Firenze, Smog e Ciclisti: Non so voi, ma io non ce la faccio piu’

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Il 25 Marzo le scuole erano chiuse e abitualmente si dice che il traffico privato diminuisce, e quindi anche l’inquinamento dell’aria. Abitualmente. Ma ieri, cosi’ come tanti giorni era tutt’altro che cosi’.
Racconto solo una mia piccola esperienza, da ciclista costretto a muoversi in totale assenza di piste ciclabili, se non quelle per fare bella figura quando qualche amministratore ha da farsi fare qualche fotografia.

Ore 16,30. Partenza da piazza San Marco per portare mia figlia a lezioni di lingua in via della Scala. Via XXVII Aprile, via Nazionale, Stazione Smn, via della Scala fino all’angolo con via Orti Oricellari. Tempo di percorrenza -in bici singola con sellino e bimba dietro- 25 minuti (venticinque minuti).

Gimcana tra macchine in fila ovunque a partire da piazza Indipendenza fino a destinazione (spesso l’alternativa, a non stare in fila come fossi un’auto e beccarmi tutti i gas di scarico presenti nell’aria, era il minuscolo marciapiede).

Semafori come inesistenti perche’ il flusso di macchine era continuo anche negli incroci, con le relative e deducibili difficolta’ per chi ci si immetteva.

Ore 17,30, vado a riprendere figliola. Situazione identica con maggiore imbottigliamento soprattutto in piazza Stazione.

Ritorno verso piazza San Marco. Tagliando, contromano e sui marciapiedi in San Lorenzo, si e’ evitato un po’ del tutto.
Arrivo in ufficio con bimba stravolta e il mio collega: “Vincenzo, che ti e’ successo, hai le labbra viola e screpolate e sembri uscito da un tunnel della paura di qualche parco giochi”.

Ero solo andato in bicicletta come sopra descritto.

La bimba e’ piu’ giovane di me quindi piu’ resistente, ma io stavo per cedere da dolori e stravolgimento, piu’ che altro dalla rabbia e dal mio solito “possibile che quanti ci amministrano non si rendano conto di queste cose”.

Il mio amico medico che ho incontrato mezzora dopo, mi ha confermato che ero in quelle condizioni per un mix fisico e psicosomatico.

Sono io malato? Certo, non sono un giovincello, ma sono solo andato in bicicletta come faccio tutti i giorni portandomi la figliola sul seggiolino posteriore.

Non so voi, ma io non ce la faccio piu”.

Vincenzo – ADUC