A volte le trattorie erano annesse alle locande e ai caffè, per offrire ai viaggiatori un servizio completo a buon mercato. Sotto la locanda dello Scudo di Francia in piazza S. Firenze fu aperto nel 1815 un caffè frequentato non solo dai clienti della locanda. Nel 1848 il gestore chiese l’appalto per la fornitura degli alloggi ai militari, solitamente riservato alla locanda della Fontana. Spesso le locande erano gestite da donne, magari vedove con figli a carico: nel 1790 ad esempio la vedova Rossi chiese di far sostare i carri e i barrocci dei suoi clienti in piazza di S. Elisabetta. Alcune locande erano assai dignitose e frequentate dagli stranieri.

Ricordiamo quella Lambert sul Lungarno, dove nel 1827, per non disturbare il soggiorno della contessa Schonwalost ammalata, fu gettata della rena per attutire il rumore delle carrozze che passavano; quella dell’Aquila Nera al n. 4008 in Borgo Ognissanti o quella dell’Aquila d’Oro in Borgo SS. Apostoli.

Niente in contrario per il conduttore della locanda delle Chiavi d’oro in via del Leone che un ambulante sostasse lì davanti. Una famosa locanda in periferia era quella fuori porta S. Gallo, «in quella località facente parte del passeggio attorno al Parter».

Difficili i rapporti tra Comunità e locandieri, che spesso trasgredivano le leggi o avevano clienti poco educati, come quelli della locanda Il nome di Gesù, che nel 1849 gettavano gli escrementi dalle finestre, compromettendo «la pubblica salute e quella conveniente decenza che sono in diritto di pretendere gli abitanti limitrofi».

Davanti alla locanda di Madame Mombert in via delle Terme sostavano le carrozze dei clienti: oltre a «essere pregiudicievole al transito», era pericoloso per i possibili incidenti se i cavalli si fossero imbizzarriti; del resto, molto spesso le stalle e rimesse delle locande erano troppo piccole per tutte le carrozze.

Fonte testo

Fonte foto