Virtù Naturali e Virtù Cristiane

L’uomo è un animale razionale e libero, che può dominare con la ragione e la volontà la sensibilità, ossia le passioni e gli istinti e indirizzarli al bene, senza distruggerli, ma senza neppure divenirne schiavo. L’intelligenza illuminata dalla fede e la volontà soprannaturalizzata dalla carità dirigono, così, le passioni senza che esse dirigano noi. Di fronte e durante le aridità, le attese, le apparenti sconfitte e i “silenzi di Dio” è la fede e la speranza animate dalla carità che devono mantenerci nella ferma determinazione di fare il bene e fuggire il male, costi quel che costi.“Quando si va in montagna bisogna partire con un passo da vecchio per arrivare con un passo da giovanotto”. Bisogna costruire poco alla volta ma continuamente e non a scatti, sulla costanza, sulla pazienza, sulla riflessione, sullo studio e soprattutto sull’ascesi e sulla meditazione o colloquio quotidiano dell’animo con Dio. Altrimenti se le cose volgono al peggio, come successe per i cristiani dei primi tre secoli, di fronte ai leoni si fugge e si rinnega il proprio ideale. Chi non ha convincimenti e fede soprannaturale di fronte allo scacco naturale non ha nulla per cui combattere e si abbatte.

Garcia Moreno scalava montagne pericolose per poter affrontare la paura del nemico con maggior fermezza. La natura è presupposta dalla grazia e quindi anch’essa va educata, l’uomo è fatto di anima e di corpo e entrambi vanno coltivati, ma al fondo delle arti marziali o fisiche ci deve essere la fede e la preghiera, che è “il respiro dell’anima”. È la fede che ha fatto vincere i cristiani a Lepanto, a Vienna, all’Alcazàr di Toledo, naturalmente adiuvata dalle armi e da buoni eserciti. È la fede che ha dato la vittoria al pastorello Davide contro il gigante Golia, alla fanciulla Giovanna d’Arco contro l’esercito inglese e al colonnello Moscardo quando i rossi avevano rapito suo figlio e gli chiedevano la resa in cambio della sua salvezza. Il colonnello Moscardo rispose al figlio che gli era stato passato telefonicamente per commuoverlo e spingerlo alla resa: “figlio mio, preparati ad una santa morte. Viva la Spagna e viva Cristo re!”, il figlio gli rispose “viva Cristo re!” e, quando giunse il generale Francisco Franco a liberare gli assediati dell’Alcazàr, Moscardo sull’attenti lo salutò militarmente e gli disse: “generale, nulla di nuovo all’Alcazàr!”.

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