Storicità di Gesù

La storicità di Gesù, ovvero la sua esistenza come effettivo personaggio storico, è la tesi storiografica maggiormente condivisa tra gli studiosi[1][2][3][4][5][6] , e si contrappone alla tesi del mito di Gesù, che negava appunto la sua esistenza storica[7].
Essa è altresì alla base della fede cristiana, nelle sue varie declinazioni, che afferma la storicità non solo della figura di Gesù, ma in genere anche di eventi soprannaturali legati alla sua vita, come i miracoli e la risurrezione[8].
L’indagine storica su Gesù ha recentemente assunto un carattere interdisciplinare e ha conosciuto un allargamento interconfessionale della ricerca, con contributi rilevanti anche da parte di studiosi laici. Gli studi moderni, che ora prendono in considerazione anche una varietà di testi cristiani apocrifi, sono inoltre spesso caratterizzati da una rivalutazione dei materiali tradizionali e, quindi, da una rinnovata fiducia nella possibilità di ricostruire resoconti della vita di Gesù con tratti plausibili dal punto di vista storico. In ambito europeo i contributi più significativi hanno riguardato l’analisi sulle prime comunità cristiane e sulle tracce lasciate in esse dalla predicazione di Gesù[9].

Come per altri fondatori di movimenti religiosi (Maometto, Joseph Smith per i mormoni), anche nel caso di Gesù le fonti disponibili sulla sua opera sono state redatte principalmente nella cerchia dei seguaci[10]. Il dato non deve stupire perché la sua vita – efficacemente descritta da un biblista cristiano come quella di un “ebreo marginale”[11] – non è stata tale da attirare l’attenzione dello storico o del letterato del tempo, quanto piuttosto quella delle persone coinvolte nella sua esperienza religiosa. Nondimeno Gesù è, insieme a Giuseppe Flavio e Paolo di Tarso, la figura ebraica più documentata del suo tempo[12].

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