Zoroastro Da Peretola

«Zoroastro hebbe nome Tommaso Masini da Peretola presso di Firenze un miglio. Fu figliuolo d’on ortolano, ma diceva esser figliuolo di Bernardo Rucellai cognato del Magnifico Lorenzo. Si mise poi con Lionardo Vinci, il qual gli fece una veste di gallozzole, onde fu per un gran tempo nominato il Gallozzolo. Andò Lionardo a Milano, et seco andò Zoroastro, et ivi fu chiamato l’indovino facendo professione d’arte Magica.

Venne poi a Roma, ove s’accomodò con Giovanni Rucellai Castellan di Sant’Agnolo, et poi col Viseo Ambasciador di Portugallo, il qual fu poi creato Cardinale, et finalmente con Ridolfi, ove fu cognominato Zoroastro. Dilettossi sopra modo di miniere. Approvava l’opinione de Demetrio di cangiarsi i nomi per i vani storpiamenti che pativa in contado dalla gente rozza nel suo nome, chi chiamandolo Chialabastro,e chi Alabastro, di che forte s’adirava. Finalmente si morì, et fu posto in Santa Agata fra il Tressino, et il Signor Giovanni Lascari. Nella sua sepultura sta un Angelo con un par di tanaglie et con un martello, et batte un ossame d’un busto d’huomo morto, dinotando la fede, che egli haveva nella risurrezione. Non harebbe ucciso una pulcia per gran cosa, si volea vestir di lino per non portar addosso cosa morticcia.»

Non si conosce molto sulla sua vita, se non che era nato nel borgo di Peretola e che era figlio di un ortolano, anche se affermava di essere il figlio illegittimo di un nobile; in effetti alcuni lo avrebbero identificato con Tommaso Masini, figlio naturale di Bernardo Rucellai. Si sa tuttavia che nell’anno 1482 il Masini, con Atalante Migliorotti (un musico, che in seguito avrebbe operato presso la corte di Isabella d’Este), uscito da Firenze in compagnia di Leonardo Da Vinci, con il quale aveva stretto amicizia e lo scortò nel viaggio che li condusse tutti e tre presso la corte sforzesca di Milano, ove Zoroastro fu impiegato come meccanico e “mago”.

Nel 1505 Tommaso era di nuovo a Firenze con Leonardo, come preparatore dei colori per l’affresco “La battaglia di Anghiari”, e in quegli anni Masini avrebbe collaudato la “macchina per volare” ideata da Leonardo. Egli avrebbe accettato di lanciarsi dal Monte Ceceri, presso Fiesole, con l’attrezzo ideato da Leonardo. La macchina avrebbe planato per 1000 metri prima di atterrare bruscamente in località Camerata. Il “pilota” Masini riportò una frattura alle gambe. Questo sarebbe stato il primo esperimento di volo ad essere stato documentato (dallo stesso Leonardo) nel Codice sul volo degli uccelli.

Altri scrittori raccontano che Tommaso Masini fosse vegetariano (e abbia trasmesso a Leonardo questa caratteristica) e che si dilettasse di scienze occulte. Non si hanno ulteriori informazioni, salvo che fu ancora a Firenze intorno al 1530 e che morì a Roma, sembra per colera.

Una descrizione è fornita da Scipione Ammirato in uno dei suoi Ritratti.

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