[Toscana Misteriosa] Il Corpus hermeticum, l’Alchimia di Ermete Trismegisto

Nel suo complesso, la “letteratura ermetica” è una categoria di papiri contenenti incantesimi e procedure di iniziazione. Nel dialogo Asclepio (dal dio greco della salute), facente parte del Corpus hermeticum, è descritta ad esempio l’arte della telestiké cioè di richiamare o imprigionare gli angeli o i demoni all’interno di statue, con l’aiuto di erbe, gemme e profumi; sono descritti anche i metodi per far parlare e profetizzare tali figure. In altri papiri vi sono formule per costruire artefatti ed animarli. I testi ermetici inoltre si distinguono solitamente in due categorie: “filosofici” e “tecnici”.

Il corpo ermetico termina con il “lamento di Asclepio” in cui si denuncia l’abbandono della religione egizia perché si è perso il significato spirituale della stessa. C’era un tempo in cui i sacerdoti riuscivano a far parlare le statue perché si mettevano in contatto con il divino.

I sacerdoti vi riuscivano perché erano i mediatori fra il divino ed il sensibile. Col tempo questa spiritualità viene meno e i sacerdoti non colgono più, attraverso le statue, il messaggio divino. I sacerdoti diventano “cattivi” (avendo perso la spiritualità) e distruggono le statue in tanti parti: le statue ora sono solo pezzi di pietra. Ciò simboleggia la totalità della perdita del significato spirituale e la fine del mondo. Da qui si sviluppa l’attesa di una nuova spiritualità, l’attesa di qualcosa di nuovo. Alcuni considerano il Lamento come anticipatore dei temi della Apocalisse. Infatti nel degrado della spiritualità e religione egizia possiamo leggere il degrado del cristianesimo in un’epoca di corruzione e arricchimento personale dei prelati, che porterà appunto alla distruzione.

Teologia negativa: la teologia positiva non è appropriata per cogliere l’Assoluto, perché nasce dalla capacità distintiva della ragione che si muove nella pluralità e diversità, a differenza dell’Uno che è totale unità e uguaglianza. Nominare Dio con i nomi che provengono dal mondo sensibile, può farci cadere nell’idolatria. Ermete Trismegisto ha detto:” Poiché Dio è l’universo delle cose, nessun nome gli è proprio, giacché o bisognerebbe che Dio fosse chiamato con tutti i nomi o che tutte le cose fossero chiamate con il suo nome”. Ciò significa che nessun nome a Lui può essere attribuito. Quindi dalla teologia positiva che nomina Dio sulla base di definizioni e proprietà che provengono dal mondo sensibile, si passa alla teologia negativa : nessun nome può nominare Dio (Nicola Cusano rielabora questi aspetti del pensiero di Ermete nella sua opera del 1400 “La dotta ignoranza” Libro I cap. XXIV; i nomi positivi convengono a Dio solo in modo approssimativo perché Egli è infinità, egli è oltre a ciò che le parole esprimono).

Nel 1453 durante un viaggio in Macedonia, via Costantinopoli, il monaco italiano Leonardo da Pistoia scoprì quattordici libri originali, appartenuti a Michele Psello, di un’opera risalente all’XI secolo, scritta in greco per Ermete Trismegisto e intitolata “Hermetica” (in seguito detta Corpus hermeticum). Ritornato a Firenze, il monaco Leonardo consegnò il Corpus hermeticum a Cosimo de’ Medici che non più tardi del 1463 incaricò Marsilio Ficino di tradurlo dal greco al latino e in seguito all’italiano dell’epoca.

Il Corpus hermeticum rappresentò la fonte d’ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale.

Il Corpus hermeticum è una collezione di scritti dell’antichità che rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale.

All’epoca il Corpus era attribuito all’antichità egizia ed era ritenuto addirittura precedente a Mosè, come opera di Ermete Trismegisto (“tre volte grandissimo Ermes”), la cui rivelazione religiosa si riteneva vi fosse in qualche modo contenuta. Marsilio Ficino indicava Orfeo, Pitagora e Platone come i più tardi rappresentanti della sapienza antica contenuta nel Corpus.

Il testo come lo conosciamo oggi, si pensa che risalga al 1050 circa, periodo in cui fu raccolto e collazionato da Michele Psello, eminente studioso bizantino, insegnante di filosofia, storico, teologo e funzionario statale. Psello rimosse probabilmente elementi strettamente magici e alchemici, rendendo il Corpus più accettabile per la Chiesa ortodossa.

L’esistenza del testo venne probabilmente resa nota in occidente, insieme a quella di altri testi antichi ancora sconosciuti o andati perduti come il Timeo di Platone, in occasione del concilio che avrebbe dovuto sanare lo scisma d’Oriente, tenutosi nella Firenze di Cosimo de’ Medici nel 1438. L’imperatore Giovanni VIII Paleologo e il patriarca di Costantinopoli Gennadio II arrivarono infatti in Italia con un seguito di 650 fra studiosi, eruditi ed ecclesiastici.

Nel 1460, Cosimo riuscì ad avere la copia originale appartenuta a Michele Psello, risalente all’XI secolo, attraverso il monaco italiano Leonardo da Pistoia che l’aveva scoperta poco tempo prima in Macedonia. Cosimo ordinò a Marsilio Ficino di interrompere subito la traduzione di un libro di Platone per concentrarsi sul Corpus. Ficino completò il suo lavoro nell’aprile del 1463 e ebbe come compenso una villa a Careggi.

Il corpus è diviso in due parti:

“Pimander” – tradotto solo nel 1463 da Marsilio Ficino consta di quattordici libri e tratta della creazione.
“Asclepius” – già circolante in epoca medievale nella versione attribuita a Apuleio di Madaura, è un trattato di magia talismanica nel quale si espongono le pratiche dei sacerdoti egizi volte all’animazione di statue, tramite l’interazione con forze sovrannaturali.

Successivamente Isaac Casaubon (1559-1614), nel “De rebus sacris et ecclesiasticis” (1614) argomentò la posteriorità della redazione rispetto a quanto allora ritenuto, datandola in epoca tardo ellenistica e mettendo in dubbio la reale esistenza storica del suo autore. La datazione di Casaubon è stata generalmente accettata nei secoli successivi.

Rimane tuttavia discusso il problema se i contenuti del Corpus hermeticum siano coevi alla sua redazione, o risalgano a tempi anteriori e di quanto, nel quadro del dibattito sull’importanza dell’influsso egiziano sulla Grecia: Martin Bernal, nel suo libro Atena nera, ha contestato i risultati di Casaubon, riaffermando l’origine egiziana del: Corpus hermeticum.

“Questo [Hermes] superava in acume ed erudizione tutti i filosofi che lo avevano preceduto. Come sacerdote ha anche posto le basi per una vita santa, superando nel culto del divino tutti gli altri sacerdoti. Infine, ha assunto la regalità e oscurato, con la sua legislazione, le azioni e la gloria dei più grandi re. Pertanto, è stato giustamente chiamato il tre volte grande. Come il primo dei filosofi rivolse le scienze naturali e la matematica verso la conoscenza del divino. Fu il primo a discutere saggiamente in merito alla gloria di Dio, l’ordine dei demoni e le trasformazioni dell’anima. Per questo è chiamato il primo teologo. Gli successe Orfeo, che occupa il secondo posto nella teologia originale. Nei misteri di Orfeo fu poi iniziato Aglaofemo a cui segui Pitagora, quindi a seguire ancora Filolao, il maestro del nostro divino Platone. Pertanto, vi è una dottrina unitaria della teologia originale, che è cresciuta in modo mirabile grazie all’opera questi sei teologi, a partire da Mercurio e ultimata dal divino Platone “.

Il Corpus Hermeticum contiene trattati in forma di lettera, dialogo e in di forma di sermone. Essi includono le influenze di misteri egizi e orfici, le idee neoplatoniche della reincarnazione, l’estasi, la pulizia, l’unione sacrificale e mistica con Dio. È diviso tradizionalmente in 18 trattati come segue:

Nr. Titolo (italiano) Titolo (latino)
I. Pimandro Pimander
II. Sermone universale di Ermete ad Asclepio Mercurii ad Aesculapium sermo universalis
III. Discorso sacro di Ermete Mercurii sermo sacer
IV. Discorso di Ermete a Tat il cratere o la monade Mercurii ad Tatium crater sive monas
V. Discorso di Ermete al figlio Tat. Dio è invisibile e perfettamente visibile al tempo stesso Mercurii Ad tatium Filium suum. Quod deus Latens simul ac patens est.
VI. Il bene esiste solo in Dio e in nessun altro luogo Quod in solo deo bonum est alibi vero nequaquam
VII. Il male più grande fra gli uomini è l’ignoranza su Dio Quod summum malum hominibus ignorare deum
VIII. Nessuno degli esseri perisce, ma sbaglia chi definisce i mutamenti come distruzione e morte Nihil eorum Quae sunt interitus sed mutationes: Decepti Homines interitum nominant
IX. Intorno alla conoscenza intellettiva e alla sensazione
X. Discorso di Ermete Trismegisto: la chiave Mercurii Trismegisti clavis ad Tatium
XI. L’intelletto a Ermete Mens ad mercurium
XII. Discorso di Ermete Trismegisto a Tat sull’intelletto comune Mercurii ad Tatium de communi
XIII. Discorso segreto di Ermete Trismegisto al figlio Tat, sulla rigenerazione e sulla regola del silenzio Mercurii ad tatium Filium suum de generatione & impositione silentii
XIV. Lettera di Ermete ad Asclepio con l’augurio di essere saggio Mercurii ad Aesculapium
XV. Lettera di Ermete ad Asclepio
XVI. Definizioni di Asclepio sul re Ammone
XVII. Frammento di un discorso di Asclepio al re
XVIII. Encomio dei re
La colonna di destra contiene i titoli utilizzati da Ficino nella sua traduzione latina per i singoli trattati. Il titolo latino per i trattati dal XV al XVIII risulta mancante perché nelle attuali opere di Ficino sono contenuti solo quelli dal I al XIV.

Bibliografia
Edizioni
Ilaria Ramelli (a cura di), Corpus hermeticum, Milano, Bompiani, 2005, ISBN 88-45-23370-7.
Paolo Scarpi (a cura di), La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, I, Milano, Mondadori, 2009, ISBN 88-04-58352-5.
Paolo Scarpi (a cura di), La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, II, Milano, Mondadori, 2011, ISBN 88-04-60426-3.
Valeria Schiavone (a cura di), Corpus hermeticum, Milano, Mondadori, 2009, ISBN 88-17-12648-9.
Ermete Trismegisto Corpo ermetico e Asclepio’ SE edizioni, Milano, 2006
Studi
Baigent, Michael e Leigh, Richard L’elisir e la pietra, Milano, 1998
Caterina Marrone, I geroglifici fantastici di Athanasius Kircher, Viterbo: Stampa Alternativa & Graffiti, 2002, p. 160 ISBN 88-7226-653-X
André-Jean Festugière, La Révélation d’Hermès Trismégiste, Parigi, Les Belles Lettres, 1944-1954 (4 volumi) ; nuova edizione in un volume, Parigi, Les Belles Lettres, 2006, 1700 p.

.:.

NOTE VARIE

L’alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che si espresse attraverso il linguaggio di svariate discipline come la chimica, la fisica, l’astrologia, la metallurgia e la medicina lasciando numerose tracce nella storia dell’arte. Il pensiero alchemico è altresì considerato da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico.

Diversi sono i grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l’onniscienza, ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi della scienza; creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, generare e prolungare indefinitamente la vita; la trasmutazione delle sostanze e dei metalli, la ricerca della pietra filosofale.

Oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, l’alchimia implicava un’esperienza di crescita o meglio un processo di liberazione spirituale dell’operatore. In quest’ottica la scienza alchemica viene a rappresentare una conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, nel senso che i processi e i simboli alchemici, oltre al significato materiale, relativo alla trasformazione fisica, possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale.

Il termine alchimia deriva dall’arabo al-khīmiyya o al-khīmiyya (الكيمياء o الخيمياء), composto dell’articolo determinativo al- e della parola kīmiyya che significa “chimica” e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “allegare”, ecc. (da khumatos, “che è stato colato, un lingotto”). Un’altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa “l’arte egizia”, dato che gli antichi Egizi chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico. Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa “succo per fare l’oro”.

Il declino dell’alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto di materialismo; l’avvio del metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale.

Fonte: Wikipedia

.:.

Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo. La lista del dominio dei corpi celesti sui metalli è la seguente:

Il Sole governa l’Oro
La Luna è connessa con l’Argento
Mercurio, Mercurio
Venere, Rame
Marte, Ferro
Giove, Stagno
Saturno, Piombo
Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l’anatomia umana e le sette viscere dell’uomo.

Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. I tre principali stadi attraverso i quali la materia si trasformava, la nigredo, l’albedo e la rubedo erano rispettivamente simboleggiati dal corvo, dal cigno e dalla fenice.

Quest’ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio del “nulla si crea e nulla si distrugge”, tema centrale della speculazione alchimistica.

Inoltre, era sempre la fenice a deporre l’uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare.

Anche il serpente ouroboros, che si mangia la coda, ricorre spesso nelle raffigurazioni delle opere alchemiche, in quanto simbolo della ciclicità del tempo e del “Uno il Tutto” (“En to Pan”).

Fonte: http://esoterismo.myblog.it/2008/11/23/alchimia/

.:.
Il pensiero filosofico dell’Umanesimo che continuerà poi nel Rinascimento, ha avuto in Marsilio Ficino (Figline Valdarno 1433-Careggi 1499), il suo teorizzatore più colto ed organico. Quando, quattro secoli dopo,Vincenzo Gioberti parlò del “Primato Civile e Morale degli Italiani,” se guardiamo a questo esimio pensatore, e non solo a lui,potremmo dire che aveva ragione. Presento ,sotto, Marsilio in un ritratto eseguito da Leonardo da Vinci.marsilio ficinoMarsilio, studiò la lingua latina e la lingua greca, divenendo esperto di entrambe. I suoi interessi filosofici lo spinsero a studiare i pensatori dell’antichità e in particolare il “Corpus Ermeticum” che il monaco Leonardo da Pistoia aveva trovato in un viaggio in Macedonia.ermete Questo testo, vicino alla magia egizia e al sapere alchemico, attribuito al sommo Ermete Trimegisto, tre volte grande, venne tradotto in latino da Marsilio per ordine di Cosimo de Medici, che gli regalò una villa a Carreggi, perché potesse lavorare tranquillamente.Qui si radunarono i dotti di Firenze e nacque l’Accademia platonica. Sotto, Cosimo de’ Medici.cosimo de mediciA Carreggi, Marsilio tradusse i dialoghi di Platone in latino, questa mirabile e vasta opera dell’ingegno umano, che è stata conservata con amore nei secoli. In essi,Platone tratta in forma di dialogo, botta e risposta, i grandi temi dell’immortalità dell’anima nel Fedone (Morte di Socrate, quadro di J.L David)…Fonte: https://nonnananna.wordpress.com/tag/cosimo-de-medici/

.:.

ALCHIMIA E MASSONERIA
«Che esista un legame con il simbolismo della scienza alchemica, il figlio della dottrina non può non notarlo sin dal suo ingresso nel Gabinetto di Riflessione. Il nero delle pareti della cameretta, il Testamento che il candidato deve compilare, l’atteggiamento del Maestro Esperto, sono tutti chiari segni di una morte, in qualche modo utile e benefica, che deve evidentemente precedere qualunque altra operazione. L’alchimista operativo sa che questo primo e fondamentale evento della Grande Opera fisica è il momento della putrefactio, della prima morte della materia, per l’ottenimento al termine dell’operazione, se questa è stata condotta con saggezza e prudenza, di quel nero più nero del nero – nigrum nigro nigrius – primo dono dello spirito e prima tanto attesa conferma che la preparazione fu canonica, il tempo e luogo scelti correttamente, e la teoria ben compresa. Riferendosi a questo risultato straordinario e fondamentale, che conduce l’artista a superare il primo gradino della Scala dei Saggi e gli assicura col possesso della materia prima il successo dei lavori successivi, Iside nella Pupilla del Mondo dice con fierezza: Ascolta Horo figlio mio, perché qui tu senti la dottrina segreta che il mio avo Kamephis apprese da Hermes… poi io da Hermes… quando egli mi onorò col dono del Nero perfetto. Senza questa separazione del nero nerissimo dal bianco splendente, del Cielo dalla Terra, che secondo gli antichi Maestri rappresenta la fine del primo giorno nella loro piccola genesi, l’Opera non può proseguire. Essa infatti non avrebbe ricevuto dall’alto quel sigillo che assicura l’ingresso in un mondo fenomenico più elevato di quello comune. Diventa perciò occasione di stupita meditazione per il filosofo il nome di questa cameretta oscura, poiché egli sa che è proprio il fenomeno della riflessione del segno spirituale, che il bianco riproduce come uno specchio – speculum artis – ad assicurargli l’esecuzione del resto dell’Opera: Che si farà facilmente se Saturno avrà visto la propria immagine nello Specchio di Marte. Questa verifica, che si fa in loggia simbolicamente mettendo ai voti il testamento del candidato, l’operatore la farà positivamente dopo aver assestato col martello il sapiente colpo che compie la separazione del nero caput dal bianchissimo corpo, cioè dopo che avrà compiuto quella decapitazione che il segno di Apprendista vuole ricordare come atto principale di questo grado.» (Fonti: https://kojinnomichi.wordpress.com/2011/08/14/alchimia-e-massoneria/) (https://www.riflessioni.it/alchimia/grande-opera-rituale-iniziazione-massonica-2.htm)

—-

AGGIORNAMENTO del 6 Dicembre 2017 (1)
Il nostro studio sulla alchemia in Toscana parte nel 2008. Di seguito gli argomenti raccolti che abbiamo archiviato, perché ci sono sanguisughe umane che copiano senza mai citare le fonti, gratificare il lavoro altrui, dare merito a chi si dedica ad argomenti utili per i propri utenti:

Il pensiero Alchemico di Francesco I De Medici,
I segreti di Cosimo I De Medici,
Toscana Alchemica,
Alchemia a Firenze e limitrofi,
I libri alchemici,
Misteri alchemici,
Dottrina Ermetica,
Marsilio Ficino e il Platonismo,
Alchimia, astrologia e magia alla corte dei Medici,
Simboli e segreti nel giardino della Villa di Careggi,
Lorenzo il Magnifico e la Villa di Poggio a Caiano (Simboli e misteri),
Boboli, il giardino alchemico,
Cenni sulla simbologia alchemico-kabalistico al Parco di Pratolino.

.^.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.