atto complementare, confermava l’ammissione nell’Ordine di un barone francese, immesso precedentemente per decreto del defunto zar Nicola II.

Il 24-11-1936, con decreto n° 203, lo stesso Granduca Cirillo Wladimirovic conferiva al Gran Cancelliere dell’Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme Col. Charles L. Thourot Pichel la medaglia d’oro per ” Zelo ed Assistenza “, nella sua qualità e funzione.

La Real Casa d’Aragona, che da sempre aveva dato all’Ordine eminentissimi Gran Maestri, aveva nel frattempo, attraverso la persona di Don Francesco Paternò Castello confermato la sua protezione all’Ordine.

Solo nel 1966 fu nominato un nuovo Gran Maestro nella persona del Principe Crolian William Edelen de Burgh.

Da sottolineare, fra l’altro, che, sotto la cancelleria del col. Pichel, Charles Habib Malik (già Presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, Presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, della Commissione per i diritti umani e ministro degli Esteri del Libano ) divenne Cavaliere e successivamente Segretario di Stato dell’Ordine.

Grazie al suo impegno, al Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme ­Cavalieri di Malta – il 3 febbraio 1961 venne accordato lo status di Membro Osservatore all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York. L’Ordine, a giusto titolo, rinunciò a tale riconoscimento in quanto stato Sovrano, pretendendo di vedersi riconosciuto lo status di Membro Effettivo dell’Assemblea.

In attesa di poter nuovamente far sventolare la bandiera dell’Ordine su un territorio sul quale esercitare la propria sovranità, e contemporaneamente alla elezione avvenuta nel 1976 del 73° Gran Maestro S.A.R. il Principe Don Roberto II Paternò Castello di Carcaci Ayerbe-Aragona ( 1 Ottobre ), la sede dell’Ordine è stata riportata a Malta.

Don Roberto Paternò è l’erede di quella Casa Reale Ayerbe-Aragona a cui fanno riferimento, fra gli altri, i documenti dei Borboni del 1835 e 1859, a dimostrazione delle ragioni giuridiche originarie del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta che impediscono mistificazioni e alterazioni della verità storica. Alla prematura morte del Gran Cancelliere T. Wildund, succeduto al Col. Pichel, un lungo periodo di sconforto allontana momentaneamente S.A.R. il Principe Don Roberto II dalla personale cura dell’Ordine, che vede la nascita di rami più o meno legittimi e che comunque nulla hanno a che vedere con pretese di sovranità e indipendenza, processo che si arresta con il ritorno attivo di S.A.R. il Principe Roberto II, supportato dal nuovo Governo, che, dopo aver messo a punto e ratificato la nuova Costituzione, iniziano una campagna internazionale di azioni legali volte a chiarire la situazione.

Sotto la loro guida l’Ordine sta riprendendo il posto che gli spetta, siglando trattati bilaterali di reciproco riconoscimento con altri Stati Sovrani che ne hanno riconfermato l’indipendenza e sovranità e dando vita alla Fondazione incaricata di gestire le attività umanitarie dell’Ordine stesso.

Tutto ciò senza dimenticare di rafforzare la propria struttura, estendendo la presenza in ambito mondiale, in Europa, America, Australia, con particolare riguardo ai territori Mediorientali nei quali l’Ordine ha le sue originali radici, e rivisitando i valori e gli obiettivi originali alla luce dei cambiamenti intervenuti sul piano storico, culturale e sociale.

Nel dicembre 2006, S.A.R. il Principe Don Roberto, per ragioni di salute, ha trasmesso la Gran Maestranza dell’Ordine al Principe Don Thorbjorn Paternò Castello Guttadauro di Valencia d’Ayerbe d’Aragona dei Duchi di Carcaci e dei Principi d’Emmanuel.

In quest’ottica, anche la costituzione del nuovo Governo, a sostituzione delle strutture esistenti e ormai purtroppo non più al passo con i tempi, ha fra i suoi compiti istituzionali, accanto a quelli propri di ogni Stato Sovrano, quello di richiamare ” all’Ordine ” i vari rami esistenti che non abbiano i legittimi presupposti, recuperando quanti hanno smarrito la retta via e vogliano rivedere la loro posizione ( o convocandoli in giudizio affinché venga impedito, a chi non ha titolo, di sfruttare per fini diversi la storia, il nome e i simboli dell’Ordine ).

L’Ordine ha inoltre rinnovato quella sua tradizione multiconfessionale inaugurata da Paolo I di Russia: infatti, oggi esso si onora di annoverare fra i suoi Cavalieri anche non cristiani, grazie ai quali pure si perpetua la millenaria storia, al servizio dei deboli e dei bisognosi, qualunque ne sia il credo religioso, del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – ­Cavalieri di Malta.

La sovranità e l’indipendenza dell’Ordine è oramai un fatto acquisito sul piano del diritto internazionale. Infatti, a prescindere dai numerosissimi riconoscimenti in tal senso prima e dopo il periodo maltese ( 1530-1798 ), considerando che,

a norma dell’articolo 13 del Protocollo di Buenos Aires dei 1967, un riconoscimento implica accettazione, da parte dello Stato che lo accorda, della qualità di Stato allo Stato accordatario;

la qualità di Stato non viene meno a seguito di modificazioni della sua consistenza territoriale;

il riconoscimento concesso da uno Stato comporta l’opponibilità nei suoi confronti ( vedi Nguyen Quoc Dinh, “Droit Intemational Public “, Ed. L.G.D.J. – Paris 1994, pagg. 404 e 532 );

sovranità significa rifiuto di ogni autorità diversa dalla propria, nell’ovvio rispetto delle regole della Comunità internazionale, e che l’apertura di una rappresentanza diplomatica comporta riconoscimento implicito ‘ de jure ‘ (V. O. Schwarzenberger, ” A manual of internation law “, Ed. Stevens & Sons – London 1967 ),

trova conferma il fatto che all’esistenza presso numerosi Stati di rappresentanze diplomatiche del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – Cavalieri di Malta consegua il riconoscimento della sua piena sovranità sul piano del diritto internazionale.

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