[Firenze] Alcune leggende sulla Cattedrale del Duomo

Nel lato nord della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, avete sicuramente notato il leone scolpito al fianco della porta simmetricamente opposta a quella del Campanile. Conoscete la leggenda popolare legata a questa statua? “Come nella via del Cocomero fu un cittadino che sognò che un leone gli mordeva la mano, e che si moriva; e tornògli vero.”

Con queste parole Giovanni Cavalcanti, nelle sue Istorie fiorentine, racconta di un aneddoto legato alla Porta della Balla o dei Cornacchini, edificata verso la fine del Trecento e decorata in tutta la sua altezza di vivaci tarsie. A sostegno delle due colonne tortili che incorniciano l’ingresso, troviamo un leone con putto alato e una leonessa con cuccioli.

Lo storico narra che ai primi del Quattrocento, un certo Anselmo, abitante in Via del Cocomero (oggi Via Ricasoli) proprio di fronte alle case della famiglia Cornacchini, fosse ossessionato da un sogno ricorrente in cui veniva sbranato da un leone, identico a quello scolpito sulla porta del Duomo, davanti al quale passava tutti i giorni per recarsi a lavoro. Per esorcizzare questa paura, Anselmo decise un giorno di sfidare la belva decorativa mettendole la propria mano nella bocca. Sfortunatamente uno scorpione velenoso annidato nella fauci della statua, lo punse ad un dito e il malcapitato morì nel giro di ventiquattr’ore facendo così avverare il sogno premonitore! (Fonte testo)

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I monumenti di Piazza Duomo nascondono molti dettagli spesso invisibili ad una prima occhiata. Un esempio è rappresentato dal doccione marmoreo raffigurante una grossa testa di bue, con tanto di corna, che è possibile scorgere guardando in alto sul fianco sinistro del Duomo fra Via Ricasoli e Via dei Servi.

Ma cosa ci fa una testa di toro tra le statue che adornano il Duomo di Firenze?

Pare che in passato esistesse l’usanza di dedicare sculture agli animali per riconoscerne il sacrificio impiegato durante la costruzione delle opere d’arte tanto che tra le decorazioni marmoree del duomo fiorentino troviamo altri doccioni antropomorfici o dalle sembianze ferine. Secondo la tradizione, quindi la statua potrebbe rientrare tra gli omaggi dei costruttori ai vari animali da traino impiegati per trasportare i materiali necessari per la realizzazione della Cattedrale.

Esiste però un’altra versione più curiosa e goliardica: la leggenda di un tradimento e dell’originale vendetta dell’amante.

La tradizione popolare vuole che intorno al 1400, quando la costruzione della Cattedrale era giunta a tale altezza, in una casa di Via Ricasoli abitasse un sarto gelosissimo della moglie la quale, a detta di molti, intratteneva una relazione con un capomastro dell’Opera del Duomo. Scoperto l’adulterio, il sarto denunciò sia la moglie che il suo amante al Tribunale Ecclesiastico.

La leggenda narra che fosse proprio il capomastro a porre la testa del bovino rivolta verso le finestre del sarto geloso per ricordargli ogni giorno la sua condizione di marito tradito. Ancora oggi, a distanza di secoli, la statua rappresenta la testimonianza del tradimento subito, ma il sarto se ne sarà accorto? (Fonte testo)