Veneto (Bibano) Chiesa di San Bartolomeo

Veneto (Bibano) Chiesa di San Bartolomeo

Le origini di questo oratorio campestre, il quale si trova a Bibano, una frazione del comune di Godega di Sant’Urbano, in provincia di Treviso, non sono note. L’intitolazione all’apostolo Bartolomeo lascia però supporre un’origine molto antica. Le modalità di costruzione dell’edificio tuttora esistente lo assegnano al secolo XII. Il più antico documento finora conosciuto che lo cita è un atto del 29.7.1375. In esso si dice che in quell’anno la chiesetta è di proprietà di frate Gregorio dell’Ordine Gerosolimitano, rettore (gubernator mansionis) di San Nicolò di Monticella, nei pressi di Conegliano. Fra Gregorio, in qualità di titolare del beneficio, affitta per i quattro anni seguenti le rendite della chiesa di San Bartolomeo a pre Pinellus (o Picellus), rettore della chiesa di San Martino di Bibano. Da questo documento deduciamo che l’oratorio gode di rendite proprie, che ha un solo altare e che riceve diverse offerte da parte dei fedeli. Dal 1511 l’oratorio passa a Gabriele Garzoni che, come nuovo “commendatore” dell’Ordine Gerosolimitano, ne diventa il proprietario. Nel 1561, il Garzoni non avendo eredi maschi, rinuncia al beneficio ecclesiastico in favore del nipote Alvise Lippomano, cavaliere di Malta. Questi dal 1600 inizia un processo di acquisto di numerosi terreni e case nel territorio bibanese, processo che sarà continuato dal figlio Francesco. Gli acquisti sono di volta in volta modesti (tra un quarto di ettaro e un ettaro) ma lasciano intendere un preciso disegno di costituzione di un’unica ampia proprietà, estesa tra Bibano di Sotto e Salvatoronda. Questi beni rimaranno a lungo di loro proprietà e sicuramente fino al 1810. Come lasciano intuire le relazioni delle visite pastorali, tra il 1818 e il 1826 la chiesa passa dalle mani dei Lippomano a quelle della comunità bibanese, che da allora in avanti si farà carico del suo restauro e della sua manutenzione, operazioni che si sono succedute spesso nel corso dei secoli e che non hanno mai avuto duraturi effetti se, in più occasioni, i vescovi che lo hanno visitato lo han trovato “malamente tenuto”. Da una relazione pastorale del 1662 veniamo a conoscere che in passato in esso si celebrava pubblicamente in due precise date, il 2 giugno, giorno della dedicazione, e il 24 agosto , memoria del santo titolare.
L’edificio ha pianta irregolare (simile a due rettangoli accostati). È lungo all’incirca 13 metri e mezzo e largo tra i 4 e i 5 metri e mezzo. Il primo spazio rettangolare, più ampio (5,5×7 metri), è occupato attualmente da banchi e sedie ed è riservato ai fedeli.L’altro spazio, più piccolo, funge da presbiterio ed ospita l’unico altare, lapideo, alto 110 cm, largo 103 e lungo 175. I lati a ovest e a sud dell’altare sono coperti da un rivestimento in legno dipinto, mentre sul lato a nord è incisa sulla malta un’iscrizione relativa a un restauro del 1756, su mandato di Giovanni Maria Nardi, agente di Ca’ Lippomano. Sono citati maestro Antonio Polese, muratore di Santa Lucia; Leonardo Masier, falegname di Santa Lucia; Domenico Scottà, manovale di Monticella; Angelo Sandre, campaner e Girolamo Busetto, munaro assistente. All’edificio si accede da una porta centrale, posta nel lato a ovest e da una secondaria, posta a mezzogiorno. Sui battenti della porta principale sono ancora visibili due antiche formelle in legno raffiguranti un pellicano che nutre tre piccoli. Una volta entrati, sulla destra ci si imbatte in una cinquecentesca pila per l’acqua santa in pietra, del diametro di 48 cm posta su uno zoccolo anch’esso in pietra. Il pavimento è coperto da lastre irregolari di pietra bianca che coprono un più antico pavimento, di cui è possibile vedere qualche tratto. Il tetto è a capanna ed è sostenuto da cinque capriate in legno. L’edificio prende luce da cinque finestre irregolari, ognuna delle quali presenta dimensioni e distanza dal pavimento sue proprie. Sulla parete di fondo del presbiterio, posta a est, è collocata una pala d’altare settecentesca dello Zampini che ritrae san Bartolomeo in piedi con in mano un coltello (strumento del suo martirio) e un libro (simbolo della dignità di apostolo). La tela è stata restaurata nel 1997 da Saviano Bellè. Sul lato nord del presbiterio spicca un pregevole affresco cinquecentesco, non ancora attribuito, che raffigura da sinistra a destra: san Sebastiano, san Bartolomeo, la Madonna in trono con il bambino Gesù, san Pietro e san Rocco.

Fonte testo: Wikipedia
Fonte foto: Polesel

Lascia un commento