Toscana, Dialisi: crescono trattamenti domiciliari

Il numero dei trattamenti emodialitici a domicilio aumentano. Il trattamento dialitico domiciliare è uno degli obiettivi che tutte le strutture di nefrologia e dialisi dell’Azienda USL Toscana centro stanno cercando di perseguire: in particolare sono selezionati pazienti giovani, ancora attivi nel lavoro e nelle relazioni sociali. Gli anziani non sono considerati? Il trattamento dialitico domiciliare offre molti vantaggi: la terapia eseguita al proprio domicilio può essere fatta in qualsiasi momento della giornata; anche nelle ore serali.

Aumenta anche il numero dei pazienti in dialisi peritoneale, anch’essa può essere praticata a domicilio: in questo caso si utilizza una membrana naturale (la membrana peritoneale) e la depurazione delle tossine uremiche può avvenire tramite una tecnica completamente automatizzata, con un apparecchio che può essere attivato anche mentre il paziente dorme. Al momento sono 115 le persone che usufruiscono di questo trattamento.

Le strutture di nefrologia e dialisi sono presenti nell’area fiorentina negli ospedali San Giovanni di Dio, Santa Maria Nuova, Santa Maria Annunziata e Borgo San Lorenzo, a Empoli il centro è all’ospedale Degl’Infermi; a Prato al Santo Stefano e nell’area pistoiese al San Jacopo, al S.S. Cosma e Damiano a Pescia e a San Marcello. Globalmente queste strutture hanno a disposizione 195 letti tecnici di cui 32 in centri localizzati al di fuori delle strutture ospedaliere (per esempio a Pistoia si trova nel Padiglione di Emodialisi collocato nell’area dell’ex sito ospedaliero).

Sono oltre 400 i pazienti portatori di un trapianto renale che vengono seguiti dalle strutture della AUSL; 100 sono invece in lista d’attesa per ricevere un rene.

Per gli specialisti è fondamentale la collaborazione con i Medici di Medicina Generale (MMG) al fine di individuare tempestivamente quei pazienti che presentano una nefropatia acuta o in fase cronica iniziale. In questi casi sono disponibili visite ambulatoriali entro 48 ore, 10 o 30 giorni, a seconda della situazione clinica riscontrata.

Roberta Galdi
redazione

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