[Firenze] Il Ninfeo del Giovannozzi

Il Ninfeo del Giovannozzi, chiamata anche Ninfeo Niccolini o Bandini, è una fontana monumentale coperta all’interno di una grotta artificiale privata, elemento di spicco nell’antico giardino della Villa del Bandino, di proprietà dal 1941 della famiglia Masini, mentre in una parte, vi è la sede della Biblioteca Comunale. I Marchesi Niccolini, fecero costruire nel vecchio giardino “segreto” (cioè murato) dei Bandini, una nuova fontana a loggia o “trogolone” al posto di quella voluta negli anni precedenti da Alamanno Bandini.

La nuova Grotta, venne dunque costruita nel 1745 da Giuseppe Menabuoi. La statua di Alfeo e Aretusa non fu riposizionata sul basamento all’interno della nuova Grotta ma fu spostata in giardino per far posto ad una nuova scultura di Venere e Adone, opera sparita o trafugata durante gli anni della Prima Guerra Mondiale.

La statua di Alfeo e Aretusa era stata posta al termine di una fontana con il condotto di acqua sorgente, i cui diritti di sfruttamento erano stati acquistati in quegli anni dagli Alberti.

Nel 1746 lo scultore e pittore Giuseppe Giovannozzi con il figlio ed un manovale la decorarono con varie conchiglie marine, mentre il soffitto venne affrescato da Gaspero Puccinelli nel 1791. Lo stemma al centro della facciata è relativo a Lorenzo Niccolini.

I Niccolini ne ebbero la proprietà fino al 1830, quando vendettero la villa ormai disabitata a due famiglie: i Biagini e i Consiglio. Poco dopo, nel 1863, il Principe Andrea Corsini, vendette solo un quarto della villa al Comune di Bagno a Ripoli, il quale vi trasferì una scuola educativa per fanciulli.

Nel 1941, la Grotta e tutto il giardino segreto venne acquistato dalla famiglia di giardinieri e fiorai Masini, tutt’oggi ancora proprietari del resto della villa. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Grotta subì vari bombardamenti al tetto.

La Grotta si ispira alla moda manierista-barocca dei ninfei, iniziata dalla Grotta del Buontalenti a Boboli. Attraverso una facciata a loggia ornata di mosaici colorati, si accede all’interno tramite una triplice apertura ad arco, di grande effetto teatrale.

Il grande vano interno ha la volta completamente affrescata con un finto cielo attraversato da vari uccellini, che si staglia su fronde a imitazione degli alberi che un tempo si dovevano trovare tutt’intorno.

L’illuminazione è garantita, oltre che dalle aperture d’ingresso, da un ampio oculo al centro della parete posteriore.

Fonte: Wikipedia